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Disabilità, Rsa, minori e sport: questioni vecchie e nuove, nel nuovo Dpcm

Il testo appena approvato prevede, come i precedenti, misure specifiche per le persone con disabilità e per gli anziani nelle strutture: qui, in particolare, tornano a “limitarsi” i contatti con l'esterno. Compaiono in due passaggi i minori e le loro attività. E si distingue tra sport amatoriale e dilettantistico

15 ottobre 2020

ROMA – Ci sono vecchie e nuove conoscenze, nel Dpcm appena approvato, che contiene le “misure urgenti di contenimento del contagio”. Accanto alle disposizioni sull'uso dei dispositivi di protezione, sui divieti di assembramento dentro e fuori casa e alle nuove regole e limitazioni per locali pubblici e privati, si torna a parlare anche si anziani in struttura e di persone con disabilità, lì prefigurando di fatto una nuova chiusura ai contatti con l'esterno, qui prevedendo deroghe nell'uso dei dispositivi e nel distanziamento. E poi, questa volta, nel decreto appaiono i “minori”, con la loro “attività ludica e ricreativa”. E si riconosce il valore dell'attività sportiva, di fatto lasciando che si svolga non solo quella professionale e agonistica, ma anche quella dilettantistica. Niente da fare invece per lo sport amatoriale di contatto.

Vediamo nel dettaglio cosa sia quindi previsto per anziani, persone con disaiblità, bambini e sport all'interno del testo.

Rsa, visite “limitate ai soli casi indicati”

Torna, caldissimo, il tema delle strutture per anziani e della necessità di proteggerle dal virus. In base all'articolo 1, comma 6 bb, “l'accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione”. Non è chiaro se questo indichi un passo indietro rispetto alla parziale riapertura che stava avvenendo anche sulla base delle indicazioni dell'Iss. Per Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, il nuovo decreto “di fatto non cambia nulla rispetto alle visite, già oggi regoamentate e limitate dalle direzioni sanitarie”.

Disabilità, deroghe al distanziamento

Per quanto riguarda le disabilità, a questa sono destinate le ulteriori disposizioni specifiche previste nell'articolo 10. Primo, “le attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all'interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario vengono svolte secondo piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori”. Secondo, deroga al distanziamento: “Le persone con disabilità motorie o con disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva o sensoriale o problematiche psichiatriche e comportamentali o non autosufficienti con necessità di supporto, possono ridurre il distanziamento sociale con i propri accompagnatori o operatori di assistenza, operanti a qualsiasi titolo, al di sotto della distanza prevista”.

I “minori” e le attività ludiche

Viene poi introdotta, ne decreto, un'attenzione specifica alle esigenze dei più piccoli e due sono i passaggi che la certificano: l'art. 2 comma 6 b e c. “E' consentito l'accesso dei minori, anche assieme ai familiari o altre persone abitualmente conviventi o deputate alla loro cura, ad aree gioco all'interno di parchi, ville e giardini pubblici, per svolgere attività ludica o ricreativa all'aperto nel rispetto delle linee guida del Dipartimento per le politiche della famiglia di cui all'allegato

8”, si legge al punto b. “E' consentito l'accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all'aria aperta, con l'ausilio di operatori cui affidarli e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza”.

Sport per tutti, non solo per professionisti

Un risultato positivo viene poi incassato dalle associazioni dello sport dilettantistico e per tutti. Di fronte al rischio e all'allarme diffuso che “si fermasse il calcetto” e, in generale, tutto lo sport di contatto, soprattutto Uisp aveva chiesto con forza: “Non fermate lo sport per tutti”, rivendicando che fosse riconosciuto “il ruolo di chi, come l'Uisp e altri Enti di promozione sportiva, hanno lavorato in questi mesi per garantire il rispetto dei Protocolli e le norme di sicurezza”. Appello accolto, visto che il Dpcm prevede che “l'attività sportiva di base e l'attività motoria in genere svolte presso palestre, piscine, centri e circoli sportivi, pubblici e privati, ovvero presso altre strutture ove si svolgono attività dirette al benessere dell'individuo attraverso l'esercizio fisico, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall'Ufficio per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana”. E per quanto riguarda lo sport di contatto, questo “è consentito, da parte delle società professionistiche e - a livello sia agonistico che di base – dalle associazioni e società dilettantistiche riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), dal Comitato italiano paralimpico (Cip), nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi”. Al contrario, sono “vietate tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse agli sport di contatto, come sopra individuati, aventi carattere amatoriale”.

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