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Le migrazioni dal Senegal: partire e ritornare in Italia

Dossier Statistico Immigrazione 2018: un’indagine sulle migrazioni di ritorno, condotta nella regione di Matam in Senegal, illustra le principali motivazioni della partenza e del ritorno nel paese d’origine. La scelta di lasciare la patria alla volta dell’Europa, dipinta come l’Eldorado in tv, si rivela fallimentare una volta giunti nel paese d’accoglienza.

1 luglio 2019

La ricerca “Green Cross Italia”: un progetto di cooperazione internazionale

La ricerca denominata “Green Cross Italia” s’inscrive in un progetto di cooperazione internazionale, denominato “CREA”, cofinanziato dal Ministero dell’Interno italiano (Ufficio III Relazioni Internazionali) con l’obiettivo principale di favorire lo sviluppo locale, la creazione d’impiego e conseguentemente, la diminuzione della propensione ad emigrare da parte dei giovani senegalesi.
La ricerca è stata condotta principalmente nella regione del Matam e si articola in un’analisi propedeutica dei modelli migratori senegalesi e della diaspora (soprattutto europea e italiana) con l’obiettivo di tracciarne, in base ai dati disponibili, una mappatura coerente.
La prima parte dell’indagine si articola attraverso la somministrazione di un questionario da parte di intervistatori locali, elaborato da IDOS, ha permesso di far emergere diversi aspetti della tematica migratoria locale.
L’indagine in campo è stata poi arricchita da una serie di interviste con rappresentanti delle istituzioni, dell’economia, delle organizzazioni di cooperazione internazionale e della società civile, che in base alle loro esperienze e competenza in materia, hanno cercato di trasmettere al ricercatore, uno sguardo d’insieme sul tema oggetto di studio.

I dati sulle migrazioni senegalesi

Con l’indipendenza ottenuta nel 1960 il Senegal la migrazione sia interna che verso l’estero ha rappresentato una scelta fondamentale, per la sopravvivenza delle famiglie, allo scopo di diversificare le fonti di reddito e di adattarsi al meglio, al contesto difficile ulteriormente aggravato dalla pressione demografica, dalle difficoltà economiche, dai conflitti etno-politici ma anche dal crescente degrado ambientale provocato sia da fattori ambientali, sia da elementi antropici inseriti a posteriori.
In base alle stime delle Nazioni Unite sui migranti internazionali, i senegalesi che hanno cambiato il proprio paese di residenza nel 2017 erano 559.952, con un’incidenza sulla popolazione  residente pari al 3,5%.
La loro distribuzione a livello continentale appare suddivisa tra due grandi poli di attrazione: il primo costituito dall’Europa, che accoglie il 48,6% della collettività all’estero (soprattutto in Europa meridionale, con il 24,8%, ed Europa occidentale con il 23,1%), il secondo rappresentato dallo stesso continente africano (42,8% del totale dell’emigrazione senegalese), al cui interno spicca l’Africa occidentale che da sola ne accoglie il 34,2%.
Ma il Senegal non è solo un paese di emigrazione, poiché accoglie attualmente oltre 265.000 migranti provenienti da altri paesi africani e insediatisi soprattutto nella regione attorno alla capitale.
Tra le principali mete di destinazione troviamo collocarsi la Francia, ove è infatti presente la maggior parte della diaspora senegalese, anche se negli anni ’90 prima in Italia poi in Spagna si sono aggiunte tra le altre importanti mete di arrivo di cittadini senegalesi, in modo particolare per effetto del regime obbligatorio die visti introdotto nel 1986 dalle autorità francesi nei confronti dei cittadini senegalesi.
Alla fine del 2017 il primo paese per numero di soggiornanti senegalesi è stata l’Italia (97.056), seguita dalla Francia (68.726) e dalla Spagna (61.728).

