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I contesti regionali. Il Nord-Est. L'immigrazione in Friuli Venezia Giulia

Dossier Statistico Immigrazione 2017: presentazione dei dati statistici nel Rapporto Immigrazione 2017 per il Friuli Venezia Giulia.

5 luglio 2018

L’immigrazione in Friuli Venezia Giulia: i dati demografici

Ancora per il 2016 si assiste ad una situazione di stabilità per quanto concerne la presenza straniera in Friuli Venezia Giulia.
Infatti nonostante sia proseguita la tendenza negativa dei residenti stranieri in questa regione, passando da 105.222 presenze registrate al 31/12/2015 ai 104.276 del 31/12/2016, in termini relativi il decremento si è appiattito nei valori passando da -2,2% a -0,9% (-1,6% del Nord-Est e la crescita dello 0,4% a livello nazionale).
Questa diminuzione dei cittadini stranieri residenti è anche dovuta in parte alle 4.962 acquisizioni di cittadinanza registrate nel 2016 che in controtendenza rispetto al trend nazionale, hanno fatto registrare un aumento di acquisizioni del 13,2%.
Udine continua ad essere la provincia maggiormente attrattiva per i migranti (39.442 residenti, il 37,8% del totale regionale) e Pordenone quella con la maggiore incidenza (10,1%).
La diminuzione della popolazione straniera a  cui sopra accennato, si registra in particolare a Pordenone (quella con il maggiore calo) con -3,3%, seguita da Udine con il -0,1%, mentre le province di Gorizia e Trieste fanno registrare una lieve crescita, rispettivamente dell’1,1% e dell’1,9%.
Per quanto attiene la presenza dei diversi gruppi nazionali nel territorio friulano si osserva che vi è una predominanza di cittadini appartenenti all’Unione europea (il 34,3% dei 104.276, pari a 35.734 unità).
Nella fattispecie si registra soprattutto la presenza di quelli appartenenti agli Stati aderenti all’Ue 13 (“nuovi” Stati membri) con una prevalenza di 32.405, ossia 10 volte in più  quelli dei restanti 15 (3.329).

Il paese con il maggior numero di residenti è (come negli scorsi anni) la Romania che con le sue 23.817 unità, rappresenta quasi il 23% del totale degli stranieri residenti mentre a seguire si colloca l’Albania con 10.001 residenti.
Per quanto riguarda i romeni questi hanno un’incidenza del 30% sul totale degli stranieri residenti in provincia di Pordenone, valore che scende a Udine al 23,8%, al 16% a Gorizia e al 14,2% a Trieste.
Anche gli albanesi sono in proporzione più numerosi nella provincia di Pordenone, dove rappresentano il 14,2% dei migranti, a seguire a Udine con l’11,4%, Gorizia (3,6%) e Trieste (3%).
Inoltre la regione com’è noto rappresenta uno dei maggiori punti d’ingresso nazionali per i migranti forzati provenienti sia dal confine sloveno che da quello austriaco, infatti al 31 marzo 2017 i migranti accolti in Friuli Venezia Giulia sono stati oltre 5.000 (5.009), ossia 4,1 ogni mille abitanti.
Si tratta di un dato che colloca la regione a livello nazionale al terzo posto dopo il Molise (10,1 per mille) e la Basilicata (4,2 per mille) e in ogni caso molto al di sopra della media nazionale del 2,9 per mille.
Per quanto concerne invece le presenze di titolari di un permesso di soggiorno si osserva che a fine 2016 sul totale dei 30.978 possessori di un regolare permesso di soggiorno a termine, uno su cinque (il 20,6%) era per motivi di asilo/umanitari.
I titolari di questa tipologia di permessi hanno un’incidenza maggiore nelle province di frontiera come Gorizia (37,4%), Trieste (27,6%) e Udine (22%), mentre Pordenone pur contando il maggior numero di soggiornanti (11.183), registra un’incidenza più bassa (9,2%).

