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I contesti regionali. Il Nord-Ovest. L’immigrazione in Valle d’Aosta: i dati demografici

Dossier Statistico Immigrazione 2017: presentazione dei dati statistici nel Rapporto Immigrazione 2017 per la Valle d’Aosta.

14 giugno 2018

I residenti stranieri in Valle d’Aosta

Anche per il 2016 si conferma il calo dei residenti stranieri in Valle d’Aosta pari al -2,6%, infatti al 1° gennaio 2016 i cittadini di nazionalità non italiana erano 8.480 mentre alla fine dell’anno ne risultavano 8.257 (7.741 se si escludono i cittadini appartenenti all’Ue a 15 e alla Svizzera), pari al 6,5% della popolazione regionale, oltre 4 punti percentuali in meno rispetto alla media delle regioni del Nord-Ovest (10,6%) e quasi 2 rispetto alla media nazionale (8,3%).
Si tratta di una diminuzione che persiste nonostante i nuovi nati da genitori stranieri (132), non dovuto tra l’altro, alle acquisizioni di cittadinanza italiana (640 nel 2016, -117 rispetto al 2015) o alle cancellazioni dovute a decessi (15), bensì ad una tendenza negativa pluriennale (dovuta alla diminuzione dei nuovi arrivi) già a partire dal 2013.
Tale riduzione ha coinvolto tutte le nazionalità presenti sul territorio valdostano a partire da quelle più numerose, come nel caso dei romeni (2.505 residenti, pari al 30,3% dei residenti stranieri).
Lo stesso è valso per i marocchini, seconda nazionalità per numero di presenze che passa dai 1.819 residenti nel 2015 a 1.610 per cui la loro incidenza sulla presenza straniera totale passa dal 21,5% al 19,5%.
Tendenza in negativo anche per la collettività albanese, i cui residenti passano da 869 nel 2015 a799 ossia il 9,7% del totale (10,2% nell’anno precedente).
Si conferma inoltre anche il calo dei tunisini (258 residenti nel 2016, 309 nel 2015), e di altre nazionalità appartenenti all’Ue a 15 come ad esempio nel caso dei francesi che scendono a 221 residenti 8il 2,7% degli stranieri).
L’unica eccezione è quella rappresentata dalla nazionalità cinese che, con 272 residenti crescono rispetto all’anno passato (265) e comunque già in crescita dal 2014.
All’interno di questa compagine la componente europea risulta in ogni caso ancora maggioritaria (57,7%, 51,7% se si escludono gli appartenenti ai paesi Ue a 15), seguiti dagli africani (28,3%).
Infine con percentuali simili in ordine i cittadini asiatici e quelli latino-americani (6,8% i primi e 6,9% i secondi).
Un’ulteriore distinzione a tale analisi è estrapolata sulla base dei titolari di permesso di soggiorno  (5.469 unità, con una lieve maggioranza maschile, pari al50,3%) tra non comunitari e comunitari.
A tal proposito si evince che tra i soggiornanti la nazionalità più rappresentata è quella marocchina (incidenza del 33,2%), mentre la componente magrebina nel suo complesso incide per il 42,8% e l’Africa per il 51,1%, risultando così il principale continente di provenienza.
Mentre per quanto attiene il caso dell’Europa non comunitaria si osserva che questa raggiunge il 26,7% grazie alla forte presenza albanese, che da sola raggiunge il 14,4% degli stranieri soggiornanti.
Infine per quanto attiene le provenienze asiatiche e del Centro-Sud America la quota è ripartita tra le prime con l’11,2% delle presenze e le seconde con il 10,5%.
Tra i titolari di un permesso di soggiorno il 51,7% ha un permesso a tempo indeterminato e il 48,3% a termine, in particolare tra questi ultimi nel 54% dei casi si tratta di permessi per ragioni famigliari, mentre nel 29,6% di permessi per motivi di lavoro, infine tra le altre molteplici ragioni di richieste di permessi si segnala quelli richiesti per protezione umanitaria, tra cui la richiesta d’asilo (9,5%).
Per quanto concerne l’aspetto collegato alle suddivisioni per classi d’età emerge che i minori rappresentano il 18,1% (in calo rispetto al 2015 quando erano il 19,1%).
In attinenza con il tema riguardante i minori si osserva che per quanto concerne il processo di scolarizzazione nell’a.s. 2016/2017 sono stati 1.255 gli studenti stranieri iscritti nei diversi ordini e gradi delle scuole valdostane, di cui il 48% si è trattato di femmine (il 6,8% della popolazione scolastica regionale (7,4% nell’anno precedente).
Gli iscritti non italiani sono diminuiti dunque in tutti gli ordini scolastici come risulta dalle seguenti iscrizioni: 284 nella scuola dell’infanzia (320 nell’a.s. 2015/2016), 471 nella primaria (496), 212 nella secondaria di primo grado (259), 288 nella secondaria di secondo grado (318).
Più in dettaglio la riduzione degli iscritti ha riguardato tutte le principali nazionalità come nel caso del Marocco in cui il calo è stato più evidente con una perdita di 64 studenti e con il caso opposto rappresentato dalla Cina che rispetto alle altre collettività ha aumentato il numero dei suoi studenti passando da 55 nell’anno scolastico 2015/2016 a 71 nel 2017.
Per quanto attiene il tasso di scolarità (riferito al 2014) dei minori stranieri in Valle d’Aosta  tale è pari all’83,6% (75,5% per i maschi e 97,1% per le femmine), 10 punti in meno rispetto al dato degli italiani che raggiunge il 92,8% ma comunque superiore alla media nazionale (77,8% per gli studenti stranieri e 93,6% per gli italiani).
Andando ad analizzare invece la struttura generazionale si osserva che  gli ultra 65 enni sono pari al 5%, una percentuale superiore alle medie dell’Italia e del Nord-Ovest e in crescita rispetto agli anni precedenti (4,6% nel 2015).
Interessante inoltre all’interno della tematica generazionale constatare la netta prevalenza femminile all’interno delle diverse fasce d’età, tra quella delle ultra 65 enni in cui è donna ben il 63,2% di esse, nella classe d’età compresa tra i 45 e i 64 in cui ad essere donna è il 68,4%, nella classe d’età compresa tra i 30 e i 44 anni sono il 55,9% ad essere donna, mentre nell’età compresa tra i 18 e i 29 vi sono il 51,3% di donne.
Infine interessante constatare che tra i minori la loro presenza diminuisce al 48,7%, una percentuale comunque piuttosto elevata.
Questi aspetti fino ad ora presi in esame confermano la rilevante femminilizzazione dell’immigrazione nella regione (le donne sono il 57,1% di tutti i cittadini non italiani residenti); un dato lievemente in calo rispetto all’anno precedente ma comunque sempre più elevato rispetto alla percentuale rilevata nelle altre regioni del Nord-Ovest (51,9%) e a livello nazionale (52,4%).
Questa forte predominanza femminile si riscontra inoltre proprio all’interno delle diverse collettività, come nel caso di quella thailandese in cui la presenza femminile supera il 90,9%, quella colombiana con l’88,9% delle presenze femminili. Quella ucraina con l’84,5% di donne, quella russa con l’83,9%, quella cubana con il 76,7% e quella filippina con il 72,7% di esse.
Si tratta di collettività in cui la presenza femminile supera comunque il 60%, come nel caso anche della comunità peruviana (67,7%), di quella domenicana (66,2%), della moldava (63%) e della romena (62,8%).
Questi elementi sono anche indicatori di una forte presenza di lavoratrici nel settore della cura e della persona.
Per quanto concerne invece il tema dell’accoglienza risulta importante ricordare che la Regione ha predisposto un sistema di sostegno alla popolazione straniera attraverso l’istituzione del fondo Fami.

