SuperAbile






In Normativa e Diritti


Il lavoro domestico nell’Europa e in Italia: motore economico e sociale

Dossier Statistico Immigrazione 2019: con 8 milioni di lavoratori regolarmente impiegati in Europa, il settore domestico è considerato il vero e proprio motore economico e pilastro sociale, strumento d’inclusione dei migranti, tra luci ed ombre.

25 giugno 2020

Il settore domestico: le differenze in Europa e in Italia
 
Il lavoro domestico può essere considerato un vero e proprio motore economico, ma anche un irrinunciabile pilastro sociale ed un privilegiato strumento d’inclusione delle popolazioni migranti.
I lavoratori domestici impiegati regolarmente sono 8 milioni in Europa, con un potenziale bacino di ulteriori 5 milioni di nuovi posti di lavoro.
Tale settore appare particolarmente attivo per via di alcune caratteristiche presenti nei paesi sviluppati: il crescente invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite, il fenomeno delle migrazioni, il graduale arretramento del welfare statale, la questione lavorativa e quella “femminile”.
Si tratta di un modello occupazionale unico nel suo genere, ma allo stesso tempo, anche un sistema atipico e espressione di grandi paradossi.
A tal proposito, la Federazione Europea dei Datori di Lavoro Domestico (Effe), ha pubblicato il 6 marzo del 2019 il Libro Bianco Europeo del Lavoro domestico, intitolato:” Famiglia, lavoro e abitazione”.
Questo lavoro è stato frutto di due anni di studio ad opera di un team internazionale, di cui Assindatcolf è stata parte attiva, il documento individua dieci azioni per valorizzare il comparto nei prossimi anni.
Dieci proposte per la creazione di un’Europa sociale ed inclusiva di quanto stabilito nel Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, a partire dalla lotta al lavoro irregolare che resta uno dei principali obiettivi.
Non è esagerato affermare che il settore si sviluppa ai margini dell’economia formale, toccando in alcuni paesi percentuali di irregolarità altissime, a cominciare dall’Italia, dove su 2 milioni di domestici complessivamente impiegati, 1,2 milioni risultano invisibili, senza diritti e senza doveri.
Sono vittime di un sistema inadeguato, principalmente dal lato fiscale, che punisce allo stesso tempo anche le famiglie.
Con l’avvento della crisi economica che negli anni passati ha modificato gli assetti globali, si è infatti assistito ad un lento e inesorabile processo di contrazione della presenza del Pubblico, costretto a una razionalizzazione sia dal punto di vista della salute che di quello dell’assistenza.
Da sistema statale, il welfare ha finito con il virare verso un modello del così detto “fai da te” basato sull’auto-organizzazione.
Al centro di questo cambiamento sono state le famiglie che, per risolvere proprie esigenze personali, sono state costrette a ricorrere all’aiuto di personale esterno per accudire genitori, anziani, malati, disabili, bambini piccoli o semplicemente la propria casa.
Essi sono passate ad essere privati cittadini a datori di lavoro, ma senza alcuno scopo di lucro e senza preparazione, ignorando il proprio status, gli eventuali rischi legati ad una cattiva gestione del rapporto di lavoro e gli annessi doveri nei confronti dei propri dipendenti.
In parte questa condizione spiega il consistente e diffuso ricorso all’irregolarità ed è per questo che la politica e le istituzioni riconoscano a livello europeo la condizione giuridica ed economica sia del datore di lavoro domestico, che di colf, badanti e baby sitter, impegnandosi al contempo ad accrescerne la professionalità sul posto di lavoro.
Fondamentale nella riuscita di questi obiettivi, risulta la promozione di un costruttivo dialogo sociale tra le parti, considerando che ancora oggi, in molti paesi europei non esistono contratti collettivi e sindacati rappresentativi del settore.
In tale contesto però, manca ancora la conoscenza dei numeri, un Osservatorio statistico che rilevi la realtà in modo universalmente riconosciuto e che restituisca le specificità del settore.
Un comparto dove prevale la presenza femminile, sulla quale ancora oggi, ricade tutto il peso dell’assistenza.
Figli di genitori anziani, madri lavoratrici, donne che si affidano e offrono lavoro ad altre donne, nella maggior parte dei quali migranti (comunitarie e non).
 Si tratta inoltre, di personale con un basso livello di qualificazione e con scarsa scolarizzazione.
Dal punto di vista lavorativo è invece importante precisare come la maggior parte dei domestici siano impiegati a tempo parziale (ad ore) e anche quando assunti a tempo indeterminato, no lo siano in via esclusiva alle dipendenze di un’unica famiglia, avendo come riferimento una pluralità di datori di lavoro, tra l’altro il luogo di lavoro è proprio l’abitazione del privato cittadino.
Il caso italiano in tale contesto, può essere esaustivo: il datore di lavoro domestico non potrà infatti beneficiare, al pari delle imprese, degli sgravi contributivi previsti per chi assume un percettore di reddito di cittadinanza.
Escluso da un meccanismo premiante infatti, il comparto potrebbe invece essere incluso in uno penalizzante, come accadrebbe se venisse applicato il salario minimo.
Solo favorendo un sistema di giusti incentivi, si potrà rendere il lavoro regolare più conveniente di quello in nero.
Le buone prassi già sperimentate in altri paesi europei, come nel caso del Belgio e della Francia, dimostrano nei fatti come questa sia la strada giusta da percorrere.
 
