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Dichiarazione annua per invalidi civili titolari di indennità di accompagnamento

Ogni anno gli invalidi civili totali titolari di indennità di accompagnamento devono sottoscrivere una dichiarazione di responsabilità che attesti la sussistenza o meno di ricovero in istituto e in caso affermativo se lo stesso è a titolo gratuito o a pagamento

14 febbraio 2018

Ogni anno, gli invalidi civili totali titolari di indennità di accompagnamento devono sottoscrivere la dichiarazione di responsabilità che attesti la sussistenza o meno di ricovero in istituto e in caso affermativo se lo stesso è a titolo gratuito o a pagamento.

Questo obbligo periodico è teso a verificare la persistenza dei requisiti previsti per il diritto alla suddetta indennità e si applica partire dal 1997, ai sensi della Legge 23 dicembre 1996, n. 662 (art. 1, comma 248).

La norma si ricollega a quella contenuta nell'art. 1, Legge 18/1980, che esclude la concessione dell'indennità agli invalidi civili ricoverati gratuitamente in istituto.

In caso di ricovero, è necessario specificare se sia  a titolo gratuito o meno, dal momento che questo comporterà la successiva corresponsione o sospensione dell'indennità.

Di tutti i periodi di ricovero, ai fini della sospensione dell'indennità di accompagnamento, si terrà conto soltanto di quelli pari o superiori ai 30 giorni, in coerenza con le disposizioni, a suo tempo emanate in materia, dagli Enti che hanno esercitato la potestà concessoria prima dell'attribuzione di detta funzione all'Istituto (Messaggio INPS, del 26 settembre 2011, n. 18291).

Non è considerato ricovero quello in forma di day-hospital, pertanto è ininfluente sul mantenimento dell'indennità di accompagnamento.

Per ricovero a titolo gratuito si intende quello in cui la retta-base sia a totale carico di un ente o struttura pubblica, anche se eventualmente la persona ricoverata effettua dei versamenti supplementari al fine di  ottenere un migliore trattamento. Questi versamenti supplementari sostenuti dal ricoverato, sono considerati spese voluttuarie, anche se magari essenziali per un soggetto (per esempio: telefono, stanza singola, televisore, ecc.),  e non costituiscono la retta base,  quindi non fanno venir meno la gratuità del ricovero, con la conseguente sospensione dell'erogazione dell'indennità.

In caso di ricovero gratuito, la prestazione non è revocata, ma viene sospeso il pagamento per il periodo di durata della condizione stessa di ricovero. In altre parole, l'indennità, anche se non verrà erogata, non viene revocata e si potrà beneficiare nel caso di interruzione del ricovero o allontanamento dalla struttura.

Ricovero che non esclude il diritto all'indennità di accompagnamento
Il ricovero si considera a pagamento quando l'interessato (o la sua famiglia) corrisponde tutta la retta - base,  oppure ne versa solo una parte  e l'altra parte sia a carico dell'ente pubblico. In questo caso l'indennità di accompagnamento continua ad essere corrisposta.
In caso di ricovero a pagamento, per mantenere l'indennità di accompagnamento, l'interessato dovrà presentare idonea documentazione, rilasciata dall'istituto o comunità presso cui è ricoverato, che attesti l'esistenza e l'entità del contributo a carico di enti pubblici e di quello a carico dell'interessato o dei suoi familiari.

Retta - base
Per retta di base deve intendersi quella prevista dal regolamento dell'istituto dove l'interessato è ricoverato e, solo quando lo stesso versi una quota di partecipazione all'importo della retta, l'indennità di accompagnamento non può essere sospesa.

RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali)
Con riguardo ai casi di ricovero presso le strutture pubbliche o riabilitative di lungodegenza, si osserva che, in linea generale e fermo restando la necessità di un esame puntuale delle singole concrete situazioni, i ricoveri in quelle strutture (ad esempio le Residenze Sanitarie Assistenziali), autorizzate dalle Regioni, con funzioni socio-sanitarie di assistenza alle persone anziane, non sono equiparati a quelli in reparti di lungodegenza e/o riabilitativi che escludono l'erogazione della prestazione economica. Il ricovero previsto in tali strutture (es. RSA) assicura prestazioni post ospedaliere mirate al mantenimento delle capacità funzionali residue ovvero al recupero dell'autonomia o al raggiungimento/mantenimento del miglior livello possibile di qualità della vita degli utenti stessi, con spese ripartite tra il S.S.N. e gli utenti in percentuali determinate dalle Regioni e non viene pertanto considerato gratuito nel caso in cui vi è compartecipazione alle spese e pagamento delle rette giornaliere da parte del disabile. Nell'evenienza in cui, invece, la quota dell'interessato resti a carico di altra amministrazione pubblica, il ricovero dovrà considerarsi gratuito.

Ricovero in Hospice
Per quanto concerne poi l'Hospice, questa è una struttura sanitaria che consente le cure  e l'assistenza di quei malati che, per vari motivi, non possono vivere a casa i tempi ultimi della malattia o che necessitano di un periodo di ricovero per adeguamento della terapia o devono essere seguiti fino al decesso.

