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Migranti e rimesse nell’economia globale (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2018: le rimesse e la loro evoluzione nel tempo, quale strumento prioritario di mantenimento dei familiari nei paesi di origine, ma anche per la costruzione di partenariati come obiettivo per uno sviluppo sostenibile.

31 luglio 2019

Il ruolo delle rimesse in Italia

Da oltre dieci anni Banca d’Italia pubblica periodicamente i dati sulle rimesse verso l’estero dei migranti in Italia, così da osservare nel tempo, i comportamenti finanziari dei cittadini stranieri presenti nel paese.
In base a tali dati emerge che il 2017 ha mantenuto la tendenza alla stabilizzazione in corso dopo il crollo del 2013 e per la prima volta dopo nove anni di variazioni in campo negativo, ha segnato una differenza positiva.
Infatti il volume complessivo delle rimesse si è mantenuto sopra i 5 miliardi di euro (nel periodo 2008-2011 le rimesse superavano i 7 miliardi annui).
A fare la differenza è ancora una nazionalità, quella cinese, che in soli sette anni ha ridotto a una frazione minuscola il valore delle somme inviate: nel 2012 erano stati inviati in Cina ben 2,7 miliardi di euro diventati 137 milioni nel 2017 (2,7% del totale).
Più volte nelle diverse edizioni del Dossier Statistico Immigrazione (2015,2016 e 2017), si è parlato dei fattori e le cause che hanno scatenato quella che è stata definita una vera e propria dèbacle cinese delle rimesse (una normativa antiriciclaggio più severa, maggiore attenzione da parte di operatori e autorità, raffinamento degli strumenti di rilevazione, crisi economica eccetera) e quest’anno in assenza di importanti novità, si può riconfermare che tale condizione è rimasta pressoché la stessa.
Mentre andando ad analizzare le comunità d’invio di denaro all’estero emerge che quella che nel 2017 ha inviato la quota maggiore di risparmi, circa 708 milioni di euro (-8,8% sul 2016) è quella romena che precede tutte le altre a seguire tra le quali il Bangladesh (532 milioni, +9,5%), delle Filippine (325 milioni, -2,8%) e del Senegal (309 milioni, +10,8%).
A seguire si collocano India, Marocco, Sri Lanka e Pakistan che hanno inviato cifre superiori ai 200 milioni di euro ciascuna.
Mentre a segnare diminuzioni generalizzate sono tutte le principali nazionalità sudamericane da quella peruviana ed ecuadoriana (entrambe a -8%) a quella domenicana (-10,7%), da quella brasiliana (-11,7%) a quella colombiana (-2,1%).
Al contrario l’Asia nonostante l’eccezione rappresentata dalla Cina e soprattutto l’Africa hanno fatto registrare una crescita rispettivamente dell’1,9% e del 7,6%.
Il supporto in termini di rimesse è dato anche se in piccola parte, dai minimi risparmi inviati periodicamente dai richiedenti asilo accolti in questi ultimi anni sul territorio italiano.
Dal punto di vista invece delle ripartizioni territoriali di provenienza delle rimesse il 2017 non evidenzia particolari scostamenti: il Nord e il Centro Italia detengono il primato (54% e 27,2%), benché quest’ultima area a causa del continuo declino delle rimesse cinesi, ha visto ridimensionarsi il proprio peso nella graduatoria nazionale.
Anche le Isole hanno visto una leggera diminuzione (circa un punto percentuale), che viene invece acquisito dal Sud, il quale si riavvicina ai valori assoluti del 2013.
A livello regionale la Lombardia conferma la sua leadership con il 23,3% dei flussi che partono da questa regione; seguono il Lazio (15,2%) e l’Emilia Romagna (9,1%), la Toscana e il Veneto (entrambe intorno al 9%).
In breve si evince che sono cinque essenzialmente le regioni da cui partono circa i due terzi delle rimesse inviate dall’Italia.
Infine a livello provinciale si osserva che Roma, Milano, Genova hanno subito un calo compreso tra l’1,5% e il 2,5%, mentre Torino scende del 10,5% e Firenze del 4%.
