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In Normativa e Diritti


Causa di servizio: Assegno incollocabilità - Assegno compensativo

Anche se dopo i 65 anni di età non è più concesso l’assegno di incollocabilità, al raggiungimento di detta età tale assegno viene trasformato in assegno compensativo.

13 novembre 2017

L'assegno di incollocabilità viene concesso dalla 2° alla 8° categoria e, anche se dopo i 65 anni di età tale assegno non è più concesso, al raggiungimento di detta età l'assegno viene trasformato potendo, in questo modo, continuare ad usufruire della prestazione anche se sotto un'altra denominazione. Infatti, per coloro che,  fino alla data del compimento al 65° anno d'età, hanno fruito dell'assegno di incollocabilità,  va riconosciuto dal giorno successivo, il diritto a ottenere  un assegno compensativo di importo pari a quello fruito fino a quel  momento.

Assegno di incollocabilità

Ai sensi dell'art. 104 del DPR 1092/73 e della legge 26 gennaio 1980, n. 9, art. 12  è concesso ai mutilati ed invalidi per servizio con infermità  dalla 2° alla 8° categoria, di età inferiore ai 65 anni, che siano riconosciuti incollocabili in quanto, per la natura e il grado delle loro invalidità (in genere malattie neuropsichiche e di natura tubercolare) possono essere, non solo in via ipotetica (Corte dei Conti - Sezione Giur. Reg. Lazio sentenza n. 1093/95) di pregiudizio per i compagni di lavoro e per la sicurezza degli impianti.

L'assegno è corrisposto in aggiunta alla pensione o all'assegno rinnovabile nella misura pari alla differenza tra il trattamento complessivo corrispondente alla 1^ categoria con assegno di superinvalidità di cui alla tab. E lett. H (esclusa l'indennità di assistenza e accompagnamento) e quello complessivo di cui sono titolari.

Durante la sua erogazione, quindi, i beneficiari sono assimilati, a tutti gli effetti, agli invalidi di prima categoria, non pregiudicando la possibilità di chiedere la revisione della pensione per aggravamento.

Pensione privilegiata (fonte UNMS)

La pensione privilegiata è liquidata quando, in costanza di rapporto di lavoro, l'interessato è colpito, per causa di servizio, da un'inabilità che ne comprometta l'attitudine totale alla continuazione del rapporto. In tal caso il dipendente civile o militare dello Stato è collocato a riposo con un trattamento che dicesi " privilegiato" in quanto non rapportato, come nella pensione normale, alla durata del servizio prestato ma definito secondo altri parametri.

 In applicazione dell'evidenziata normativa, devono, quindi, sussistere due condizioni affinché possa riconoscersi il diritto al trattamento di privilegio: a) la dipendenza causale o concausale delle infermità dal servizio, b) il requisito dell'inabilità al servizio.

 In merito al trattamento pensionistico di privilegio del personale appartenente alla Polizia di Stato, al Corpo forestale dello Stato, al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ed al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco l'INPDAP, su parere del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, con note operative n. 46/2006, 67/2006 e 27/2007 ha evidenziato che per detto personale si deve operare secondo quanto previsto dall'art. 67 del DPR 1092/73. Il trattamento di privilegio potrà quindi essere riconosciuto anche qualora l'infermità sofferta dall'interessato non abbia determinato l'inidoneità al servizio del medesimo e ciò, in quanto il citato art. 67 non prevede tra i propri presupposti quello dell'inidoneità al servizio.

L'interessato, quindi, potrà conseguire il diritto alla pensione di privilegio nell'ipotesi in cui dal verbale dell'accertamento sanitario risulti che le infermità non siano suscettibili di miglioramento, mentre, al contrario, avrà diritto alla corresponsione di un assegno rinnovabile di durata temporanea.

Fonte www.unms.it

di Gabriela Maucci

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