Attraverso il progetto Vivere in Valle d’Aosta è stato infatti predisposta la possibilità di alcuni punti di accesso presso alcune sedi dello Sportello sociale, per assicurare consulenza sulle tematiche relative ai processi migratori e l’accompagnamento al lavoro, all’abitazione e all’orientamento sul territorio.
Questa iniziativa si inserisce in un “habitat” non proprio dedito all’accoglienza, in cui la presenza migrante non risulta certo incoraggiata a rimanere, in quanto il territorio non offre opportunità dal punto di vista occupazionale, d’integrazione sociale, di assistenza in condizioni di fragilità economica alle famiglie bisognose.
 In ogni caso meglio una goccia nel mare che il nulla assoluto.

Le azioni volte all’accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale

Dal punto di vista dell’accoglienza offerta attraverso i sistemi presenti in Valle d’Aosta si osserva che nel maggio 2017 sono stati 329 i cittadini stranieri richiedenti asilo o rifugiati accolti ossia lo 0,2% dei migranti accolti a livello nazionale, questo contro una richiesta di posti per 440 unità (definita dalla Conferenza Stato Regioni e attualizzata dal decreto Minniti-Orlando).
Inutile dire che tale condizione pone all’ultimo posto della classifica la Valle d’Aosta per quanto attiene il versante dell’accoglienza, subito dopo il Molise con un territorio grande come quello valdostano per superficie, ma con un Pil regionale decisamente inferiore, rispetto ad una presenza demografica che risulta essere il doppio rispetto a quella presente il Valle d’Aosta.
In regione infatti, non sono presenti centri di prima accoglienza né servizi strutturati per la seconda accoglienza (Sprar).
Il sistema di accoglienza locale è invece organizzato dal Dipartimento degli affari di prefettura  (Dap) e si sviluppa in strutture temporanee con il contributo di 8 enti gestori.
Le strutture organizzate dispongono di una capienza che va da 8 a un massimo di 25 posti disponibili; i migranti accolti sono tutti adulti e provenienti soprattutto dall’Africa sub sahariana (Nigeria, Gambia, Mali,Etiopia, Eritrea e Sudan) e cui si aggiungono le provenienze dall’Asia centrale (Pakistan e Bangladesh) ed infine quelle dal Medio Oriente (Kurdistan iracheno).
Il sistema di accoglienza in questa regione poi si fonda solo ed esclusivamente sulla prima fase del percorso dei richiedenti protezione internazionale, che va dall’arrivo in Italia alla formalizzazione della domanda di asilo, fino all’esito della domanda, ossia al riconoscimento o meno di una qualche forma di protezione da parte delle autorità preposte all’esame (riferendoci alla Commissione territoriale per la valutazione della domanda e al Tribunale per la valutazione dei ricorsi).
Inoltre i tempi per l’ottenimento della risposta alla propria domanda di protezione sono ancora molto lunghi.
Nella fattispecie presso la sede di Torino a cui fa riferimento la Valle d’Aosta i tempi sono mediamente di un anno per l’incontro con la Commissione e di ulteriori 8 mesi per l’eventuale ricorso in tribunale (dopo il decreto Minniti-Orlando è ammesso solo il ricorso in Cassazione).