Economia ed inserimento lavorativo dei migranti

Anche per questa regione nel 2016 si sono registrati timidi segnali di ripresa economica, comunque già evidenziati nel biennio precedente (cfr. Banca d’Italia, Economie regionali. Il Friuli Venezia Giulia, n.6 giugno 2017).
I settori di maggiore crescita sono stati quello industriale (sostanzialmente stabile +0,3%), cantieristico per quanto attiene la vendita di navi da crociera, una crescita che dovrebbe proseguire secondo le future previsioni, per il prossimo quinquennio.
In crescita anche il settore delle compravendite immobiliari (+21,7%), come pure quello della produzione edilizia, mentre decisamente importanti sono state la crescita delle esportazioni regionali, che si è attestata sul 27,8%.
Tale trend economico si è riflesso ovviamente anche sul mercato lavorativo, infatti l’occupazione complessiva è cresciuta di uno 0,6%, concentrata soprattutto nell’ambito dell’occupazione dipendente e in quella femminile (cfr. Agenzia regionale per il lavoro, Il Mercato del lavoro nella Regione Friuli Venezia Giulia, 3° trimestre 2016).
Rilevante appare anche la contrazione delle ore di Cassa Integrazione  guadagni (Cig), calate del 17,5%, così come pure la disoccupazione è calata di mezzo punto, attestandosi sul 7,5%, un valore ben al di sotto della media nazionale.
Per quanto concerne i cittadini nati all’estero gli archivi Inail hanno registrato 76.733 occupati con almeno una giornata lavorativa nel corso del 2016, ove il 51,1%risulta impiegato nei servizi, il 35,9% nell’industria, il 6,9% nell’agricoltura e il 6,1% nei settori non attribuiti.
Per quanto concerne le attività imprenditoriali si osserva che anche per questa regione i cittadini nati all’estero rappresentano la principale forza motrice della crescita dell’economia grazie alle imprese straniere, che nel 2016 sono aumentate del 3,7%, rispetto ad un minimo aumento di quelle italiane sul territorio del +0,3%.
Per quanto riguarda invece gli invii monetari all’estero emerge che dopo il calo del 4,2% registrato nel 2015, le rimesse dal Friuli Venezia Giulia sono tornate a crescere nel 2016 del 7,6%; si tratta di un valore più che doppio rispetto al +2,4% registrato a livello macro regionale e addirittura in controtendenza rispetto alla flessione del 3,4% registrato a livello nazionale.
Infine per quanto attiene la sfera relativa agli infortuni sul lavoro, questione purtroppo sempre di forte attualità, in base ai dati Inail emerge che la maggiore percentuale d’infortuni è accorsa fra i migranti, soprattutto tra quelli i quali si trovano a lavorare in contesti di lavoro non regolare, in cui le garanzie minime di sicurezza sono quasi o totalmente assenti.
Più in dettaglio si osserva che per il 2016 gli infortuni sul lavoro sono tornati di segno positivo, così il pur lieve aumento dello 0,7% sta a significare che i decrementi del triennio precedente (-6,8% nel 2013, -4,5% nel 2014 e -4% nel 2015) erano da ascriversi  più alla rallentata attività economica causata dalla crisi che ad un’inversione di tendenza strutturale.
Infine si nota a riprova di quanto sopra detto che, l’aumento dell’incidentalità non è equamente  ripartito:se la crescita è limitata al 2,4% per i lavoratori nati in Italia, questa passa al 4,9% se si prende in esame i lavoratori dell’Unione europea (Italia esclusa) e all’11,3% per i non comunitari.
 
Due comunità in difficoltà: la bengalese di Monfalcone e la ghanese di Pordenone

L’Agenzia del lavoro della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha commissionato la realizzazione di due recenti studi condotti dal ricercatore Paolo Attanasio del Centro Studi e Ricerche Idos, circa il fenomeno di concentrazione territoriale e occupazionale che caratterizza la comunità bengalese della provincia di Gorizia (soprattutto nel comune di Monfalcone) e quella ghanese presente a Pordenone (nel capoluogo).
Per quanto attiene il primo caso dei cittadini bengalesi è emerso che, pur continuando ad essere prevalentemente residenti nel Comune di Roma Capitale, essi  rappresentano oltre il 17% di tutti gli stranieri residenti nella provincia di Gorizia e ben il 33,6% nel Comune di Monfalcone con una crescita del 100% fra il 2008 e il 2016.
Si fa riferimento alla Capitale poiché fino agli anni ’90 questa comunità era prevalentemente concentrata nella metropoli romana, primo punto di approdo di questa collettività.
Successivamente alla fine degli anni ’90 la comunità bengalese inizia a spostarsi da Roma verso le città medio-grandi del Centro-Nord, attratta da nuove possibilità di lavoro e mettendo in atto una grande catena migratoria.
La realtà produttiva che ha attratto maggiormente i bengalesi è stata quella cantieristica di Fincantieri di Monfalcone, un gruppo che gestisce 20 cantieri in quattro continenti con 19.000 dipendenti e oltre 4,2 milioni di utili nel 2015.
Per quanto attiene lo specifico riferimento ai lavoratori bengalesi ne è emerso che questi non sono stati assunti direttamente dal gruppo, ma lavorano per una serie di ditte appaltatrici e sub-appaltatrici in condizione di forte precarietà.
Diverso in parte è il caso della comunità ghanese residente nella provincia di Pordenone, la quale è collegata al lavoro nell’industria metalmeccanica e nella fattispecie in quella degli elettrodomestici.
Anche in tal caso la spinta occupazionale e la catena migratoria hanno indotto circa il 64% dei ghanesi del Friuli Venezia Giulia a trasferirsi a Pordenone, sede proprio di importanti fabbriche di elettrodomestici.
Rispetto alla crescita dei bengalesi, la comunità ghanese appare in continuo calo, colpita dalla crisi che si è tradotta in successive ristrutturazioni e delocalizzazioni aziendali: dal 2010 anno di maggior presenza al 2016 il decremento è stato del 43% in termini numerici da quasi 5.000 residenti a meno di 3.000 (2.842 al 31/12/2016).
Soltanto nell’ultimo anno il calo ha sfiorato il 12% e tutto ciò in un contesto territoriale (Pordenone appunto) in cui la presenza  di residenti stranieri è passata da 28.781 nel 2008 a 31.380 a fine 2016 (+9%).
In breve: è in atto un declino  di una particolare comunità in un territorio ben determinato, una situazione che non riguarda né quella comunità, né il territorio di per sé, piuttosto il combinarsi di entrambe i fattori, data dalla particolare situazione di segregazione occupazionale e territoriale che la comunità si trova a vivere.
Al primo sguardo si direbbe che le due comunità prese in esame non hanno alcun elemento in comune, ad eccezione delle forti difficoltà di integrazione nei rispettivi territori di residenza.
Si osserva infatti che entrambe le collettività hanno scelto la stessa soluzione per ovviare al problema  di disagio socio-economico e occupazionale, ovvero la ri-emigrazione verso il Regno Unito, il paese che fino a pochi decenni fa li ha entrambi annoverati fra le proprie colonie.
Infatti molti giovani bengalesi e ghanesi, non diversamente dai loro coetanei italiani, cercano una via di fuga trasferendosi in un paese che se non necessariamente più accogliente, appare loro comunque più familiare sia da un punto di vista linguistico- culturale che di organizzazione scolastica.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2017)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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