A crescere sono invece le province di Brescia (5,8%), Verona (9,8%) e Venezia (6,5%), mentre continua la sua discesa la provincia di Prato (-35,9%) per i motivi precedentemente esposti, relativamente alla questione delle rimesse cinesi.
Nel nuovo Rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’inclusione finanziaria dei migranti in Italia pubblicato nei primi mesi del 2018 (ma già attivo dal 2011 e nato dalla collaborazione fra il Ministero dell’Interno e l’Associazione Bancaria Italiana), è stato presentato un quadro aggiornato del mercato delle rimesse in Italia, dei suoi operatori e dei costi dei trasferimenti del denaro.
La ricerca in questione ha coinvolto un campione di 1.422 migranti adulti appartenenti a 10 nazionalità.
Dall’indagine campionaria emerge che i migranti inviano 4,3 volte durante l’anno, ma per un quarto dei casi l’invio è mensile o con una frequenza superiore.
L’importo medio per singolo invio si attesta intorno a 448 euro, mentre l’importo annuo medio è di 1.600 euro.
Per quanto attiene i sistemi utilizzati per il trasferimento monetario è emerso che la maggior parte di essi utilizza il sistema dei Money Transfer Operators, come canale privilegiato (per il 62% dei casi), seguiti da quello bancario (17%) e dal ricorso ad amici e parenti, con consegna diretta del denaro.
Mentre per quanto attiene la scelta del canale in base alla velocità di arrivo delle rimesse a destinazione il criterio utilizzato si basa sulla velocità con il quale il denaro viene reso disponibile a destinazione (45%), seguito dai costi d’invio (22%), dalla facilità di accesso dell’operatore (13%) e dalla fiducia nei confronti dello stesso (14%).
Interessante osservare anche le informazioni circa i principali strumenti attraverso il quale viene ricevuta la rimessa: attraverso il contante che rimane lo strumento privilegiato per il 64% dei casi, oppure il modo in cui la rimessa viene veicolata attraverso un operatore finanziario o uno strumento di pagamento elettronico.
Infine rispetto ai destinatari finali delle rimesse l’indagine conferma l’importanza del ruolo di sostegno di questi flussi di denaro verso i familiari (i genitori nel 45% dei casi, altri parenti nel 33% dei casi).
Nella fattispecie delle rimesse spedite dall’Italia emerge che il 26% dei migranti residenti ha tuttavia realizzato investimenti nel proprio paese di origine, il che evidenzia soprattutto con l’evolversi del processo di integrazione nel nostro paese, la presenza di finalità di investimento fra le destinazioni finali delle rimesse.
Si tratta di risorse economiche che vengono convertite negli altri paesi di origine per dar luogo ad investimenti i quali rappresentano una sempre più crescente transnazionalità, opportunità non solo per i paesi che ne beneficiano, ma anche per quelli dal quale tali fonti di denaro guadagnate dai migranti sono uscite.

Le migrazioni e lo sviluppo grazie all’invio di denaro

Per quanto riguarda infine l’utilizzo delle rimesse per lo sviluppo, interessanti diverse iniziative che hanno coinvolto alcuni paesi in via di sviluppo nel mondo, in particolare due progetti promossi dall’Ifad in Italia.
Il primo in particolare in partner con Atikha, un’ong filippina che sostiene l’investimento delle risorse dei migranti filippini verso le cooperative agricole basate nelle Filippine e ad oggi ha raccolto ben 6 milioni di dollari di risparmio in totale da oltre 2.000 lavoratori filippini, che sono stati investiti in piccole imprese e in cooperative rurali locali, creando oltre 1.000 posti di lavoro.
Il secondo progetto invece, avviato nel 2017 in collaborazione con Oxfam Italia, si concentra sulla diaspora marocchina e senegalese e mira a impegnare i migranti provenienti dai due paesi in Italia in investimenti produttivi e creazione d’impresa atti a sostenere lo sviluppo rurale e l’occupazione giovanile nei paesi di origine.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 
 
 
 

di Antonietta Mastrangelo

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