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Dai veicoli adattati alla guida autonoma. La sfida del Centro protesi Inail

Comandi al volante, joystick per sterzo, acceleratore e freno, protesi, pedane per accedere ai veicoli. Al centro Inail di di Vigorso di Budrio ogni anno circa 350 persone chiedono la valutazione della capacità di guida. Oltre 100 i veicoli adattati ogni anno. Ne parla il magazine dell’Inail, SuperAbile, nel numero di maggio

7 agosto 2018

ROMA - L’autonomia, prima di tutto. Lo sapeva bene Gabriella Bertini che, nel 1965, si era fatta adattare una Fiat Cinquecento con i comandi manuali così da poter guidare, lei che era paraplegica da quando aveva 13 anni, e spostarsi da sola. Lo sanno bene anche gli utenti del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna), dove un team medico-tecnico aiuta gli assistiti nel percorso per conseguire la patente speciale e dove, dal 1998, è attivo un Centro servizi mobilità con veicoli in cui si possono ricevere informazioni sulla normativa, avere una consulenza per valutare le capacità di guida e le possibili soluzioni personalizzate, ma anche effettuare prove pratiche di guida con mezzi adattati. A raccontare questa sfida per l’autonomia sulle pagine del numero di maggio di SuperAbile, il magazine dell’Inail, è Laura Pasotti.
 
Nell’autofficina, si possono trasformare i veicoli in base alle esigenze personali. "Il recupero della mobilità individuale con un mezzo, che sia auto, moto o trattore, è storia vecchia a Budrio – dice Massimo Improta, responsabile del reparto Ausili al Centro protesi Inail –. Al tema era già sensibile il fondatore Johannes Schmidl". Guidare è, infatti, una delle attività che è possibile recuperare anche in caso di pazienti amputati o paraplegici. "Al Centro protesi affrontiamo tutti gli aspetti di recupero del movimento e la guida è uno di questi – riferisce Improta –. Fa parte di un percorso in cui insegniamo alle persone disabili a camminare di nuovo e, dove possibile, anche a guidare”.
 
Ogni anno al servizio accedono circa 350 persone per la valutazione della capacità di guida e si adattano tra i 100 e i 150 veicoli. Sono circa 250 gli incontri che i tecnici del Centro realizzano nelle unità spinali, come quella di Montecatone, o nelle unità Inail dislocate in tutta Italia. "Riceviamo anche richiesta di pareri di congruità da parte delle Sedi territoriali dell’Istituto – spiega Improta –. Per esempio, veniamo chiamati a valutare se la trasformazione di un veicolo da parte dell’unità territoriale con un’officina locale è conforme dal punto di vista tecnico ed economico. Sono circa 600 all’anno”. Ma qual è il percorso per consentire a una persona in sedia a ruote, con un’amputazione o una para o tetraplegia di tornare (o iniziare) a guidare? "Il primo step – chiarisce il responsabile del reparto Ausili – è la valutazione medico-tecnica da parte di una commissione istituita presso l’Ausl di riferimento, per valutare l’idoneità alla guida e quali soluzioni possono essere adottate. Se il parere è positivo, la commissione medica rilascia un certificato di idoneità alla guida con gli adattamenti. A quel punto si può chiedere il foglio rosa alla Motorizzazione per le esercitazioni di guida e, infine, sostenere l’esame per riclassificare la propria patente come speciale. Nel caso si prenda la patente per la prima volta, sarà necessario sostenere anche l’esame di teoria”.
 
Automobili, moto, trattori ma anche aerei, barche e camper: sono i veicoli che vengono adattati al Centro servizi mobilità di Budrio. "La trasformazione dei trattori è molto richiesta – prosegue Improta –, perché molti infortunati Inail lavorano in agricoltura e hanno bisogno di tornare a lavorare. In questo ambito abbiamo anche inventato sistemi specifici che consentono di portare una persona dalla sedia a ruote alla cabina del trattore, che ha un’altezza di due metri e mezzo. Abbiamo avuto grandi soddisfazioni”. Nel caso delle moto, i tecnici del Centro servizi mobilità certificano la protesi (realizzata a Budrio) come efficiente per la guida. Per le auto bisogna distinguere tra il solo trasporto di una persona disabile in carrozzina e la guida da parte della persona stessa. "Nel primo caso bisogna scegliere la macchina adatta a caricare una sedia a ruote e gli interventi tecnici sono mirati a favorire l’entrata e l’uscita della persona in carrozzina – spiega Improta –. Ma anche nel caso della guida è necessario adottare degli accorgimenti per consentire alla persona di salire in modo autonomo sulla macchina come, per esempio, il telecomando per aprire e chiudere il portellone, la pedana per salire e il sistema di ancoraggio della sedia a ruote al posto del sedile di guida che necessita di un collaudo in Motorizzazione".
 
L’intervento sui comandi di guida dipende dal tipo di disabilità: nel caso di amputazione di una gamba è possibile, per esempio, lo spostamento dell’acceleratore da destra a sinistra. Per i paraplegici che non hanno l’uso delle gambe, si possono spostare i comandi al volante; se la disabilità riguarda gli arti superiori, la protesi può diventare uno strumento di guida. "Per un paziente che ha subito l’amputazione delle quattro dita lunghe della mano abbiamo realizzato una protesi poliarticolata mioelettrica parziale della mano che consente il movimento indipendente delle dita; ha conseguito una patente normale e non speciale, con la sola prescrizione della protesi", racconta Improta. In caso di teatraplegia è possibile modificare il volante con impugnature specifiche, acceleratore e freni integrati e guidare con l’uso di un joystick a due o quattro vie: nel primo caso il joystick consente la rotazione dello sterzo e c’è un altro comando per acceleratore e freno; nel secondo si fa tutto con il joystick.
 
L’obiettivo per il futuro? "La guida autonoma", risponde Improta. L’ipotesi è riuscire a condurre una persona disabile dal punto A al punto B con una vettura che si sposta con un guidatore che utilizza i soli comandi vocali. "Abbiamo fatto incontri con università e case automobilistiche. Ancora non ci sono sistemi completamente affidabili, ma la direzione è quella. Sarà un’ulteriore prospettiva per chi non può gestire nemmeno un joystick”. In alto, prove di guida con il joystick allestito dal Centro servizi mobilità targato Inail. A sinistra, invece, una persona protesizzata impugna il volante. In Calabria anche ciechi e ipovedenti possono ingranare la prima
Provare l’ebbrezza di curvare pur non vedendo la strada grazie a “Guida al buio”, l’iniziativa per ciechi e ipovedenti organizzata dall’associazione Zeus in Calabria. I partecipanti possono stare al volante su un percorso chiuso e circoscritto, su auto e camion dai doppi comandi, facendo piccole gare di abilità con simulazione di ostacoli, supportati da istruttori qualificati e con la partecipazione del pilota Giacomo Fiertler. Ma sono previste prove di guida anche per persone con disabilità intellettiva e relazionale. Dopo la prima esperienza a fine aprile a Zumpano (Cosenza), l’associazione ripeterà l’iniziativa dal 15 al 17 giugno a Lamezia Terme. Per iscrizioni (è previsto un contributo di partecipazione), cell. 371/1178277, mail: guidaalbuiocalabria@gmail.com).

di Laura Pasotti

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