Ci troviamo di fronte quindi ad una tempistica molto difficoltosa per i richiedenti asilo, i quali sono costretti a vivere nel frattempo, in attesa di conoscere la possibilità di avere un futuro oppure di dover lasciare definitivamente l’Italia per la risposta di un definitivo diniego.
E’ per tali ragioni che in questa regione è ridotto il numero di cittadini titolari di una forma di protezione (circa il 35% delle persone accolte): un numero compreso tra 60 e 90 persone all’anno.
Inoltre successivamente alla prima fase di accoglienza non ci sono percorsi di inserimento nel tessuto socio-economico della regione che siano in grado di accompagnare i rifugiati.
Nonostante tali difficoltà però molto spesso accade che molti giovani i quali in un primo momento sono andati via dalla regione per esplorare altre possibilità in altri contesti regionali, si trovano alla fine costretti per così dire a ritornare per le scarse possibilità offerte altrove, per cui seppur rade le opportunità effettive d’inserimento, la Valle d’Aosta rappresenta per chi vi ha passato un lungo periodo di attesa forse l’unico punto di riferimento concreto.

Immigrazione e occupazione

Nel corso del 2016 in base ai dati emessi da Banca d’Italia, l’economia Valdostana è rimasta nel suo complesso debole e il Pil è diminuito per il quinto anno consecutivo.
In conseguenza di ciò anche l’occupazione è calata ulteriormente scendendo a livelli inferiori del 4,2% rispetto al 2008.
In concomitanza del calo degli occupati si è ridotta anche l’offerta di lavoro dell’1% (-1,1% a livello nazionale) e le persone in cerca d’impiego anche sono diminuite soprattutto tra i giovani, in cui l’incidenza tra di essi tra chi non studia e non lavora ha raggiunto il 18,6%.
Infine il tasso di disoccupazione è sceso di 0,2 punti percentuali, attestandosi all’8,7% (11,7% in Italia).
Le difficoltà economiche hanno ovviamente influito anche sul mondo del lavoro immigrato, che quest’anno ha visto un saldo negativo tra il numero di assunti e quello di persone il cui lavoro è cessato (-239), con un lieve miglioramento rispetto ai valori del 2015 (-286).
Nel corso del 2016 gli occupati nati all’estero registrati dall’Inail sulla base delle comunicazioni obbligatorie sono stati 6.470 (5.717 se si escludono i cittadini Ue a 15), di cui 3.574 uomini (55,2%) e 2.896 donne.
La maggior parte di essi lavora nel settore dei servizi per il 63,2% del totale, mentre il 22,1% è impiegato nell’industria e il 9,4% in agricoltura.
In particolare il settore dei servizi ha conosciuto in modo particolare il saldo occupazionale peggiore (-167 unità), seguito da quello industriale (-108) e da quello agricolo (-19).
Le nazionalità che hanno registrato i saldi più negativi sono state quella romena (-94), con 1.739 occupati, quella marocchina (-31) con 977 occupati e quella albanese (-17) con 568 occupati.
In tale quadro complessivamente negativo del trend occupazionale, la collettività che al contrario non ha risentito delle difficoltà economiche è stata quella cinese che con 155 occupati è riuscita ad ottenere un saldo positivo anche se modesto (+2).
Per quanto concerne infine l’auto imprenditoria immigrata si osserva che, a fine 2016 tali sono state 674 (+1,4% rispetto al 2015), pari al 5,2% delle imprese regionali, una percentuale molto distante dai valori registrati per le imprese straniere presenti in altri contesti regionali nel Nord-Ovest (11%) ma anche rispetto al contesto nazionale (9,4%).
Si conferma infine la crescita delle imprese a gestione immigrata femminile (26,1%) sia rispetto all’anno precedente (25,4%),  sia rispetto alle regioni del Nord-Ovest (21,2%) sia anche a livello nazionale (23,6%).

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2017)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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