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Equitazione: il racconto di Sara Morganti, due medaglie di bronzo ai Giochi di Tokyo 2020

“Ho realizzato il sogno di bambina e ho vinto due medaglie paralimpiche e tuttora non ci credo”

16 settembre 2021

Ai Giochi di Rio del 2016 non aveva potuto gareggiare, fermata solo da un problema al cavallo, ‘reo’, si fa per dire, di non aver superato la visita veterinaria.  
Trascorsi cinque anni da quell’esperienza, a Tokyo Sara Morganti ha raccolto i frutti di tanti sacrifici, conquistando due medaglie di bronzo, nell’Individual Test di Grado I e nell’Individual Freestyle Test sempre di Grado I. Per l’equitazione paralimpica italiana si è trattato delle prime medaglie ottenute sul palcoscenico di una Paralimpiade.  
Questo il racconto della sua partecipazione a questi Giochi: “Per me è un sogno aver partecipato alle Paralimpiadi di Tokyo e aver addirittura vinto due storiche medaglie di bronzo.  
Non mi capacito e quando racconto agli altri la mia esperienza è come se mi riferissi a qualcun altro, come se non avessi vinte io queste medaglie, ma un'altra me. È strano davvero. Ho vissuto in una realtà parallela per tre settimane. All'inizio tutto mi sembrava scorrere troppo lentamente, ma poi tutto è passato fin troppo velocemente”.  
“Il mio obbiettivo era centrato. Ho voluto partecipare nonostante difficoltà fisiche importanti con cui ho dovuto lottare per tutto il periodo delle gare e oltre. 
A chi mi vuole bene e si preoccupava per la mia partenza, dicevo che era "solo" questione di resistere, non avevo altra scelta se non resistere al dolore. 
“Io volevo troppo essere a Tokyo 2020 perché ci ho lavorato cinque anni e lo dovevo a me stessa e a tutti coloro che mi hanno aiutato in questi anni: per questo ho sopportato un dolore che da mesi è peggiorato.  
Stringendo fisicamente i denti sono riuscita ad andare oltre le mie aspettative e a vincere due medaglie molto molto difficili, visto che mi trovavo a battermi contro binomi veramente forti”. 
Ho realizzato il sogno di bambina e ho vinto due medaglie paralimpiche e tuttora non ci credo”. 
 

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