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Diagnosi precoce della sordità: strumento valido per ripristinare l’udito

Protesi e impianti cocleari sono solo il passo successivo all’emersione del problema. Sempre più decisivo lo screening neonatale. Questi i temi al centro del seminario "La volontà di comunicare" a Venezia

16 dicembre 2007

VENEZIA - L’innovazione tecnologica degli ultimi anni ha fatto così tanti passi in avanti che tra venti o trent"anni la sordità potrà essere praticamente abbattuta. Ma bisogna continuare a lavorare nell’ottica della diagnosi precoce, unico strumento che permette di intervenire tempestivamente per ripristinare le capacità uditive. Questo il messaggio che Edoardo Arslan, direttore del Servizio di audiologia e foniatria dell’Università di Padova, aveva riferito già lo scorso mese di giugno in un convegno a Padova. Messaggio ribadito nel corso del seminario "La volontà di comunicare: per conoscere e approfondire alcuni aspetti legati alla sordità”, che si è svolto nei giorni scorsi nella sala del consiglio provinciale a Ca’ Corner.

“Le tecnologie come le protesi e gli impianti cocleari hanno portato, negli ultimi 15 anni, grandi miglioramenti. Tuttavia esiste un problema gestionale dato dal fatto che il cervello di un bambino attraversa uno stato plastico nei primissimi anni di vita, fino ai 3 anni. È entro questo limite di tempo che bisogna intervenire, nel caso di difficoltà uditive, per ripristinare la funzionalità”. In questo senso è la diagnosi ad avere un ruolo di primo piano: le strutture sanitarie devono essere in grado di evidenziare eventuali problemi del bambino nei primi anni di vita. “In Veneto mi sembra che le strutture siano piuttosto sensibili e attente a questo aspetto - è il commento di Arslan -, anche perché è molto diffusa l’abitudine a fare screening neonatali”.

Le protesi e gli impianti sono il passo successivo all’emersione del problema: fatta la diagnosi del livello di sordità si procede alla predisposizione della protesi che, come ricorda Arslan, “per il bambino diventa presto come una parte del proprio corpo”. E aggiunge che adesso ne esistono di digitali, con all’interno mini-processori che consentono di ridefinire agevolmente i parametri. Tuttavia, anche se l’intervento e la diagnosi sono tempestivi, il bambino attraversa ugualmente una fase che gli specialisti definiscono “tempo di deprivazione uditiva”, dal momento che le protesi non sono applicabili prima dei 6-12 mesi di vita: “Bisogna dunque procedere a una fase di abilitazione, che consenta al bambino di ridurre il gap con i coetanei normoudenti. In questa fase la figura centrale è e continua a essere quella del logopedista”.

Ma quando si parla di sordità non è centrale solo l’aspetto medico: “Partendo da un’unica realtà, cioè quella della sordità - spiegano gli organizzatori del seminario - constatiamo che si sono sviluppati due ambiti di studio e di ricerca che si sviluppano e sono in continua ricerca ed evoluzione: quello culturale e linguistico-culturale e quello medico, che necessariamente influiscono e determinano anche modalità educative e di insegnamento diverse. Entrambi lavorano per dare soluzione a un problema comune, ma molto spesso appaiono contrapposti”. (Giorgia Gay)

(16 dicembre 2007)

di e.proietti

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