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I contesti regionali: l'Abruzzo

Dossier Statistico Immigrazione 2016: “Analisi dei contesti regionali italiani”, i trend economici, occupazionali e socio-culturali collegati al fenomeno migratorio in Abruzzo.

5 settembre 2017

L’ABRUZZO

Introduzione
L’Abruzzo con i suoi 1.326.513 abitanti ospita il 9,4% della popolazione del Sud Italia, accoglie il 15,2% dei cittadini stranieri di tutto il Meridione e l’1,8% delle persone immigrate complessivamente residenti nella Penisola.
E’ al quarto posto (dopo Campania, Puglia e Calabria) tra le regioni del Mezzogiorno sia per consistenza della popolazione straniera che per la sua incidenza sui residenti.
Da questa sua rilevanza quantitativa e considerato il fatto relativo all’integrazione dei migranti, questa regione è stata spesso accostata all’andamento riscontrabile nel Centro-Nord dell’Italia.
 
 
I residenti stranieri nel 2015

I cittadini stranieri residenti in Abruzzo nel 2015 sono stati 86.363 un incremento lieve rispetto al 2014 in cui se ne registravano 86.245 (+118 nel 2015).
La loro incidenza in regione sulla popolazione complessiva è risultata pari al 6,5% (4% la media nazionale) e differenziata per provincia andando dal 5% nelle province di Pescara e Chieti, al 7,7% in quella di Teramo e all’8% dell’Aquila.
Proseguendo nell’analisi si osserva che le quattro province hanno tutte una quota compresa tra un quinto e un quarto della popolazione straniera residente: di poco al di sotto del 25% Pescara (20,4% e 17.639 presenze) e Chieti (23,8% e 24.183) e appena al di sopra Teramo (27,7% e 23.957) e l’Aquila (28% e 24.183).
Nello specifico nelle province dell’Aquila e di Pescara il numero delle persone immigrate nel 2015 è diminuito rispettivamente di 174 e di 114 unità, mentre in quella di Teramo è aumentato di 17 unità e in quella di Chieti di 389 unità.
I migranti sono provenienti per il 70,9% dall’Europa (il 41,1% dall’Ue), per il 14,6% dall’Africa, per il 9,8% dall’Asia, per il 4,7% dal continente americano (il 4,3% dall’America centro-meridionale) e per lo 0,1% dall’Oceania.

Come prima accennato i residenti immigrati rappresentano il 15,2% delle persone straniere insediatisi nel Sud della penisola, mentre per quanto concerne l’appartenenza religiosa, tra i cittadini stranieri prevalgono i cristiani  con il 58,8% di cui cattolici il 15,6% e i musulmani per il 31,2%.
Dal punto di vista dell’incidenza femminile tra la popolazione immigrata presente in regione questa è in aumento rispetto all’anno precedente e si situa  al 54,8%, una quota superiore alla media nazionale di oltre due punti.
Si tratta di un dato che è indicatore di un forte grado di stabilità del fenomeno migratorio in regione, in quanto in altri contesti con il presentarsi della crisi economica nel 2008, molte donne sono state costrette a lasciare l’Italia sia perché la persona anziana che assistevano è deceduta, sia perché come collaboratrici domestiche non hanno ottenuto il rinnovo del contratto di lavoro dalla famiglia che le aveva assunte.
Per quanto riguarda le iscrizioni anagrafiche nel 2015 in Abruzzo si sono cancellate 1.148 persone straniere dalle anagrafi comunali per recarsi all’estero, mentre 4.501 si sono iscritti in provenienza dall’estero.
Inoltre si sono aggiunte le registrazioni anagrafiche dei nuovi nati stranieri che sempre per lo stesso anno sono state 1.112, contro 155 quelli deceduti.
La provincia al primo posto per le acquisizioni di cittadinanza è l’Aquila con 1.109 unità, seguono Teramo 738, Chieti 564 e Pescara 553.
All’Abruzzo spetta l’1,5% delle nuove nascite (1.112 su 72.096) e l’1,7% dei casi di acquisizione di cittadinanza (2.964 su 178.035), mentre per quanto riguarda i movimenti da e per l’estero, la quota regionale  è pari all’1,8% delle iscrizioni anagrafiche (4.501 su 250.026) e al 2,6% delle cancellazioni (1.148 su 44.696).
Sono indicatori i quali attestano nel loro complesso, la presenza di condizioni in grado di favorire un positivo inserimento.

