SuperAbile






In Salute e ricerca

Notizie


Invecchiare a casa propria: a rischio il futuro dell'assistenza domiciliare?

Cresce la longevità della popolazione, le donne sono più coinvolte nel mercato del lavoro, aumentano gli anziani bisognosi di cura ma diminuiscono i caregiver familiari. Le criticità maggiori al Sud. I risultati della ricerca di Auser e Spi-Cgil presentata a Roma

10 maggio 2019

CARPI (Modena) – La domiciliarità sarà in grado di far fronte alla longevità della popolazione, al crescente bisogno di cura, a un maggiore coinvolgimento delle donne nel mercato del lavoro e alla diminuzione dei caregiver familiari? È la domanda alla base della ricerca “Il diritto di invecchiare a casa propria. Problemi e prospettive della domiciliarità” realizzata da Auser e Spi-Cgil presentata alla Conferenza nazionale di organizzazione dell'Auser in corso a Roma durante la quale sono stati analizzati i dati di Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania e Sicilia. Dai risultati emerge che le criticità future della domiciliarità con la crescita del numero degli anziani bisognosi di cure e la diminuzione dei caregiver familiari si confermano in tutte le regioni, con situazioni più critiche al Sud. In tutte e cinque le regioni si sottolinea la difficoltà di rinnovo del caregiver.
 
Nel 2065 in Toscana e Sicilia le donne saranno quanto gli uomini e in Lombardia gli uomini saranno più delle donne. Altro dato è che in tutte le regioni al crescere delle limitazioni funzionali si riduce il riconoscimento delle indennità di accompagnamento e sono carenti i posti nelle Rsa. A fronte di una media Ocse di 30-60 posti ogni mille anziani, in Italia si raggiungono i 30 solo in Emilia-Romagna, mentre in Sicilia sono solo 5,5. Inadeguate le risorse per l'assistenza socio-sanitaria e fortemente squilibrata fra Nord e Sud: la spesa media di 96 euro pro capite oscilla dai 45 in Sicilia ai 113 in Toscana. In Sicilia tra il 2011 e il 2017 sono diminuite le colf (-17,2%) e sono cresciute le badanti (+58%), soprattutto italiane. Altra criticità riguarda le abitazioni, in gran parte prive di ascensore.“Questi dati sono di stimolo per la promozione di un dibattito politico sui temi della domiciliarità attualmente del tutto assente – ha detto il ricercatore Claudio Falasca – È invece assolutamente prioritario interrogarsi su come e quanto la domiciliarità sarà in grado di corrispondere al crescente invecchiamento della popolazione nel nostro Paese”.
 
La ricerca di Auser e Spi-Cgil di cui si parlerà anche l'11 maggio a Carpi in occasione del Caregiver Day, mette in evidenza le criticità che potrebbero compromettere il futuro dell'assistenza domiciliare. “Un'evenienza assolutamente da evitare, tenuto conto delle gravi conseguenze che essa produrrebbe su milioni di famiglie e di persone anziane che si affidano, per scelta o per necessità, a questa forma di assistenza”. Tra le criticità che mettono a rischio il sistema dell'assistenza domiciliare, la ricerca evidenzia in primis l'aumento della popolazione urbana e anziana. Nel 2014 le persone che vivono in contesti urbani hanno superato quelle che vivono in ambiente rurale: sono il 54% della popolazione mondiale (3,9 miliardi), entro il 2050 saranno i due terzi. “Un cambiamento di grandissima portata che avrà conseguenze pesanti sulle politiche di welfare e sull'ambiente”. In crescita anche la popolazione anziana: si prevede che in Italia nel 2045 le persone over 65 saranno un terzo della popolazione. Tra questi aumentano gli anziani con limitazioni funzionali. Altro elemento è dato dalle trasformazioni della famiglia: rispetto agli anni Novanta, sono cresciuti i nuclei formati da una sola persona, mentre sono diminuite le coppie con figli. D'altro canto, sono aumentati i nuclei monogenitoriali e le coppie senza figli. Le donne sono sempre più coinvolte nel mercato del lavoro: oggi il tasso di occupazione femminile in Italia è il 48,1%, ma la media europea è il 61,5% e “si comprende come il lavoro di cura in ambito familiare sia destinato a perdere il contributo di circa 2,5 milioni di donne”.
 
Altri elementi da considerare solo il rischio impoverimento delle famiglie in cui c'è una persona anziana non autosufficiente, la precarizzazione del mercato del lavoro e le basse pensioni di domani che rendono incerta l'assistenza per i futuri non autosufficienti, l'inadeguatezza dei servizi per la domiciliarità “di cui beneficia un numero molto basso di anziani nei diversi livelli di non autosufficienza e con forti differenze regionali”, l'insostenibilità dell'attuale lavoro informale di cura, “i cui costi gravano quasi interamente sui bilanci familiari”, le condizioni abitative degli anziani con case che spesso si rivelano “trappole in cui non sempre è garantita sicurezza e qualità”, la difficoltà di essere cittadini in “città che sono sempre più frullatori dei processi sociali, culturali, economici e territoriali che producono pesanti effetti sulla qualità della vita degli anziani”.
 
Tra le proposte, la domiciliarità come diritto della persona, costruire nel tempo la buona longevità, riconoscere il lavoro di cura familiare, costruire reti di servizi di prossimità, fare in modo che il lavoro di cura sia fonte di buona occupazione, qualificare la condizione abitativa, l'invecchiamento attivo come valore urbano generale. Ma servono un Piano nazionale per la non autosufficienza e maggiori risorse per la domiciliarità: “Garantire un flusso di risorse adeguato a dare risposte alla crescente domanda di servizi per la non autosufficienza e per l'invecchiamento attivo è l'unica prospettiva che consentirà di valorizzare la risorsa anziani e contrastare l'idea che la long term care possa essere ridotta sempre più a mera erogazione di singole prestazioni e sempre meno a prendersi carico complessivamente della persona. Non tenere conto di questa esigenza produrrà nel tempo un triplo danno: insicurezza per l'anziano, impoverimento per le famiglie, indebitamento pubblico”. (lp)

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati