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Covid e disabilità, nel Lazio arrivano i percorsi sanitari, Accolte le richieste dei caregiver

La Regione, dopo aver ricevuto ripetute richieste da parte delle associazioni, ha emanato il documento con le indicazioni operative per la presa in carico, in caso di Covid, di persone con disabilità non collaboranti. Disposizioni anche per test diagnostici e ricoveri ospedalieri

28 dicembre 2020

ROMA - “Un regalo di Natale”: così definiscono le associazioni di caregiver Hermes e Oltre lo sguardo il documento che la Regione Lazio ha inviato alle Aziende sanitarie il 24 dicembre. Il provvedimento contiene “Indicazioni operative per la gestione e presa in carico di  persone con disabilità cognitivo-comportamentale e/o neuromotoria  non in grado di collaborare alla prestazione sanitaria che sono casi  sospetti o confermati di COVID-19” e prevede l'adozione di tutele specifiche per le persone con disabilità, sia nella fase di accertamento diagnostico sia in caso di ricovero presso reparti di degenza ospedaliera. Sulla base delle indicazioni contenute nel documento, dovranno quindi da oggi essere predisposti percorsi strutturati di presa in carico delle persone, attraverso una collaborazione tra i dipartimenti di prevenzione, i distretti, i servizi che hanno già in carico la persona e i cargiver familiari. “Un provvedimento che arriva al termine di un percorso di confronto con la direzione Salute e Integrazione Socio-sanitaria della Regione Lazio sulle misure da adottare - commenta Daniele Stavolo, presidente di Fish Lazio - ma soprattutto dopo mesi di interlocuzione, solleciti e azione di pressione nei confronti dell'Assessorato di riferimento affinché venissero assicurate tutele idonee per le persone con disabilità, in particolare intelletivo-relazionale, in caso di contagio dal virus".

Scopo e destinatari

Come si legge all'inizio del documento, l'obiettivo è di “favorire la gestione e presa in carico di persone con disabilità  grave non collaboranti che sono casi sospetti o confermati di COVID-19, all’interno di percorsi  strutturati con modalità formalizzate e coordinate tra caregiver familiari, dipartimenti di Prevenzione, distretti e servizi sanitari/sociosanitari/socioassistenziali che hanno in carico la persona con disabilità”. Vengono poi chiarite alcune definizioni generale e specifiche: “persone con disabilità non collaboranti”, “caso confermato”, “contatto di un caso”, “contatto stretto”, “isolamento”, “quarantena”.

Test diagnostico: procedura operativa

Riguardo il test diagnostico, il documento prevede che questo sia effettuato a domicilio e siano predisposti percorsi idonei alle esigenze dei destinatari nei drive-in e gli altri servizi in cui vengono eseguiti i test. Quando l'intervento diagnostico viene svolto in ambiente sanitario, al fine di rendere meno traumatica l'esecuzione, dovrà essere garantito "un ambiente riservato a ridotto impatto di medicalizzazione; ridotta presenza di persone compatibilmente con le procedure; un approccio adeguato in relazione all'età e alla tipologia di esigenza". In tutti i casi è prevista la presenza e collaborazione del caregiver di riferimento mediante un raccordo con i servizi sanitari pubblici, mentre la procedura di sedazione va considerata come extrema ratio.

