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Pensioni invalidità, Conte annuncia l'aumento voluto dalla Consulta

Nel decreto agosto, di cui si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il governo dà seguito alla sentenza della Corte costituzionale che aveva dichiarato “incostituzionale” l’attuale importo. L'assegno arriva a circa 650 euro e spetta ai maggiorenni con invalidità al 100% con determinati requisiti reddituali. Aumento esteso anche a sordi e ciechi assoluti. Fish: “Bene, ma serve riforma complessiva e revisione criteri di accertamento”

10 agosto 2020

ROMA – Un “passaggio storico”: così il premier Conte ha definito, annunciandolo in conferenza stampa, l'incremento delle pensioni d'inabilità che, chiesto dalla sentenza della Corte Costituzionale, sarà recepito nel decreto agosto, di cui – lo ricordiamo – non c'è finora il testo ufficiale. Nella conferenza stampa di venerdì 7, in cui anticipava le “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia” contenute nel decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri, ha fatto riferimento quindi alle “misure a beneficio delle persone con disabilità” e alla “sentenza della Corte Costituzionale”, che ha disposto l'aumento delle pensioni d'inabilità per l'invalidità totale. “Passiamo da 285 a 648 euro al mese per 13 mensilità”, ha anticipato Conte. L'importo, in realtà, arriverebbe a 651,51 euro, per via della rivalutazione applicata alla somma già prevista per gli over 60, finora unici beneficiari dell'”incremento al milione” ora esteso a tutti i maggiorenni,
“Siamo andati oltre le previsioni della Corte costituzionale – ha aggiunto testualmente il premier - aumentando le pensioni d'invalidità e inabilità per tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni che risultino invalidi civili al 100%, sordomuti, ciechi assoluti, titolari di pensioni che siano titolari di pensione d'inabilità”.
 

Prima e dopo: la sentenza della Corte

L'aumento delle pensioni d'invalidità, da tempo richiesto e invocato da famiglie e associazioni e oggetto, in passato, di tante promesse non mantenute (era stato perfino tra i temi dell'ultima campagna elettorale), ora trova concretezza grazie alla sentenza 152/2020 della Corte Costituzionale, che dichiarava “l’illegittimità costituzionale dell’art. 38, comma 4, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, recante 'Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato', nella parte in cui, con riferimento agli invalidi civili totali, dispone che i benefici incrementativi di cui al comma 1 sono concessi 'ai soggetti di età pari o superiore a sessanta anni» anziché «ai soggetti di età superiore a diciotto anni'”.
 
L'importo finora attribuito agli invalidi totali under 60 è stato riconosciuto dalla Corte come “innegabilmente, e manifestamente, insufficiente” ad assicurare agli interessati il “minimo vitale”. La questione, lo ricordiamo, era stata sollevata dalla Corte d’appello di Torino, che si era rivolta alla Consulta per esaminare la legittimità costituzionale di tale importo, in merito al caso di una donna con tetraplegia spastica neonatale, incapace non solo di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita (come lavarsi, vestirsi, alimentarsi), ma anche di comunicare con l’esterno. La sentenza ha dato ragione alla donna, riconoscendo l'inadeguatezza dell'attuale importo e l'illegittimità del requisito anagrafico previsto nella legge 118 del 1971, in base al quale l'”incremento al milione” (oggi 651,51euro) era riservato a chi avesse compiuto il 60° anno di età. E ora il governo ne prende atto e inserisce l'aumento delle pensioni d'invalidità tra le “misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia”.
 

A chi spetterà

Non è entrato nel dettaglio, il premier, durante la conferenza stampa, ma per quanto riguarda i beneficiari dell'incremento e i relativi requisiti, si presume che resti valido quanto già previsto per la maggiorazione finora spettante a chi raggiungesse i 60 anni di età. A questo fa riferimento anche la sentenza della Corte, nella parte in cui ricorda che “l’importo della maggiorazione sociale per gli invalidi civili che godono della pensione di inabilità, per effetto del raggiungimento della soglia anagrafica di sessanta anni, è pari, per l’anno 2019, ad euro 649,45 e, per l’anno 2020, ad euro 651,51, per tredici mensilità; mentre i limiti reddituali che consentono di usufruire del beneficio sono rispettivamente: per l’anno 2019 euro 8.442,85 per il pensionato solo ed euro 14.396,72 per il pensionato coniugato e per l’anno 2020 euro 8.469,63 per il pensionato solo ed euro 14.447,42 per il pensionato coniugato”.
 

“Bene l'aumento, ma serve riforma strutturale

Fish, da parte sua, conferma la soddisfazione per “la svolta che la sentenza ha segnato in una discussione che dura da anni e che riguarda il sostegno alle persone con disabilità sottraendole al rischio di impoverimento e di isolamento”. Torna però a far notare, Vincenzo Falabella, che tale incremento “non considera gli invalidi parziali” e “gli effetti distorsivi che potrebbe causare se non incardinata in una più complessiva riforma di queste misure assistenziali e di altre a sostegno della vita indipendente e di percorsi di autonomia”. Fish rinnova quindi il suo appello: “Si provveda quanto prima a quell’intervento normativo unitamente alla revisione dei criteri e dei percorsi di valutazione della disabilità”.
 

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