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Non autosufficienza, Bori: “In Umbria la giunta regionale sta per mettere in discussione i diritti dei disabili”

Al centro dell’accusa, un provvedimento sulla non autosufficienza “che taglia le risorse regionali – dice Bori - e, contestualmente, allarga la platea dei beneficiari, con l’effetto di andare a ridurre la capacità di assistenza ai pazienti più gravi e alle loro famiglie. Una scelta compromette il diritto all’autodeterminazione”

8 luglio 2020

ROMA - “Dopo i diritti delle donne, questa Giunta regionale sta per mettere in discussione anche quelli delle persone con disabilità, con un provvedimento sulla non autosufficienza che taglia le risorse regionali e, contestualmente, allarga la platea dei beneficiari, con l’effetto di andare a ridurre la capacità di assistenza ai pazienti più gravi e alle loro famiglie. Una scelta che rischia di compromettere definitivamente il diritto all’autodeterminazione delle persone con disabilità gravi e gravissime, la loro capacità di potersi dotare dei supporti assistenziali qualificati e adeguati alle loro esigenze”. Lo ha scritto qualche giorno fa Tommaso Bori, consigliere regionale in Umbria (Pd) e medico. “Oggi più che mai – ha proseguito Bori su Facebook-  serve un percorso di apertura verso le reali necessità dei titolari dei diritti, partendo dalla condivisione dei parametri di rappresentatività delle associazioni. Un percorso che prima delle risorse dovrebbe mettere al centro il progetto personalizzato, la misurabilità degli obiettivi e le modalità con cui si intenda render conto dei risultati prodotti da ogni singola prestazione attivata. Al contrario si preferisce fomentare il dibattito intorno ad una finta libertà di scelta, che inevitabilmente porterà allo smantellamento dei diritti”. Ha proseguito Bori: “I voucher e le graduatorie correlate, al posto di un budget personalizzato e calibrato in base ad un progetto per la vita indipendente, sono la negazione del diritto alla stessa vita autonoma che merita ciascuna persona con disabilità. Chiediamo pertanto che la proposta avanzata in Commissione venga ritirata e, contestualmente, venga avviato un vero e serio percorso di confronto e di condivisione con le famiglie e le associazioni interessate”.

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