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In Normativa e Diritti


Pensione di reversibilità - Attività lavorativa dei figli inabili

L'inizio di attività lavorativa, anche part-time, successiva alla liquidazione della pensione, determina la perdita della stessa - Eccezione di attività lavorativa per i figli inabili.

5 giugno 2019

Per quanto riguarda la pensione di reversibilità concessa ai figli maggiorenni inabili, l'inizio di attività lavorativa, anche part-time, successiva alla liquidazione della pensione, determina la perdita della pensione della reversibilità, qualunque sia il reddito ricavato dall'attività lavorativa. La perdita del diritto è definitiva: la pensione di reversibilità non può essere ripristinata neanche in caso di cessazione dell'attività lavorativa (Circolare INPS 289/1991). 

Eccezione di attività lavorativa per i figli inabili
L'articolo 46 della Legge 28 febbraio 2008, n. 31 (conversione in legge con modificazioni del Decreto Legge del 31 dicembre 2007, n. 248) stabilisce che l'attività svolta con finalità terapeutica dai figli riconosciuti inabili, con orario non superiore alle 25 ore settimanali, presso le cooperative sociali (di cui l'art. 4 della Legge 8 novembre 1991, n. 381), o presso datori di lavoro che assumono le persone disabili con convenzioni di integrazione lavorativa, (di cui l'art. 11 della Legge 12 marzo 1999, n. 68), con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata non preclude il conseguimento della pensione di reversibilità.

L'importo del trattamento economico corrisposto dai datori di lavoro non può essere inferiore al trattamento minimo delle pensioni a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti  incrementato del 30 per cento.
Pertanto, l'attività svolta dal soggetto inabile deve avere una funzione terapeutica e di inclusione sociale. Tali caratteristiche, per espressa previsione normativa, sono accertate dall'Istituto che eroga la prestazione (Circolare INPS del 6 febbraio 2009, n.15).

La finalità terapeutica, da parte dei dirigenti medici dell'Istituto, andrà indagata in tutti i casi in cui il soggetto richiedente risulti collocato sia presso le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991 n. 381 sia, tramite la Legge 68/99, presso datori di lavoro pubblici o privati che abbiano stipulato le convenzioni di cui all'art. 11 della suddetta legge.
 
IMPORTANTE
La finalità terapeutica dell'attività svolta deve essere accertata dall'ente erogatore della pensione ai superstiti.
Quindi è consigliabile, prima di iniziare l’attività lavorativa, che verificare attentamente se il lavoro che s’intende svolgere rientra tra quelli consentiti dalla legge per mantenere la pensione di reversibilità
 
Natura del datore di lavoro e durata del contratto
Per definire se l'inabile superstite può conseguire o conservare il diritto alla pensione ai superstiti le Sedi dovranno primariamente verificare se il datore di lavoro:
  • rientri nella categoria dei laboratori protetti o della cooperative sociali di cui alla legge n. 381 del 1991;
  • abbia assunto l'inabile per effetto di una convenzione di integrazione lavorativa di cui all'articolo 11 della legge n. 68 del 1999;
  • abbia assunto l'inabile con contratto di formazione di lavoro, di apprendistato, ovvero con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata.


Consultare il testo completo della circolare Inps:

Circolare INPS del 6 febbraio 2009, n.15Articolo 46 del Decreto-Legge 31 dicembre 2007, n. 248 recante "Disposizioni in favore di soggetti inabili".
 
Circolare Inps, trattamento pensionistico per i superstiti:

Circolare INPS del 18-11-2015, n. 185:  Linee guida e istruzioni operative in materia di trattamento pensionistico ai superstiti - art. 22, legge 21 luglio 1965, n. 903

di Gabriela Maucci

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