Soggiornanti non comunitari nel 2015

I soggiornanti non comunitari in Abruzzo al 31 dicembre 2015, sono stati circa 58 mila su un totale nazionale di 3.980 mila (quota  dell’1,5%), nello specifico, il 64,3% dei non comunitari presenti in Abruzzo (circa 37.000 persone), ha ottenuto il permesso Ue di lungo soggiorno, ossia a tempo indeterminato.
Mentre tra i permessi a termine si osserva che i motivi prevalenti del soggiorno sono stati di lavoro (39,6%) e la famiglia (45%), e risultano in vigore circa 250 permessi di soggiorno per motivi di studio.
Un’altre presenza non trascurabile è quella relativa ai motivi umanitari (il 9,5% sul totale dei permessi a termine), ossia l’1,4% dei soggiornanti in Italia, di cui si fa carico il Servizio per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), gestito dall’Anci per conto  del Ministero dell’Interno.
Per quanto attiene invece la gestione dei flussi migratori degli ultimi anni e far fronte al loro forte incremento negli ultimi anni, intervengono i Centri di assistenza straordinaria (Cas) che fanno capo alle singole prefetture.
In tale contesto un indicatore delle difficoltà occupazionali dei migranti che non fruiscono di autorizzazione al soggiorno stabile, sono i permessi validi che nel corso dell’anno, scadono  e non vengono rinnovati perché il lavoratore avendo perduto il posto, non è riuscito a trovarne un altro nel prescritto termine annuale.
Quando ciò si verifica queste persone sono costrette al rimpatrio o alla permanenza in situazione d’illegalità, e nell’ultimo quinquennio sono stati numerosi i casi di questo tipo in Italia.

L’occupazione per i migranti

Inizialmente i migranti arrivavano in Abruzzo ed erano costretti ad arrangiarsi come venditori ambulanti, lavavetri, addetti ai servizi più umili nella ristorazione e nel turismo (in modo specifico sui litorali), oppure si inserivano come braccianti in nero impiegati in agricoltura, o in attività stagionali e saltuarie.
Proseguendo dunque sull’esempio del passato negli ultimi anni è prevalso l’inserimento dei migranti nel commercio, seguito dall’industria e dall’agricoltura.
In base all’analisi degli occupati nati all’estero (dati Inail), anche nel 2015 è confermata questa tendenza con una prevalenza degli impieghi nel settore terziario (48,9%), una discreta quota immessa nel settore industriale (33,1%) e il 10,6% impiegati nel settore primario.
Per quanto concerne l’economia abruzzese nel 2015 pur persistendo la crisi in diversi comparti, è stata di segno lievemente positivo con un incremento del Pil (+0,2%).
In base a questa ripresa, si è verificata conseguentemente una crescita della forza lavoro e sono aumentati anche gli occupati, perfino nel settore manifatturiero.
E’ diminuito il numero delle imprese attive iscritte nei registri camerali, e contemporaneamente  nello stesso anno è calato anche il numero delle cessazioni, aumentando invece la percentuale delle imprese a carattere non individuale.
I dati emessi dall’Inail evidenziano che tra gli occupati in Abruzzo, l’incidenza dei nati all’estero è stata del 15,6% nel 2015 (Italia 16,8%).
Nel corso dell’anno finora preso in esame, gli occupati immigrati hanno inciso per poco meno di un quarto sia su tutte le assunzioni effettuate, sia sulle nuove assunzioni, ossia quelle riguardanti  persone che hanno trovato un’occupazione per la prima volta (incidenze rispettivamente del 22,2% e del 23,5%).
Più in dettaglio si osserva che l’impatto dei lavoratori stranieri sulle nuove assunzioni fa registrare il valore più alto nella provincia dell’Aquila (27,6%) e quello più basso nella provincia di Pescara (20,1%).
Al contrario le persone immigrate incidono meno sulle cessazioni dei rapporti di lavoro (21,6% in Abruzzo, ma ben 26,7% all’Aquila) rispetto alla media italiana del 23,5%.
Migliori sono i dati relativi all’imprenditoria gestita da immigrati come titolari di imprese individuali o come soci maggioritari negli altri casi.
Secondo i dati di Unioncamere/Infocamere le imprese a gestione straniera nel 2015 in Abruzzo sono state 13.363 pari al 2,4% del totale nazionale (550.717 unità) e al 9% delle imprese operanti in regione: 2.064 all’Aquila, 3.262 a Chieti, 3.817 a Pescara e 4.220 a Teramo.
Infine per il 31,4% si tratta di imprese a gestione femminile, e per il 29,8% di imprese artigiane.

Sintesi dei dati di altri archivi

Per concludere alcuni brevi dati sui movimenti degli abruzzesi i quali hanno lasciato la loro regione per espatriare verso l’estero.
A tal proposito gli abruzzesi all’estero sono 179.715 (dati Aire), pari al 3,7% dei 4.811.163 italiani residenti all’estero complessivamente e in aumento nell’ultimo anno di 4.974 unità.
Le denunce contro persone straniere sono state 5.105, pari all’1,4% del totale nazionale di 5.251,6 milioni di euro.
Infine va sottolineata la scarsa incidenza dei migranti non comunitari sulle prestazioni assistenziali (1,4%) e soprattutto su quelle previdenziali (0,2%).

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2016)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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