Le cure in Hospice sono rivolte ai pazienti in fase terminale di malattia che temporaneamente o definitivamente, non dispongono di assistenza familiare (o per assenza o per inidoneità della famiglia ad accogliere il malato in casa), oppure ai pazienti con sintomi di difficile controllo domiciliare.

La degenza in Hospice, per il cittadino è gratuita e le spese sono a totale carico del SSN. Tale situazione esclude conseguentemente l'erogazione dell'indennità di accompagnamento per tutto il periodo di effettiva permanenza in tale struttura.

Come
In passato venivano recapitati all'indirizzo dei titolari di provvidenze economiche assistenziali i moduli di dichiarazione che dovevano essere consegnati agli uffici competenti dopo essere stati compilati dagli interessati.

La nuova procedura non prevede più questa modalità di certificazione. A partire dal 2011 arriva per posta soltanto la lettera contenente i codici a sbarre che identificano le dichiarazioni richieste e la relativa documentazione da presentare. Si verifica a volte, comunque, che la lettera non sia recapitata; pertanto è consigliabile attivarsi verso la fine febbraio di ogni anno per informarsi se è già stata attivata per l’anno in corso la procedura che permette l’inserimento della dichiarazione online, sia essa effettuata dal singolo cittadino oppure da un ente di patronato.

L'inoltro delle dichiarazioni potrà essere eseguito solo on-line, tramite i centri di assistenza fiscale (CAF) oppure direttamente dagli interessati in possesso di PIN rilasciato dall'Istituto. 

Per la comunicazione all'INPS dei dati richiesti si potrà scegliere una delle seguenti modalità :
  • rivolgendosi ad un Centro di Assistenza Fiscale (CAF, Centri autorizzati di assistenza fiscale) che forniranno assistenza gratuita e trasmetteranno i dati direttamente agli uffici dell'INPS.
E' necessario portare la lettera contenente i codici a barre, nonché tutta la documentazione utile in suo necessaria per tale dichiarazione.
  • trasmettere direttamente via internet le informazioni utilizzando il codice PIN (Personal Identification Number)del titolare della prestazione. In questo caso, sarà sufficiente seguire le istruzioni che trova sul sito www.inps.it, nella sezione Servizi al Cittadino - L'eventuale documentazione dovrà essere comunque consegnata alla competente sede INPS.
Disabili intellettivi o psichici 
Nel caso di disabili intellettivi o psichici, la dichiarazione annuale può essere sostituita da un certificato medico (redatto dal medico di base oppure dallo specialista), presentato una tantum, senza necessità di rinnovo; tale certificato deve contenere l'esatta indicazione della minorazione intellettiva o psichica, che sarà valido per tutta la durata della vita dell'interessato (art. 1, comma 254 della Legge 23 dicembre 1996, n.662).

In altre parole, la normativa (Legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1 comma 254) ammette una semplificazione per i disabili intellettivi o psichici: in sostituzione della dichiarazione può essere presentato un certificato medico.

Legge 23 dicembre 1996, n. 662:
 
Art. 1, comma 254. I disabili intellettivi e i minorati psichici sono obbligati, entro il 31 marzo 1997, a presentare in sostituzione della dichiarazione di responsabilità di cui ai commi 248 e 249 un certificato medico. Il certificato é valido per tutta la durata in vita dei soggetti interessati.

L'INPS, con Messaggio INPS, del 26 settembre 2011, n. 18291, ha inoltre precisato che non vi sono elementi per limitare tali certificati a quelli redatti da medici specialisti oppure da medici incaricati di un pubblico servizio. Ne discende che qualsiasi medico può certificare la sussistenza dei requisiti per l'esonero.

Quanto ai contenuti del certificato, è evidente che questo deve comprendere la chiara indicazione diagnostica delle infermità ascrivibili a una disabilità intellettiva o a una minorazione psichica.

Nascituri
In caso di neonato affetto da minorazione psichica o intellettiva, e riconosciuto invalido civile con diritto all'indennità di accompagnamento, i genitori dovranno inviare il certificato medico sostitutivo della dichiarazione di responsabilità entro il compimento del 1° anno di vita.

In proposito l'art. 1, comma 255 della Legge 23 dicembre 1996, n. 662, stabilisce:

Art. 1, comma 255. Per i nascituri affetti da minorazione psichica o intellettiva il termine per adempiere all'obbligo di cui al comma 254 é fissato al dodicesimo mese dalla nascita.
 

RIFERIMENTI NORMATIVI
  • Messaggio INPS, del 26 settembre 2011, n. 18291: Indennità di accompagnamento in caso di ricovero in istituto.
     
  • Legge 23 dicembre 1996, n. 662: Misure di razionalizzazione della finanza pubblica (G.U. del 28 dicembre 1996, n. 303 - S. O. n. 233)
     
  • Legge 11 febbraio 1980, n. 18: Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili. (G.U. del 14 febbraio 1980, n. 44) 
     
  • Corte costituzionale, sentenza del 22 aprile 1991, n. 183 
    Giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18 (Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili)
     
  • Corte di Cassazione Sentenza n.1436/98
     

di Gabriela Maucci

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