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I contesti regionali. Le isole. L’immigrazione in Sicilia (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2017: presentazione dei dati statistici nel Rapporto Immigrazione 2017 per la Sicilia.

13 settembre 2018

I siciliani residenti all’estero

I cittadini siciliani iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’stero) nel 2016 sono stati 22.809 di cui 12.046 maschi e 10.763 femmine.
Essi rappresentano il 10,1% del totale degli italiani che si sono iscritti nello stesso anno e che contano 225.663 persone in tutto.
Interessante osservare che l’insieme dei siciliani residenti all’estero (744.035) e quello dei siciliani che si sono iscritti all’Aire nel corso del 2016 (22.809) sono stati quattro volte superiori rispetto sia al numero dei residenti stranieri presenti in Sicilia (189.169) sia a quello dei nuovi migranti che hanno ottenuto la residenza nell’isola nello stesso anno (5.977).
Questo significa che da un lato questa regione fatica a trattenere i propri giovani mentre  è un luogo di attrazione per i migranti che sono alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore, ma in proporzione si evince come il valore dei residenti siciliani all’estero sia di gran lunga maggiore rispetto ai nati all’estero che giungono nell’Isola, molti dei quali decidono di spostarsi verso il Nord Italia (per le maggiori opportunità lavorative).
Inoltre emerge che sul totale delle iscrizioni nell’anno il 50,4% corrisponde a persone che di fatto sono espatriate dalla Sicilia alla ricerca di un lavoro, mentre le restanti sono dovute a motivi  quali la nascita da almeno un genitore italiano residente all’estero, o ad una re iscrizione all’Aire o all’acquisizione della cittadinanza italiana.
Osservando invece i dati dei nuovi iscritti per fascia d’età si nota l’alta percentuale di minorenni che rappresentano il 37% del totale.
Le principali tre fasce dell’età lavorativa (18-29, 30-44 e 45-64) rappresentano complessivamente il 57,5% dei nuovi iscritti di origine siciliana.
Per quanto riguarda invece le province di origine si osserva che il 20,5% dei nuovi iscritti proviene da Catania, seguita da Palermo (19,9%), Agrigento (15%) e Messina (12,5%).

Le restanti province hanno una percentuale inferiore al 10% e Ragusa rimane quella con il numero più basso di nuovi iscritti dimostrando di essere la provincia siciliana che offre più opportunità lavorative rispetto alle altre.
Infine ultimo dato quello riferito alle principali destinazioni che nel 2016 è stata la Germania, principale paese di arrivo dei siciliani (7.003 nuovi iscritti, il 30,7% del totale).
Numeri molto ridotti sono stati registrati verso altri paesi europei come il Regno Unito (1.878), Svizzera (1.679), Belgio (1.427) e Francia (1.214), inoltre circa 6.300 nuovi iscritti risultano residenti nelle Americhe, soprattutto in Argentina (3.015) e negli Stati Uniti d’America (1.244).

I migranti nel mercato lavorativo

Ancora una volta e anche per la regione siciliana ci troviamo di fronte ad una situazione occupazionale in cui i migranti devono fare i conti con possibilità lavorative  circoscritte ai segmenti più marginali del mercato, che sovente determina condizionamenti nella scelta dei settori di lavoro fortemente etnicizzati e precari.
Le dinamiche di inserimento occupazionale dei cittadini stranieri nell'isola siciliana, rappresentano un interessante osservatorio per analizzare alcuni dei punti cruciali connessi alle migrazioni internazionali ma parallelamente permettono di comprendere le modalità con le quali persone di origine straniera riescono ad adattarsi ai modelli produttivi locali, trovando all'interno di sistemi economici caratterizzati da profonda precarietà e debolezza strutturale, segmenti di produzione nei quali poter radicare i propri percorsi di vita e lavoro.
In base a tale premessa osservando i dati Inail emerge come sia elevata l'incidenza dei nati all'estero sugli occupati (oltre l'8%), rispetto al rapporto tra cittadini nati all'estero e popolazione residente in Sicilia (3,7%).
Questo significa che nonostante la debole presenza della componente non autoctona nel tessuto demografico siciliano, la struttura produttiva dell'isola riesce ad inglobare all'interno dei diversi comparti di attività, una buona parte  della forza lavoro proveniente dall'estero (in parte costituita anche  da figli di emigrati siciliani rimpatriati).
Anche per il 2016 si registra una sovra rappresentazione della quota maschile  su quella femminile tra gli occupati per l'anno preso a riferimento:la quota dei lavoratori si mantiene su un valore assoluto pari a 62.411 (il 64,2% del totale), rispetto al numero delle lavoratrici che raggiunge in 34.850 (il 35,8%), facendo così registrare un'incidenza ben più bassa se confrontata a quella nazionale (pari al 45%).
Al 31 dicembre 2016 le persone nate all'estero che hanno regolarmente svolto almeno una giornata di lavoro in Sicilia ammontavano a 97.261 unità, registrando un calo rispetto all'anno precedente.
Le province nelle quali è stato possibile rilevare una percentuale più alta rispetto alla media regionale sono state quelle di Trapani (10,2%) e di Ragusa (18,2%) attestando un valore più alto rispetto alla media nazionale ( media nazionale del 16,6%).
Per quanto attiene invece le provenienze nazionali si osserva che sempre per il 2016 l'Europa ha rappresentato il continente di origine con il più alto numero di lavoratori nell'isola, con il 54,6% di tutti gli occupati nati all'estero presenti negli archivi Inail.

