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Anziani, Comitato vittime Rsa Emilia-Romagna: è di nuovo un disastro

Il problema è che la gestione delle strutture per anziani in Emilia-Romagna "è un ginepraio". A sfogare i suoi timori è Francesca Sanfelice, presidente del Comitato regionale vittime Rsa

22 novembre 2020

BOLOGNA - Il quadro generale "è un disastro". E le notizie sui maltrattamenti nella casa di riposo di Valsamoggia, in provincia di Bologna, "ci preoccupano molto". Perché con le limitazioni alle visite nelle strutture per anziani, "è venuto a mancare il controllo da parte dei familiari". A sfogare così i suoi timori è Francesca Sanfelice, presidente del Comitato regionale vittime Rsa, parlando. "Come familiari siamo sul chi va là- dice Sanfelice- da mesi non possiamo entrare nelle Rsa. Prima avevamo anche una funzione di sostegno agli operatori e di controllo. Oggi invece non è più come prima, la maggior parte delle strutture non ci permette di entrare oppure le visite sono consentite per poco tempo e comunque a distanza". Anche il personale, sottolinea Sanfelice, "è più sotto pressione. Era carente già prima del Covid, ora è anche peggio della prima ondata, perché al minimo sospetto di contatto con un caso positivo, gli operatori vengono messi in isolamento".

Nel complesso, afferma la presidente del comitato, il quadro delle case di riposo in Emilia-Romagna anche nella seconda ondata della pandemia "è un disastro. Il tracciamento è saltato per tutti, figuriamoci per le Rsa che sono sempre rimaste indietro". Il prossimo 25 novembre è in programma un nuovo incontro del tavolo in Regione sulle strutture per anziani. "Valuteremo se partecipare- è dubbiosa Sanfelice- in questo momento vedo poco margine. Non so cosa possa fare la Regione nell'immediato: potrebbe forse intervenire sul reclutamento del personale, ma mancano gli operatori e non si deve fare come nella prima ondata che si è reclutato anche personale non qualificato". In poche parole, "siamo in una fase di stallo".

Il problema, sostiene la presidente del Comitato regionale vittime Rsa, è che la gestione delle strutture per anziani in Emilia-Romagna "è un ginepraio. Ci sono deleghe su deleghe e anche sull'applicazione delle linee guida della Regione, ogni gestore fa da se'". Senza contare che "spesso le linee guida della Regione sono impraticabili- critica Sanfelice- perché la maggior parte delle Rsa non sono strutturate per consentire l'isolamento dei positivi o per prevedere percorsi distinti". Così come "non c'è abbastanza personale" per suddividere gli operatori in due gruppi, tra chi segue i malati Covid e chi si occupa degli altri anziani. La Regione, continua la presidente del comitato dei familiari, "ha fatto una grande pubblicità sui tamponi rapidi, ma ancora non è partito nulla. E comunque sono test con un largo margine di errore. Inoltre, c'è sempre il problema degli spazi e del personale per eseguire questi tamponi", sottolinea Sanfelice.

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