I risultati prodotti dalla ricerca sul campo

La parte empirica della ricerca, include 365 interviste a questionario e 22 interviste a testimoni privilegiati senegalesi ed italiani, condotte sulla base di una traccia elaborata da IDOS.
Attraverso tali interviste sono emerse alcune tendenze di ordine generale, in primo luogo da sottolineare la centralità che la migrazione riveste ancora oggi, nell’opinione degli intervistati, nonché il suo ruolo fondamentale nell’economia e nello sviluppo del paese.
Un indicatore importante ne è rappresentato l’ammontare delle rimesse inviate in patria da parte degli emigranti.
Per quanto riguarda l’Italia le rimesse dei senegalesi sono in costante crescita e con 309 milioni di euro, rappresentano il 6,1% del totale delle rimesse degli cittadini stranieri, mentre la loro presenza raggiunge solo il 2,2% del totale.
Altro elemento ancor più indicativo è però il livello delle rimesse in percentuale del Pil nazionale che, ha raggiunto il 13,7% solo per quanto riguarda quelle transitate attraverso i canali ufficiali.
Le principali motivazioni alla migrazione sono costituite da un insieme di fattori di attrazione e spinta (push and pull factors): tra i primi senza dubbio vi è la rappresentazione più o meno realistica dell’Europa, dipinta come un Eldorado che ne fa un obiettivo assoluto.
I fattori di spinta sono invece rappresentati dalla estrema necessità di emigrare per sopravvivere alla fame e alla povertà, aspetti prioritari che inducono alla scelta di lasciare il proprio paese per motivi di effettiva necessità.
La situazione di bisogno dunque (una delle concause dell’emigrazione), è in molti casi acuta: quasi la metà degli intervistati dichiara di non disporre di cibo a sufficienza e il 60% di non disporre di un alloggio adeguato.
L’emigrazione rappresenta senza dubbio, una soluzione a questi problemi (per l’83% dei casi), ma non l’unica (per l’89%).
Ancora oggi la pressione esercitata sui giovani maschi affinché emigrino è ancora molto forte all’interno delle stesse famiglie, questo perché l’emigrante molto spesso, viene percepito come persona che ha avuto successo, poiché riesce a mantenere la propria famiglia con l’invio delle rimesse dal paese di accoglienza.
Molti senegalesi rimasti in patria ritengono che con l’emigrazione sarebbe in grado di migliorare le proprie condizioni di vita e quelle della propria famiglia, ma nessuno pensa in termini di radicamento stabile, al contrario progetta un suo ritorno, una volta raggiunto una tranquillità economica.
In realtà però il dato sulle acquisizioni di cittadinanza (quasi un quinto dei residenti) indica una tendenza alla stabilizzazione definitiva del migrante senegalese in Italia.
Oltre a ciò anche il fattore di emulazione svolge un ruolo importante ovvero l’immagine del  migrante di ritorno è pur sempre ancor oggi, quella di una persona che ce l’ha fatta, che non solo ha raggiunto la sicurezza economica per sé e per la propria famiglia, ma che è persino in grado di aiutare il proprio villaggio di origine.
A poco serve quindi convincere i giovani rimasti che la realtà in Europa non è come la si vede in televisione.
Con il determinarsi della crisi economica che ha investito l’Europa nel suo complesso, i senegalesi hanno scelto di orientarsi verso nuove destinazioni e con nuove modalità di emigrazione: dapprima a seguito della chiusura delle politiche di ingresso seguita alla crisi petrolifera del 1973, l’Italia è diventata un’alternativa di ingresso appetibile per i lavoratori stranieri, così a partire dagli anni ’80 con una domanda insoddisfatta di manodopera per quei lavori considerati precari e poco qualificati, rifiutati dalla popolazione locale, si è intensificata una ristrutturazione economica  associata ad una deregolamentazione del mercato del lavoro insieme al maggior ricorso al subappalto e alle pratiche informali di lavoro sommerso.
Con la crisi economica del 2008 e la chiusura in Italia delle opportunità di ingresso per lavoro, si sono generati crescenti flussi “misti” composti da migranti economici e rifugiati, insieme ad altri potenziali beneficiari di protezione umanitaria, insomma di persone che vogliono sottrarsi a condizioni di vita intollerabili.
In breve: la condizione di povertà e di bisogno offre delle vie d’uscita attraverso l’emigrazione ma non è l’unica, poiché sempre dalle interviste emerge forte il desiderio di ricercare alternative che consentano di non dover ricorrere necessariamente all’emigrazione come via d’uscita per poter vivere in modo dignitoso nel proprio paese, scegliendo di trovare nuove soluzioni ed opportunità.

Conclusioni della ricerca

Il lavoro di questa ricerca offre alcuni interessanti spunti di riflessione circa l’approccio della migrazione senegalese relativamente ad altri fattori concomitanti.
Il protezionismo sempre più crescente nei paesi europei (anche negli Stati Uniti) rispetto all’immigrazione straniera, come pure l’intensificarsi della violenza e dei conflitti interni ed internazionali in diversi territori geografici del mondo, hanno provocato effetti che sono sotto gli occhi di tutti e che minacciano l’integrità dell’Unione europea.
I migranti che lasciano il proprio paese di origine presentandosi alle frontiere, rappresentano un unico flusso misto, accomunato dalle medesime ragioni di sopravvivenza, che nello specifico caso del Senegal, sono anche legate al degrado ambientale.
Sarebbe auspicabile realizzare iniziative di informazione e sensibilizzazione miranti a decostruire l’immagine del migrante sempre e comunque di successo.
In particolare le istituzioni in base a quanto emerso dalle interviste, dovrebbero denunciare con maggiore forza la realtà dell’emigrazione irregolare, anche se ciò può implicare il ridimensionamento delle entrate provenienti dalle rimesse.
Attualmente sarebbe impensabile, per un paese come il Senegal, rinunciare a queste risorse da un giorno all’altro.
La progressiva diminuzione delle rimesse porta con sé la necessità di valorizzarle al massimo, insieme alla conoscenza e al sapere maturato nel corso degli anni con il lavoro all’estero, che invece deve essere messo a disposizione dello sviluppo locale.
Piuttosto si osserva che l’insediamento definitivo in Europa risulta essere sempre più frequente; in tale contesto l’Italia sembra offrire concrete possibilità di inserimento socio-economico, colmando da un lato il proprio fabbisogno di manodopera scarsamente qualificata e dall’altra venendo incontro al forte desiderio di impiego dei cittadini senegalesi, testimoniato da un tasso di occupazione che raggiunge il 63,8%.
L’inasprimento delle politiche di accoglienza in Italia e in Europa difficilmente riuscirà ad arrestare un fatto sociale totale come la migrazione, spesso derivante da necessità incomprimibili.
La gestione dei flussi migratori infatti richiede realismo e flessibilità che aiuterebbe i paesi di destinazione a provvedere in maniera legale alle necessità del mercato del lavoro nazionale, ridimensionando allo stesso tempo, il numero dei richiedenti asilo, nei quali confluiscono quei flussi misti che non trovano spazio negli ingressi per lavoro.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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