SuperAbile






In Protesi e Ausili


Ausili protesici: è italiana Hannes, la mano robotica che sembra vera

Si muove facendo riacquistare alle persone amputate della mano il 90% della funzionalità dell’arto perso; la sua batteria dura più a lungo, rispetto a protesi simili già in commercio e costa circa il 30% in meno

15 maggio 2018

Questa è ‘Hannes’, la mano robotica  made in Italy sviluppata da Rehab Technologies Lab, un Laboratorio nato a Dicembre del 2013 dalla collaborazione tra l’INAIL, l'Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e  l’IIT, l'Istituto Italiano di Tecnologia, di Genova. Alla sua progettazione hanno collaborato Tecnici, Medici, terapisti e persone amputate della mano e sarà sul mercato nel 2019.

Perdere una mano” è una delle tante espressioni idiomatiche di cui è ricca la Lingua italiana. Può capitare di Perdere una mano” quando si gioca a carte; quando ci si accorge di non essere più bravi come una volta in un qualcosa (“una volta ero bravo ora non mi riesce più, starò perdendo la mano.") o quando ci si rende conto di avere perso un’occasione, di quelle che capitano una sola volta nella vita. Ancora si può “Perdere la mano” nel gesto prolungato del saluto rivolto  ad una persona cara  che salutiamo, con calore, per lasciare un segno della nostra amicizia (o del nostro amore), nel momento di un distacco.

Più prosaicamente (e dolorosamente) “Perdere una mano” può accadere per l’esito di un incidente, domestico o di lavoro, o a causa di un’amputazione necessaria per le conseguenze di un trauma o indispensabile per fermare un’infezione - che può tramutarsi in cancrena (ovvero nella necrosi dei tessuti della mano, derivante dal blocco o dall’assenza del flusso sanguigno) - oppure il progredire di una neoplasia, situazioni che rischiano di compromettere la vita stessa della persona. Dopo l’amputazione ecco venire in soccorso la Medicina protesica che consente di sostituire l’arto naturale amputato con uno artificiale che, nel tempo, si è andato sempre più perfezionando, sia nei materiali con i quali è costruito, sia nelle funzioni che può svolgere, sempre più simili a quelle naturali di una mano. Le protesi odierne permettono di svolgere praticamente tutte le funzioni naturali e nel nostro Paese diversi sono i Centri specializzati nella progettazione e costruzione di questi ausili che sempre in maggior misura sono robotizzati. Tra questi Centri spicca quello dell’INAIL di Vigorso di Budrio (Bologna).

Nel 2015 era stato presentato, a Roma, il prototipo di una mano robotica poli-articolata e poli-funzionale, che racchiudeva tutta l’esperienza degli oltre quarant’anni di attività del Centro Protesi INAIL di Budrio e derivava dalla tecnologia robotica svilupopata dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), di Genova. In quell’occasione i dati che vennero presentati parlavano di 3.600 amputazioni di arto superiore effettuate ogni anno in Italia, l’80% delle quali riguardanti la mano. Il Progetto di quella protesi, completamente made in Italy, vedeva la luce dopo circa un anno dalla sigla dell’Accordo INAIL-IIT, del Dicembre 2013, per lo sviluppo di nuovi dispositivi protesici e riabilitativi avanzati, con investimenti congiunti complessivi pari a 11,5 milioni di Euro.

Quella collaborazione si è sviluppata nel tempo ed ha portato, quest’anno, alla creazione di una protesi robotica di mano che permetterà di restituire alle persone con amputazioni circa il 90% della funzionalità naturali, vantaggio che si somma a quello di una maggior durata della batteria, rispetto alle altre in commercio, e ad un costo minore di circa il 30%.

‘Hannes’, la mano robotica che sembra vera
La nuova protesi di mano prende il nome dal Professor Hannes Schmidl, Direttore tecnico del Centro Protesi INAIL di Budrio, a cui si deve l'avvio dell'attività di ricerca protesica e la prima protesi mio-elettrica INAIL-Ceca, del 1965. Il Progetto che ha portato alla creazione di questa mano bionica è iniziato tre anni fa ed "è nato” - come ha affermato Matteo Laffranchi, Responsabile tecnico del Laboratorio Rehab Technologies, la Struttura tecnica sorta dalla collaborazione tra l’INAIL e l’IIT - “dallo sviluppo di una mano per robotica umanoide che è stata poi utilizzata per sviluppare una protesi".

Hannes’ è stata progettata per fare in modo che il peso, la conformazione e la qualità dei movimenti siano il più possibile vicini a quelli reali. Infatti, la mano bionica può piegare le dita per afferrare gli oggetti, adattandosi a questi. Inoltre, la batteria permette di coprire un'intera giornata di utilizzo, creando meno disagi a chi ne ha bisogno. Il meccanismo alla base del movimento delle dita, della forza e del tipo di presa dipende dal sistema Dag (Dynamic Adaptive Grasp) che conferisce alla mano la capacità di afferrare gli oggetti, adattandosi alla loro forma e di resistere ad eventuali sollecitazioni esterne.

Il motore viene comandato dalla persona attraverso la contrazione muscolare di alcuni muscoli residui che stanno all'interno dell'invaso a cui la mano bionica è connessa, permettendo così alle dita di chiudersi in modo armonioso, attraverso dei cavi, che richiamano i tendini umani. L'attività di questi muscoli residui, viene  raccolta da dei sensori i quali poi comandano l’apertura e la chiusura della mano, attraverso il singolo motore E’ possibile, quindi, comandare la protesi solo pensando ai movimenti che si farebbero naturalmente, senza dover fare nessuna operazione chirurgica. La mano può spostare oggetti, fino a 15 chili di peso, e il pollice si orienta in tre diverse posizioni, rendendo possibili i tipi di movimento necessari alla vita di tutti i giorni. L'arto robotico, più leggero, meno costoso e più versatile rispetto agli altri in commercio, sarà disponibile dal 2019 in due diverse taglie e in versione destra e sinistra.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal  Sito web del Quotidiano Repubblica (www.repubblica.it).



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati