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Svolta dell’Emilia-Romagna, la regione apre ai privati in sanità

L'Emilia-Romagna svolta e apre la porta ai privati in sanità, dando la possibilità anche agli istituti accreditati di ottenere il riconoscimento di Irccs. L'approvazione del progetto di legge della Giunta fissa alcuni nuovi paletti in materia di finanziamento, gestione e controllo delle aziende sanitarie e dei loro bilanci

11 luglio 2018

BOLOGNA - L'Emilia-Romagna svolta e apre la porta ai privati in sanità, dando la possibilità anche agli istituti accreditati di ottenere il riconoscimento di Irccs. Una possibilità oggi concessa solo all'istituto tumori di Meldola (Irst), a maggioranza pubblica con partecipazione di fondazioni bancarie e Istituto oncologico romagnolo. La sterzata arriva oggi in Assemblea legislativa, con l'approvazione di un progetto di legge della Giunta che fissa alcuni nuovi paletti in materia di finanziamento, gestione e controllo delle aziende sanitarie e dei loro bilanci. In aula, durante la discussione, approda anche un emendamento a firma Pd, che in sostanza rende possibile il riconoscimento di Irccs, per i quali sono previsti anche finanziamenti statali, oltre che regionali, anche agli istituti privati accreditati, andando a modificare una legge di 10 anni fa. Una possibilità oggi consentita solo all'Irst di Meldola. E in aula si infiamma lo scontro.
 
L'emendamento passa col voto a favore del Pd e della Lega, che in Regione si divide ancora una volta dal suo socio di Governo a Roma. I 5 stelle, infatti, votano contro, così come la sinistra, che volta le spalle ai dem, alleati di maggioranza. "Non è che non riconosciamo ai privati la possibilità di fare ricerca- afferma Silvia Prodi di Mdp- ma questo è un tema prettamente politico. Parliamo di fondi pubblici in sanità, non è la Lombardia il modello a cui dobbiamo ispirarci". Stessa linea per l'M5s. "Non ci sono ragioni evidenti per abbandonare il modello attuale- sostiene il 5 stelle Andrea Bertani- il pilastro è il pubblico, non serve questa apertura. Il privato faccia da solo, non si snaturi la scelta fatta dalla Regione a suo tempo".
 
Tra l'altro, attacca Bertani, "sembra esserci già un candidato: il Santa Maria Cecilia hospital di Cotignola. Capisco che siano vostri amici, ma perché non lo dite chiaramente?". Accuse a cui il segretario regionale Pd, Paolo Calvano, risponde con rabbia. "Si può essere contrari sul merito- alza la voce Calvano- ma non ci potete accusare di scarsa trasparenza: vi avevamo informato di questo emendamento". Il segretario dem sottolinea come nei mesi scorsi la Conferenza socio-sanitaria della Romagna abbia discusso e dato parere favorevole alla possibilità di riconoscere al Santa Maria Cecilia il titolo di Irccs. "Se il sistema di ricerca si allarga- sostiene Calvano- è un'opportunità in più. Ed è un bene se entriamo in competizione con altre Regioni. Se poi non vi va bene, cambiate la norma nazionale".
 
Il progetto di legge dovrebbe essere approvato nel pomeriggio in Assemblea legislativa, insieme a un ordine del giorno sempre a firma Pd che invita la Giunta Bonaccini a valutare il riconoscimento di Irccs ai privati, coinvolgendo aziende sanitarie ed enti locali. "Non diamo la patente di Irccs a Cotignola- afferma il dem Paolo Zoffoli, presidente della commissione sanità di viale Aldo Moro- ma diamo la possibilità all'istituto di attrezzarsi per chiedere il riconoscimento. Diamo un indirizzo politico forte, nell'interesse della sanità pubblica". In Romagna, sottolinea Zoffoli, "siamo scoperti sul fronte delle cure cardiologiche". Con il riconoscimento di Irccs al Santa Maria Cecilia, invece, "si potrebbe creare una rete insieme all'Ausl e all'Irst di Meldola, con una regia forte del pubblico. Non apriamo un fronte del privato contro il pubblico", assicura il consigliere regionale Pd.

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