A coloro che provengono dall'Europa seguono i nati in Africa (il 25,4%), gli asiatici (11,8%), gli americani (6,9%) e gli originari dall'Oceania (0,7%).
Osservando invece la prevalenza in regione in base alle nazionalità di origine emerge che anche per il 2016 i romeni si confermano il gruppo maggiormente presente con 21.815 presenze, collocandosi così al primo posto tra le prime 10  nazionalità presenti sull'isola.
Seguono nella graduatoria i tunisini con 11.338 unità (l'11,7%), i marocchini e gli albanesi rispettivamente con 4.199 (il 4,3%) e 3.960 (il 4,1%) delle presenze, gli srilankesi con 3.570 unità occupate (il 3,7%) e i nati del Bangladesh con 2.423 occupati (il 2,5%).
Nelle ultime posizioni in graduatoria troviamo i cinesi (1.998 occupati, ossia il 2,1%), i polacchi (1.979 unità, il 2%) e i filippini (1.703 lavoratori, vale a dire l'1,8%).
A chiudere la classifica come fanalino di coda i lavoratori nati in Ucraina e nelle Mauritius con 1.061 occupati i primi (l'1,1%) e 1.703 unità i secondi (l'1,8%).
Le province con il maggiore numero di migranti presenti sono Catania con 17.973 occupati stranieri registrati negli archivi dell'Inail (il 18,5% del totale regionale), in prevalenza maschi (61,4%).
Al secondo posto si colloca Ragusa con 17.122 lavoratori di nascita estera (il 17,6%), dei quali il 69,5% uomini.

A seguire si posiziona Palermo con 16.482 occupati stranieri (il 16,9%), anche in tal caso la maggior parte dei quali di sesso maschile (per il 61,5%).
In quarta posizione si trova Messina  che presenta una distribuzione più equilibrata rispetto alle altre province tra la componente maschile ( 56,1%) e quella femminile (43,9%).
Per quanto attiene Trapani si osserva che questa provincia registra un numero di occupati nati all'estero pari a 9.888 unità (il 10,2%), solo in piccola parte  rappresentati da donne (il 27,2%).
Siracusa ed Agrigento invece registrano invece un valore rispettivamente pari a 8.350 e a 8.116 unità (l'8,6% e l'8,3%).
Ad esse seguono infine Caltanissetta con 4.206 occupati stranieri (4,3%) ed Enna con 2.377 lavoratori nati all'estero (2,4%).
Nel corso del 2016 inoltre si osserva che con 51.767 occupati i servizi rappresentavano il settore di maggiore inserimento occupazionale tra i lavoratori nati all'estero, soprattutto sviluppato in provincia di Palermo e Catania.
Mentre l'agricoltura ha assorbito nello stesso anno 20.475 lavoratori stranieri soprattutto concentrati nelle province di Ragusa e Trapani, mentre l'industria solo 15.174 di essi.
A riprova di come gli effetti a lungo periodo della recessione economica abbiano continuato ad agire tanto nel settore dei servizi che in quello dell'industria anche nel 2016 vi è stata un'ulteriore riduzione degli spazi destinati alla manodopera straniera.

In questi due settori infatti, per i nati all'estero i saldi occupazionali (ossia la differenza tra le persone assunte e quelle il cui rapporto di lavoro è cessato) si sono dimostrati negativi (rispettivamente -1.553 e -325); il settore primario invece è stato l'unico a registrare alla fine dell'anno un saldo leggermente positivo (+15%), non in grado comunque di colmare il calo degli occupati stranieri nel territorio siciliano.

L'imprenditoria straniera

A fronte di una contrazione delle posizioni di lavoro dipendente, le iniziative imprenditoriali sono spesso correlate con il più ampio fenomeno dell'autoimipiego.
Nel periodo compreso tra il 2011 ed il 2016 le aziende a gestione immigrata  sono cresciute in Sicilia del 21,9%.
In base ai dati forniti da Unioncamere e Info camere infatti a fine 2016 le imprese gestite da cittadini nati all'estero attive in Sicilia sono state 27.857 con un peso del 6,1% sul complesso delle attività imprenditoriali presenti in regione.

Si tratta di una percentuale che sebbene pone questa regione molto al di sotto della media nazionale (9,4%), risulta comunque in linea con il dato rilevato per le isole.
 
(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2017)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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