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Cittadinanza dimenticata, disabili inascoltati. "In Italia bassa attenzione ai diritti"

Legislazioni avanzate ma inapplicate, livelli di assistenza sanitaria disomogenei, vecchi problemi mai risolti. Calderone (A buon diritto): “L’azione di governo resta povera, anche sull’ambiente attenzione ancora scarsa”

27 giugno 2020

ROMA - Leggi spesso avanzate ma prassi disattese, vecchi problemi mai risolti e aggravati dalla pandemia, che ha colpito in modo particolare il nostro paese. Dalla disabilità alla salute pubblica, dai migranti alla questione femminile: lo stato dei diritti in Italia è ancora fortemente compromesso. Lo dice il rapporto realizzato da A Buon diritto con il sostegno della Tavola Valdese, e pubblicato oggi con una veste grafica rinnovata. “Non esiste in Italia un rapporto periodico sullo stato di attuazione dei diritti fondamentali della persona e delle garanzie poste a protezione delle minoranze - spiega la presidente di A Buon Diritto, Valentina Calderone -.  Ispirandoci al principio di uguaglianza iscritto nella Costituzione, ci proponiamo di valutare e in qualche modo ‘misurare’ il riconoscimento o il mancato riconoscimento, l’effettiva attuazione o l’inosservanza, dei diritti e delle garanzie correlati al pieno esercizio delle prerogative fondamentali della persona: dalla libertà personale alla libertà di movimento, dalla libertà religiosa alla libertà sessuale, alla libertà dalle discriminazioni di qualunque origine e dalle violenze comunque motivate”. Il portale è articolato in 18 sezioni, 61 grafici, timeline e storie individuali, ed è il frutto del lavoro costante di un collettivo composto da ricercatrici e ricercatori, redattrici, sviluppatori web ed esperti di visualizzazione dati che è iniziato nel 2014.

Diritti negati e azione politica debole

Il quadro che emerge è quello di un paese in cui la tutela dei diritti, specialmente quelli delle minoranze, non è mai al primo posto dell’agenda politica. E dove alle tante promesse difficilmente seguono i fatti. “Il panorama è molto complesso, l’attenzione ai diritti non è così alta in Italia, lo abbiamo visto anche in questi mesi di pandemia - aggiunge Calderone -  Fa molto pensare il capitolo sulla salute, che abbiamo scritto prima del Covid19 e che già descrive la differenziazione dei sistemi sanitari regionali. Anche rispetto all’ambiente, di cui si è parlato molto con le manifestazioni di quest'anno, emerge quanto sia  un tema sottovalutato”. E poi c’è la questione dei migranti: su cui il rapporto si sofferma mettendo in evidenza come le ultime disposizioni normative (a cominciare dai decreti sicurezza) ne abbiamo peggiorato la condizione nel paese. Ma si parla anche della mancata riforma della cittadinanza, che ha tradito le aspettative di migliaia di italiani di fatto ma non di diritto. “L’azione di governo resta povera su questi e altri temi - aggiunge Calderone - Siamo un paese che scrive leggi particolarmente interessanti e innovative ma la cui applicazione resta aleatoria. Sulla salute, per esempio, l’Italia ha una delle leggi più avanzate al mondo, come la legge Basaglia, ma dopo oltre 40 anni dalla sua approvazione resta scarso l’investimento in salute mentale. E’ una contraddizione”.

Cambio di passo necessario: coinvolgere giovani e territorio

La lista dei temi trattati è lunga, la visione scelta è quella circolare che mette in connessione i diversi argomenti. Per esempio sulla disabilità un approfondimento riguarda le donne, e rimanda più in generale alle questioni di genere. “Il progetto di monitoraggio e di promozione della cultura dei diritti, per noi ha un obiettivo più ampio - spiega Calderone -: portare, nel tempo, il  modello anche su territori come ad esempio gli spazi urbani di metropoli italiane, coinvolgendo gruppi di giovani ricercatori, per realizzare quella coincidenza tra esperienze individuali ed esperienze di massa, tra istanze dei singoli e lotte collettive, in modo da fare del rapporto una forza di slancio per l’azione politica”. Per A buon diritto serve un cambio di passo che deve necessariamente iniziare dal basso. Nel rapporto spazio è dedicato anche alla questione abitativa, con un focus su Roma. “Abbiamo rilevato che ci sono fondi Gescal mai investiti per l’architettura residenziale pubblica - aggiunge Calderone - c’è un rimpallo che va avanti da anni, e intanto non si muove nulla. Spesso si pensa che fare un discorso sui diritti sia elitario, che non siano concreti, invece, come in questo caso, si vede quanto chiaramente impatti sulla vita delle persone”.

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