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Irregolari e malati cronici: l'odissea dei migranti nel sistema sanitario lombardo

Nelle regione che si vanta per l'eccellenza della sua sanità non c'è posto per gli stranieri senza permesso di soggiorno. Da una ricerca del Naga tra i pazienti con asma, diabete, cardiopatie o epilessia, che si sono rivolti al loro ambulatorio di medici volontari, il 62% non ha mai ricevuto cure

12 aprile 2018

MILANO - Persone con una glicemia superiore a 200 mg quando un diabetico sotto controllo ha un valore medio tra 80 e 130 mg. Ipertesi che hanno "valori fuori controllo". Pazienti operati al cuore, che non hanno mai fatto visite di controllo dopo l'operazione. Ne vedono di tutti i colori i medici volontari del Naga, l'associazione milanese che assiste migranti senza permesso di soggiorno. Oggi il Naga ha presentato una ricerca che ha effettuato su un campione di 90 pazienti cronici che si sono rivolti al loro ambulatorio di via Zamenhof: asmatici, diabetici, epilettici e cardiopatici. "Persone che hanno bisogno di una cura costante e che avrebbero diritto ad essere seguiti dal Servizio sanitario nazionale", precisa Francesca Sabbatini, uno dei medici che ha curato la ricerca. Il testo unico sull'immigrazione prevede infatti che ogni migrante, anche quello senza permesso di soggiorno, possa accedere alle strutture sanitarie nel caso di necessità di cure urgenti o essenziali "ancorché continuative". Ebbene, il 62% degli intervistati non ha mai avuto contatti con il Servizio sanitario nazionale, mentre il 29% ha avuto almeno un accesso in ospedale ma senza follow up successivo e il 9% è stato seguito presso ambulatori pubblici solo fino alla perdita del lavoro o permesso di soggiorno o tessera sanitaria.
 
"Dalla nostra indagine emerge quindi la fotografia di una popolazione doppiamente svantaggiata: alla malattia cronica si aggiunge il disagio quotidiano dovuto alla mancata presa in carico della propria condizione patologica da parte del Sistema Sanitario Nazionale, con conseguenze negative sul decorso della patologia stessa -spiega Guglielmo Meregalli, medico e coordinatore della ricerca-. Il mancato accesso alle cure presso le strutture del Ssn e la totale delega al volontariato rappresentano gravi carenze perché non garantiscono il godimento del diritto fondamentale alle cure che potrebbe essere invece facilmente tutelato prevedendo, per esempio, l'iscrizione al SSN anche per i cittadini stranieri irregolari e la conseguente assegnazione di un medico di base". Ogni migrante irregolare ha diritto ad avere il Codice Stp (Straniero temporaneamente presente), ma in molti ospedali milanesi non viene rilasciato. Non solo. La Regione Lombardia non ha previsto che i medici di base possano seguire i migranti irregolari. Di conseguenza, se un iperteso sta male e va al pronto soccorso, viene sicuramente assistito al momento, ma poi non sa a chi rivolgersi per proseguire le cure. Quindi ammesso che l'ospedale gli rilasci il codice Stp, non sa poi cosa farsene, perché in Lombardia non è previsto che possa andare all'Azienda sanitaria per farsi assegnare un medico (cosa che avviene in altre regioni). Un guazzabuglio burocratico, che ovviamente scoraggia qualsiasi migrante irregolare.
 
I migranti con malattie croniche sono anche tra quelli più poveri. Il 70% degli intervistati abita infatti da amici o in alloggi con affitti in nero, l'11% è senza dimora e il 7% vive insediamenti informali. "Sono condizioni abitative non adatte per chi, per esempio, ha patologie come il diabete o cardiopatie -aggiunge Francesca Sabbatini-. Chi è in strada o in baracche non può per esempio tenere in frigo l'insulina". Il 63% del campione della ricerca è disoccupato, il 20% ha un lavoro in nero e il 17% saltuario.
 
"La narrazione delle migrazioni è però talmente distorta che sembra impossibile anche solo pensare soluzioni e un approccio diversi, che sono invece realizzabili", aggiunge PIetro Massarotto, presidente del Naga. L'associazione in particolare ha una serie di richieste, che rivolge al Comune di Milano, alla Regione Lombardia, al Governo e Parlamento italiani e all'Unione europea. Al Comune che istituisca la residenza anagrafica per i senza dimora (senza la quale si perde la tessera sanitaria). Alla Regione che ogni migrante sia iscritto al Ssn e che ogni medico di base abbia tra i suoi assistiti una quota di stranieri irregolari. Al Parlamento e al Governo il riconoscimento del permesso di soggiorno ai cittadini stranieri presenti sul territorio e affetti da patologia cronica, l'abolizione della procedura d'ingresso attraverso il decreto flussi; l'introduzione di un visto di ingresso per ricerca lavoro e di un meccanismo di regolarizzazione ordinaria dei cittadini stranieri già presenti sul territorio. All'Unione europea l'introduzione del permesso di soggiorno europeo, di un permesso, cioè, rilasciato da ciascuno Stato, ma con validità in tutti i paesi membri. "Provvedimenti di questo tipo migliorerebbero le condizioni di vita dei cittadini stranieri e quindi quelle di tutti noi e permetterebbero finalmente di realizzare che l'immigrazione, in questi tempi di chiusura, paure e diffidenza, è un'opportunità e non una minaccia", conclude Massarotto. (dp)

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