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Sordità e minori: centrale il ruolo dei genitori nel trattamento

Parla Pietro Maragno, logopedista del Centro audiofonologico della provincia di Venezia. ’"Per la famiglia occorre un counseling che preveda sostegno psicologico e aiuto per l’educazione del bambino"

15 dicembre 2007

VENEZIA – C’è consenso unanime sul fatto che la diagnosi precoce sia la strada da percorrere per intervenire nei casi di bambini sordi. Lo asserisce Edoardo Arslan e lo ribadisce Pietro Maragno, del Centro audiofonologico della Provincia di Venezia. A questa considerazione, però, il logopedista ne aggiunge un’altra: il ruolo dei genitori è centrale nel trattamento.

“L’intervento con il bambino sordo va attuato possibilmente fin dalla nascita o comunque nei primissimi mesi di vita e va effettuato contemporaneamente dalle strutture predisposte e dalla famiglia” spiega l’esperto nella sua relazione in vista del convegno di domani a Venezia “La volontà di comunicare”. E aggiunge: “Il bambino sordo non potendo udire la lingua parlata non può imitare i suoni dell’ambiente in cui vive, quindi non è stimolato a ripetere uno schema motorio per produrre un determinato suono, e, di conseguenza, non può comunicare con coloro che lo circondano” mettendo a rischio le potenzialità linguistiche, a meno che non si intervenga in modo tempestivo. Ma come si deve intervenire? L’azione dev’essere di due tipi: globale da un lato, specifica dall’altro. “L’intervento globale considera gli aspetti emotivo-affettivi, cognitivi, comportamentali, educativi - continua l’esperto -, mentre quello specifico riguarda la specificità della disabilità sensoriale uditiva e la conseguenza di tale limitazione nell’acquisizione del linguaggio verbale. La nostra finalità è certamente l’integrazione del bambino sordo nel mondo degli udenti, ma nel rispetto delle sue necessità e della sua personalità”.

Compito del logopedista, dunque, è l’educazione alla “parola”, intesa nel senso ampio di “sviluppo della capacità percettiva, educazione all’ascolto, maturazione della comprensione e dell’universo cognitivo, motivazione alla produzione verbale, capacità di interagire comunicando consapevolmente con l’ambiente”.

Per quanto riguarda i genitori, inoltre, spesso la sordità oltre a essere inaspettata è anche una disabilità ignota: “Gli aspetti importanti da far loro presente sono che tale disabilità è un handicap sociale della comunicazione, molto meno visibile di altri handicap, che il loro bambino non comunicherà facilmente o comunque non in modo convenzionale e quindi si dovrà intervenire in maniera specifica. Bisogna far loro capire che dovranno acquisire consapevolezza e stimolare adeguatamente le potenzialità intellettive e affettive del loro bambino. Un concreto counseling familiare deve prevedere un sostegno psicologico, approfondite e ripetute informazioni sulla sordità, sulle conseguenze, sulla protesizzazione, sulle condotte educative”. (Giorgia Gay)

(16 dicembre 2007)

di e.proietti

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