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Emilia-Romagna, spunta l'idea di una misura anti-fuga per i nuovi medici

Obbligare i nuovi medici dell'Emilia-Romagna a prestare servizio in regione almeno per lo stesso tempo trascorso a specializzarsi. A proporre questa misura tutte le forze politiche della Regione, con una mozione bipartisan

5 luglio 2020

BOLOGNA - Obbligare i nuovi medici dell'Emilia-Romagna a prestare servizio in regione almeno per lo stesso tempo trascorso a specializzarsi. A proporre questa misura anti- 'fuga dei cervellì sono tutte le forze politiche della Regione, con una mozione bipartisan approvata pochi giorni fa in commissione, sulla quale arriva anche la 'benedizione’ dell'assessore regionale alla sanità, Raffaele Donini. "È importante vincolare la professione medica da parte dello specializzato, per un periodo almeno pari al corso stesso di specializzazione, alla struttura dove ha svolto il suo percorso formativo", sostiene Donini. La risoluzione, proposta dalla consigliera Giulia Pigoni della lista Bonaccini, chiede prima di tutto maggiori investimenti da parte della Regione per aumentare le borse di studio a favore degli specializzandi. Il leghista Simone Pelloni chiede di inserire alcune restrizioni nell'accesso alla specializzazione, come l'obbligo di residenza e di esercizio per alcuni anni in Emilia-Romagna, per favorire gli specializzandi del territorio. Proposte respinte dal Pd, che raggiunge però una mediazione col Carroccio. E così, nella mozione viene inserito un passaggio nel quale si introduce "il vincolo professionale per un periodo temporale pari a quello della specializzazione nelle strutture sanitarie regionali". Non solo. Nella risoluzione si chiede anche di "valorizzare, in sede di valutazione dell'attribuzione delle borse di studio, i percorsi formativi dei laureati nella rete universitaria dell'Emilia-Romagna". Inoltre, si sollecita la Giunta Bonaccini "perché attraverso la Conferenza Stato-Regioni si possa pervenire celermente a criteri uniformi su tutto il territorio nazionale nell'accesso ai corsi di specializzazione".
 
Per l'assessore regionale alla sanità, Raffaele Donini, si tratta di una risoluzione "molto opportuna, giusta e importante", che può dare "un ulteriore strumento al presidente Bonaccini per chiedere, in sede di Conferenza Stato-Regioni, regole uniformi e condivise sul tema delle specializzazioni. In queste settimane- spiega Donini- ho incontrato più volte tutte le categorie di medici e specializzandi, che denunciano l'ingiustizia dell'imbuto formativo della specializzazione che di fatto interrompe il percorso formativo dei laureati". L'assessore ricorda che l'Emilia-Romagna ha già stanziato negli anni scorsi risorse per aumentare i contratti di formazione specialistica. "Se tutte le Regioni facessero come noi- rivendica- questo imbuto sarebbe praticamente nullo".
 
Pigoni dal canto suo ricorda che "nei prossimi anni verranno a mancare oltre 35.000 medici specialisti", a cui si aggiungono "i tanti professionisti che emigrano all'estero". Negli ultimi tre anni, inoltre, "sono oltre 9.000 i medici esclusi dalla possibilità di specializzarsi. Questo imbuto formativo diventa di anno in anno più evidente: per quest'anno si stima che, a fronte di 25.000 candidati specializzandi, oltre 15.000 saranno esclusi". Per questo, nella risoluzione si chiede alla Giunta Bonaccini di "attivarsi con le università della regione e gli ordini professionali per aumentare le borse di studio e il loro finanziamento strutturale", arrivando a un "rapporto laureato-borsa uno a uno". Si chiede anche di "un decisivo aumento dei contratti di formazione specialistica" sul territorio, grazie a convenzioni "con tutti gli ospedali" sia pubblici che privati.

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