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Fondo non autosufficienza, nessuna notizia di aumenti. Del Piano nazionale, neanche

Fondo non autosufficienza, nessuna notizia di aumenti. Del Piano nazionale, neanche

25 ottobre 2021

Cinque mesi fa il ministro Orlando ha istituito il gruppo di lavoro per la definizione del Piano 2022-2024: ma del Piano non si sa nulla e “al momento la Legge di bilancio non prevede aumento del fondo, fermo a poco meno di 700 milioni, assolutamente irrisori”. Denuncia del Comitato 16 novembre

ROMA – Le risorse non mancano, “si stanno dando soldi a tutti”: eppure, “non abbiamo notizie di un aumento del Fondo non autosufficienza, ancora fermo a un importo irrisorio di 700 milioni di euro”. La denuncia arriva dal Comitato 16 Novembre, che ha indirizzato al premier Draghi e al ministro Orlando una lettera in cui chiede notizie non solo delle risorse, ma anche del tavolo di lavoro nominato per l'elaborazione del Piano nazionale.

“Il ministro Orlando ha istituito, 5 mesi or sono, un gruppo di lavoro composto da tecnici altamente qualificati per la definizione del Piano per la Non Autosufficienza relativo al triennio 2022-2024 – ricorda la presidente del comitato, Mariangela Lamanna – Ma della stesura del Piano, al momento, nulla ci è dato sapere, mentre la Legge di Bilancio, in dirittura d'arrivo, al momento non prevede un sostanziale aumento del Fondo per la Non Autosufficienza”.

Ricorda, Lamanna, che “da oltre un decennio, che per poter soddisfare le esigenze delle persone con disabilità e la popolazione anziana non autosufficiente, il fondo dev'essere elevato almeno a un miliardo e mezzo di euro. Siamo invece fermi a poco meno di 700 milioni di euro, assolutamente irrisori per far fronte a tutte le persone che vivono in condizione di pesantissima disabilità e per le quali, ricordiamolo, lo Stato delega ogni responsabilità di assistenza continuativa alle famiglie, oberate da costi insostenibili. Ed è proprio dal Fondo non autosufficienza che si attinge per garantire alle persone con disabilità un sostegno socio-economico, mediante l'erogazione di quelli che sono conosciuti con il nome di 'Assegni di cura'. Chiediamo, pertanto, al ministro Orlando di conoscere le eventuali proposte lavorate dal gruppo dei tecnici in merito al Piano per la non autosufficienza e, parallelamente, al presidente Draghi, alla ministra Stefani e a tutti i parlamentari chiamati a votare la nuova Legge di Bilancio, di innalzare il fondo almeno ad almeno un miliardo e mezzo, al fine di garantire una dignitosa assistenza alle persone più fragili di questo Paese”.

Per avere notizie, intanto, del gruppo di lavoro, abbiamo contattato Pietro Barbieri, che ne fa parte: “Il gruppo istituito dal ministro Orlando e presieduto da Livia Turco ha lavorato bene – assicura -: è stato scritto e costruito un livello essenziale, che consenta anche l'assistenza indiretta per gli anziani non autosufficienti, tenendo conto che la competenza sulla disabilità è del ministro Stefani. Il livello essenziale c'è, ha senso compiuto e deve entrare a far parte della Legge di stabilità con un adeguato finanziamento, così che si possa costruire realmente un livello essenziale sulla domiciliarità, diretta o indiretta che sia”. In secondo luogo, “abbiamo lavorato molto anche sulla costruzione degli ambiti, che esistono in tutta Italia ma spesso subiscono le situazioni di difficoltà dei comuni da cui sono costituiti. O perché sono piccoli o perché in condizioni finanziarie difficili, inevitabilmente i Comuni rischiano di non essere in grado di spendere le risorse che arrivano. Per questo è necessario lavorare sull'infrastrutturazione ed è quello che stiamo facendo: perché una volta che viene data benzina, quel motore parta in tutto il paese e ci sia effettiva garanzia del diritto della persona ad avere assistenza adeguata. A questo punto – conclude Barbieri - l'appello deve essere rivolto al presidente del Consiglio, alle forse politiche e al ministro Franco. Deve esserci una presa di coscienza del valore complessivo di quello che giustamente il Comitato 16 Novembre sottolinea e deve essere fatto dai livelli più alti, perché tutto quello su cui si è lavorato possa arrivare in porto”.

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