Isolamento e quarantena

In caso di isolamento o quarantena nel proprio domicilio della persona con disabilità o del caregiver, “dovrà essere effettuata, dai servizi aziendali, una valutazione dei bisogni dell’utente al  fine di garantirgli un’adeguata assistenza nonché di individuare, tra il personale che ha già in carico la  persona, un case manager che avrà il compito di facilitare e coordinare la presa in carico assistenziale in modo unitario. Il personale impiegato dovrà utilizzare gli opportuni Dpi ed effettuare appropriati interventi di igienizzazione, areazione degli ambienti, ecc., nel rigoroso rispetto delle misure di igiene e prevenzione. I Dpi – specifica la Regione - sono forniti da parte dei rispettivi datori di lavoro”. Qualora la disabilità sia incompatibile con l'uso della mascherina, “è opportuno che le persone che prestano assistenza diretta alla persona in isolamento utilizzino il filtrante facciale FFP2”. Si sottolinea inoltre l’opportunità di adeguata formazione degli operatori del personale sulle misure di prevenzione e sul corretto utilizzo dei Dpi. Per quanto riguarda le persone con disabilità ‘non collaboranti’ in isolamento presso le strutture residenziali nelle quali sono ospitate, “si deve permettere la presenza di un familiare, o del caregiver che ne faccia richiesta, nei casi in cui il paziente non sia in grado di accettare, o comprendere, il motivo di tale isolamento. I servizi che hanno in carico la persona in isolamento o in quarantena forniscono, inoltre, consulenze telefoniche o online ai caregiver e, ove possibile, l’attuazione di interventi da remoto di telemedicina o tele-riabilitazione”

Il ricovero con il caregiver

Nelle fasi di trasporto e ricovero nelle strutture territoriali Covid-19, e in alta intensità di cura se non risultano necessari interventi nel setting terapia intensiva, saranno previste misure specifiche per le «persone con difficoltà comportamentali» e/o neuromotorie attraverso la presenza del cargiver o, in sua sostituzione, di altro famigliare o personale socio sanitario o sociale. Tale presenza è in particolare consentita a bordo delle ambulanze e nella stanza di degenza, che dovrà quindi essere dotata di due letti. Viene inoltre stabilito che “in fase di accoglienza del paziente, il responsabile medico del reparto accettante deve valutare l’opportunità di confrontarsi con il centro di riferimento specialistico che ha o potrebbe avere in carico la persona per una consulenza clinica sul caso, al fine di evitare potenziali complicazioni durante la degenza derivanti dalla specifica patologia di base del paziente”.
Commenta Fish Lazio, riguardo questo punto: “Secondo le ormai consolidate conoscenze internazionali medico-scientifiche infatti alcune disabilità pregresse costituiscono una condizione di salute sottostante che determina il più alto rischio vita in caso di contagio da Covid-19, di conseguenza andrebbe garantita nei loro confronti (persone con sclerosi laterale amiotrofica, distrofia muscolare, tetraplegia, con sindrome di down, ecc.), la massima tutela possibile in termini di diritto alla salute, attraverso il ricorso a competenze specifiche in grado di valutare clinicamente gli aspetti e le complicanze inerenti la patologia pre-esistente. La previsione di un tale coordinamento, realizzabile anche attraverso un servizio di tele-consulenza, potrebbe consentire la reale efficacia nell'attuazione dei protocolli sanitari per la gestione in ambito territoriale e ospedaliero dell'epidemia, senza trascurare le situazioni di comorbilità”.
Anche nel caso in cui le condizioni di salute richiedano il ricovero in terapia intensiva, nei momenti di non sedazione dovrà essere consentita la presenza del cargiver di riferimento.

Le associazioni plaudono: “Diventi modello nazionale”

Nell'accogliere favorevolmente l'auspicato e atteso provvedimento. Fish Lazio raccomanda di non trascurare, ma anzi valorizzare e mettere a sistema “le risorse attive già esistenti sul territorio, che offrono risposte preziose per chi ha bisogni complessi, ma che rischiano di restare isolate e soddisfare le esigenze di pochi” e ribadisce “la necessità di potenziare tali realtà, con investimenti mirati a garantirne la fruizione sull'intero ambito regionale a prescindere da qualsiasi contesto emergenziale”. Da parte loro, le associazioni Hermes e Oltre lo sguardo plaudono a questa che è “la prima risposta ufficiale su una questione molto delicata per noi familiari di persone con disabilità gravi, non collaboranti al trattamento sanitario”, E auspicano “che possa diventare un modello da riproporre anche a livello nazionale”.

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