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Salute, Pozzilli (Ucbm Roma): "Tiroidite Hashimoto più frequente tra le donne"

Al via la Settimana Mondiale della Tiroide. Obiettivo, ricordare l'importanza degli stili di vita e della prevenzione. Un neonato su 3 mila nasce con una forma di malattia. Le donne più soggette

21 maggio 2019

ROMA - Al via la Settimana Mondiale della Tiroide. Il tema scelto per questa edizione, patrocinata dal ministero della Salute e dall'Istituto Superiore di sanità, è "Amo la mia tiroide... e faccio la cosa giusta" per ricordare l'importanza dell'appropriatezza degli stili di vita ma anche della diagnostica e delle nuove frontiere terapeutiche. Il principale obiettivo della Settimana è sensibilizzare la popolazione in merito ai problemi connessi alle malattie della tiroide e all'importanza della prevenzione: sono infatti oltre 6 milioni gli italiani che accusano un problema a questa ghiandola così fondamentale per il buon funzionamento di tutto il nostro corpo. La tiroide è una ghiandola piccola, ma di importanza vitale perché gli ormoni prodotti da questo organo regolano l'accrescimento e lo sviluppo del sistema nervoso nel bambino e più in generale, a qualsiasi età, agiscono sui sistemi cardiovascolare e osseo, sul metabolismo lipidico, glucidico e sul mantenimento dell'omeostasi energetica. Una riduzione del suo funzionamento nell'ipotiroidismo o un eccesso nel caso dell'ipertiroidismo provocano una alterazione di tutti questi processi cagionando diversi problemi.
 
La carenza di iodio, uno dei più gravi problemi di salute pubblica secondo stime dell'Organizzazione Mondiale della sanità, si traduce in diverse patologie, più o meno gravi a seconda dell'età e del sesso, come l'iper o l'ipoproduzione di ormone tiroideo da parte della ghiandola. Secondo le stime attuali, un neonato su 3mila nasce con una forma di malattia tiroidea. In età adulta, le donne sono molto più soggette alle malattie tiroidee rispetto agli uomini tanto che una donna ha il 20% di possibilità di sviluppare problemi alla tiroide nel corso della sua vita.
 
Ma qual è la patologia più frequente a carico della tiroide di cui si parla molto? A rispondere è il professor Paolo Pozzilli dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. "La tiroidite di Hashimoto è sicuramente la patologia più frequente nel sesso femminile. Molti pazienti vengono già con una diagnosi posta molto spesso dal medico di medicina generale sulla base di auto-anticorpi contro la tiroide. Il paziente si reca dallo specialista per capire di più e mettere a punto la terapia più adatta. Questa patologia però non è facilmente diagnosticabile perché i sintomi, in fase iniziale, sono modesti e si accompagnano ad una astenia e anche ad un aumento di peso. Visto che le donne sono il sesso più colpito, l'aumento di peso è sicuramente il sintomo principale che spinge le pazienti a recarsi dal medico. La tiroidite di Hashimoto può essere anche accompagnata da una fase di remissione, cioè in un momento in cui la tiroidite è più o meno manifesta, ma in ogni caso non c’è una sintomatologia di dolore alla tiroide. Si arriva alla diagnosi attraverso il dosaggio degli ormoni e del Tsh. Quest'ultimo è un ormone prodotto dalla ipofisi e che aumenta anche quando ci si trova davanti ad un caso di pre-tiroidismo che diventa tiroidismo quando la tiroidite di Hashimoto è in fase avanzata. A questo punto la diagnosi è ben definita e la terapia consiste nella somministrazione dell'ormone tiroideo, solitamente la mattina a digiuno prima di fare colazione. Molto spesso però il paziente tende a mangiare subito dopo aver ingerito la compressa, una attività quest'ultima che inficia l'assorbimento stesso dell'ormone. I nuovi preparati consentono di poter mangiare in modo più ravvicinato all'assunzione del farmaco ed è sempre raccomandato aspettare mezz'ora dopo aver consumato il pasto. Nonostante i trattamenti, la tiroidite di Hashimoto può continuare a manifestarsi per alcuni anni anche con delle remissioni. In casi di sintomatologia dubbia correlato ad un aumento di peso, a pelle secca, alla caduta di capelli soprattutto nel sesso femminile lo specialista potrebbe essere chiamato ad indagare su una presunta diagnosi di tiroidite di Hashimoto attraverso il 'dosaggio’ degli ormoni per la tiroide e gli anticorpi della tiroide".
 
"La tiroide- ha aggiunto- come altri organi può essere colpita da tumori. In questo senso la tecnologia viene in soccorso tanto che oggi lo specialista dispone di una capacità diagnostica molto più avanzata rispetto al passato. Infatti i tumori tiroidei, se diagnosticati in una fase precoce, possono essere rimossi preservando però la tiroide sana. Più la diagnosi è precoce maggiori possibilità di vita avrà il paziente. A tal proposito l'Università Campus Bio-Medico di recente, grazie ad un finanziamento erogato dal ministero della Salute, sta testando la tecnica 'Raman', un progetto diretto dalla professoressa Anna Crescenzi che- ha concluso Pozzilli- si dimostrerà una delle tecniche più avanzate per una diagnosi precoce del tumore della tiroide".

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