 
Il sistema del Belgio: i “titoli-servizio”
Il sistema belga dei titoli-servizio consente ai privati di acquistare un’ora o più tempo di un lavoratore domestico usando un tagliando cartaceo elettronico.
I servizi (pulizie, stiratura, cucito, preparazione dei pasti, trasporto delle persone con mobilità ridotta), possono essere forniti solo da domestici impiegati da imprese registrate.
Dal 2015 in poi il costo orario di un buono d’acquisto per gli utenti è pari a 9 euro per un massimo di 400 buoni d’acquisto, si passa a 10 euro l’ora per i successivi 100.
A chi utilizza questo sistema viene riconosciuta una deduzione fiscale tra il 10% e il 30% in funzione della residenza, mentre determinati soggetti, quali famiglie monoparentali o disabili, sono autorizzati a comprare fino a 2.000 titres-services l’anno allo stesso prezo unitario.
Quando la deduzione fiscale è applicata, il costo orario del servizio domestico diminuisce a 6,30 euro senza pratiche burocratiche o spese amministrative.
L’impresa registrata inoltre, gode di una sovvenzione governativa.
I lavoratori domestici hanno diritto a un contratto a tempo determinato per i primi tre mesi e a tempo indeterminato dal quarto mese, con una retribuzione che si stabilisce sulla basa di specifiche tabelle ed un’assicurazione sociale completa contro gli incidenti.
Il meccanismo del dialogo sociale belga garantisce che gli accordi sulle condizioni di lavoro siano negoziate ogni due anni.
Il sistema francese “Cesu”
Altro virtuoso esempio, quello proveniente dalla Francia che prende il nome di Cesu; il sistema in questione, permette a un datore di lavoro privato di dichiarare con estrema facilità la retribuzione del proprio domestico impiegato in attività di servizi alla persona, assicurando al contempo al lavoratore di disporre dei diritti all’assistenza sanitaria, alla disoccupazione e alla pensione.
Nato come sistema di raccolta dei contributi, attualmente il Cesu lavora con le start-up del settore domestico per servizi di ricerca e selezione tra datori privati e lavoratori domestici.
L’obiettivo è quello di consentire agli utenti che prenotano e pagano i loro domestici in rete, l’immediato ed automatico disbrigo delle pratiche amministrative.
Il prelievo dell’imposta alla fonte, la gestione dei congedi malattia e della chiusura del contratto del lavoratori o ancora l’incontro tra le ricerche e le offerte d’occupazione, vanno indubbiamente in questa direzione.
In Italia una soluzione similare potrebbe arrivare introducendo la totale deduzione del costo del lavoro, non sol odei contributi, ma anche dello stipendio vero e proprio, oggi detraibile per un massimo di 399 euro solo per chi assume una badante e ha reddito annuo inferiore ai 40 mila euro.
Proprio alla luce di queste considerazioni, nel Libro Bianco Europeo del Lavoro Domestico si chiede un impegno alla politica per creare un quadro socio-fiscale incentivante da parte degli Stati membri.
Questo soprattutto perché tra le principali cause del lavoro irregolare in ambito domestico, c’è infatti, il costo che resta determinante per le famiglie.
 
(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2019)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati