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I contesti regionali. Il Sud. L’immigrazione in Abruzzo: dati economici e demografici (2 parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2017: presentazione dei dati statistici nel Rapporto Immigrazione 2017 per l’Abruzzo.

16 agosto 2018

Occupazione ed inserimento lavorativo dei migranti in regione

In questa regione nell’ultimo decennio (2006-2016), l’incidenza dei cittadini nati all’estero sugli occupati nel mercato del lavoro è aumentata dal 12% al 15,4% con una tendenza di crescita fino al 2011-2012 (15,9%) e poi in calo negli anni successivi.
In base ai dati estrapolati dall’archivio dell’Inail nel 2016 i nati all’estero occupati in regione sono stati 62.452, per circa i due terzi europei (65%) e per il 40,4% donne (si tratta si un’incidenza superiore a quella registrata nel Meridione, 38,7%, ma inferiore a quella italiana, 45%).
I paesi dai quali proviene il maggior numero di occupati sono la Romania (con 12.477 unità), l’Albania (6.265), il Marocco (3.707), la Cina (3.435), la Macedonia (1.904), l’Ucraina (1.571), la Polonia (1.453) e il Senegal (1.093).
A questi vanno aggiunti anche gli abruzzesi figli di emigrati di prima generazione e poi rimpatriati, com’è il caso di molti dei 5.386 italo-svizzeri,3.447 italo-tedeschi, 2.293 italo-venezuelani, 1.420 italo-francesi, 1.360 italo-belgi, 998 italo-argentini.
Nella fattispecie si osserva che per il 2016 il numero più cospicuo di occupati nati all’estero si è registrato nel Teramano (17.696), seguito dalle province di Chieti (15.534), dell’Aquila (14.970) e Pescara (13.526).
Nello stesso anno poi i cittadini stranieri al primo impiego regolare in Italia (nuovi assunti) sono stati 3.346 (per il 42,9% donne), con la provincia di Pescara che ha registrato 904 assunti, il maggior numero assoluto, di cui circa il 70% nel settore dei servizi e prevalentemente impiegato in micro imprese.

In regione inoltre oltre la metà delle assunzioni ha riguardato il settore terziario (55,5%), se però si tiene conto del numero elevato di persone che ha visto cessare il proprio rapporto di lavoro durante l’anno, i saldi occupazionali risultano in negativo in ogni provincia; il dato è stato positivo solo per il settore agricolo, tranne che in provincia di Pescara.
In Abruzzo tra gli occupati nati all’estero si registra un’elevata percentuale di lavoratori impiegati nel settore industriale (33,2%), una percentuale al di sopra sia della media italiana (23%) che nella media registrata tra le regioni del Sud (22%).
Anche nel settore primario la quota degli addetti a livello regionale (10,1%) supera la media nazionale (8%), ma è la provincia dell’Aquila a spiccare in questo ambito lavorativo (18,7%).
Per quanto concerne invece il settore dei servizi, emerge la provincia di Pescara, con una percentuale di addetti tra gli occupati nati all’estero pari al 60,2%.
Nello specifico caso i lavoratori stranieri trovano occupazione per il 17,9% dei casi nelle micro imprese, il 13,4% nelle medie imprese, mentre il 6,1% di essi nelle grandi imprese.
Infine osservando lo sviluppo nel territorio abruzzese del lavoro autonomo emerge che negli ultimi cinque anni (2011-2016) le imprese immigrate in questa regione hanno fatto registrare una crescita del 13,1% e nel 2016 sono risultate 13.579.
Si è trattato di un aumento dell’1,6% rispetto al 2015 e pari al 9,2% sul totale delle imprese registrate a livello regionale, nel 31,4% dei quali si tratta di imprese a conduzione femminile  e per il 29% di tipo artigianale, la maggior parte delle quali si trova concentrata nelle province di Teramo (4.351) e Pescara (3.866).

Permessi di soggiorno e accoglienza

Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno al 31 dicembre 2016 erano regolarmente presenti in regione 57.514 cittadini  non comunitari, di cui il 48% donne e il 64,2% soggiornanti di lungo periodo.
Nel corso dell’anno sono stati rilasciati per la prima volta 4.686 permessi di soggiorno: 2.210 per motivi umanitari (di cui il 94,1% per richiesta di asilo), 1816 per ragioni di famiglia, 179 per motivi di lavoro, 142 per ragioni di studio e 339 per altri motivi.
Per 18.479 soggiornanti il permesso è stato concesso nella provincia di Teramo (32,1% sul totale), seguita da quelle dell’Aquila (17.668), di Pescara (11.301) e di Chieti (10.066).
In regione i titolari di permessi di soggiorno a termine sono stati 20.579 e tra essi hanno prevalso quelli ottenuti per motivi di famiglia (8.580) e di lavoro (7.097).
Tra i primi rilasci sono invece preponderanti quelli rilasciati per richiesta di asilo (2.080).
Per quanto riguarda l’accoglienza in Abruzzo si osserva che a marzo 2017 la regione forniva ospitalità a 3.488 migranti, 3.239 nelle strutture temporanee e 249 attraverso la rete Sprar (32 posti in più rispetto al 2014).
Le provenienze dei richiedenti asilo sono diverse, con alcuni di essi provenienti dal Bangladesh, dalla Libia ma anche dalle regioni dell’Africa sub-sahariana e più nello specifico dalla Guinea Conakry, Guinea Bissau, Gambia, Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Nigeria. In grande prevalenza sono le persone molto giovani, nate nel corso e sul finire degli anni ’90.
Generalmente i richiedenti asilo accolti nelle diverse strutture presenti nel territorio abruzzese hanno alle spalle un vissuto complesso e un percorso di viaggio durato circa due anni.
Si tratta nella maggior parte dei casi di viaggi realizzati a tappe, durante i quali ognuno ha svolto lavori nei settori più disparati, per consentirsi la permanenza nel luogo di accoglienza o di proseguire il viaggio, qualora il paese di accoglienza non fosse risultato idoneo a qualche forma di stanzialità.

Ognuno di essi a prescindere dalla provenienza si è imbarcato per Lampedusa e in base alla loro appartenenza etnica si sono specializzati in alcune tipologie di lavoro: generalmente i richiedenti asilo del Bangladesh hanno lavorato nel commercio, in agricoltura  o nell'edilizia.
Prima di giungere in Libia qualcuno è passato per il Sudan, altri invece hanno lavorato a Dubai, mentre i giovani provenienti dalle regioni sub-sahariane hanno attraversato i paesi del continente che li separavano dalla Libia, tra questi il Niger e l'Algeria, lavorando nel settore delle costruzioni o nel commercio.
Si tratta di storie ognuna delle quali possiedono dei tratti caratteristici comuni, come l'impossibilità di continuare a vivere nel proprio paese di origine, per ragioni di tipo politico (manifestazioni anti-governative, campagne elettorali per conto di fazioni contrarie ad altri gruppi politici dominanti), di tipo economico (impossibilità a saldare un debito contratto, dissidi interni al nucleo parentale).
Sono storie spesso segnate dalla violenza, spesso subita durante la permanenza in Libia, i cui racconti coincidono nel tragico ricordo dei tanti soprusi subiti, nelle rapine, nei sfruttamenti, perfino nei sequestri a scopo di estorsione.
Il loro percorso di accoglienza li vede spesso coinvolti in attività che hanno come scopo l'apprendimento della lingua italiana e l'integrazione come fine ultimo.
E' per questo motivo che oltre a frequentare regolarmente le lezioni d'italiano, questi ragazzi sono coinvolti nello svolgimento di mansioni quotidiane e in attività ricreative, anche attraverso il coinvolgimento di gruppi di volontari di varie età.
Un incrocio di conoscenze e cultura che fa bene non solo ai giovani migranti coinvolti, ma soprattutto, a quanti dei residenti del territorio desiderino rendersi partecipi in un processo di avvicinamento alle diversità culturali, un melting pot multiculturale, molto presente in questa regione.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2017)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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