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Aumenti delle pensioni, Fish: “Bene la sentenza della Consulta, ma è necessaria riforma complessiva”

La sentenza va incardinata in una riforma complessiva di misure assistenziali a sostegno della vita indipendente per evitare “effetti distorsivi”. Inoltre, non sono considerate le persone cieche e sorde e gli invalidi parziali. Anmic: “Grande soddisfazione, a 12 anni dalla nostra raccolta firme”. Associazione Coscioni: “Non fermarsi, visione più ampia”

25 giugno 2020

ROMA – È di ieri la sentenza della Corte costituzionale che considera manifestamente inadeguata a garantire i mezzi necessari a vivere per una persona totalmente inabile al lavoro la pensione di 285,66 euro al mese. La decisione della Consulta è che la pensione va incrementata “al milione” (in origine pari a 516,46 euro, adeguati negli anni), come da tempo riconosciuto, per vari trattamenti pensionistici, dall’articolo 38 della legge n. 448 del 2011, senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età attualmente previsto dalla legge. Conseguentemente, questo incremento dovrà d’ora in poi essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godano di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro.

Fish: la riforma è problema politico urgente

In attesa del deposito della sentenza, diversi i commenti da parte delle organizzazioni attive per la tutela dei dritti delle persone disabili. La Fish, Federazione nazionale superamento handicap, esprime “un plauso alla svolta che la sentenza segna, in una discussione che dura da anni e che riguarda il sostegno alle persone con disabilità sottraendole al rischio di impoverimento e di isolamento. Tuttavia – rimarca Fish - la sentenza pone un problema politico urgente e non solo perché non considera le persone cieche e sorde e gli invalidi parziali, ma anche per gli effetti distorsivi che potrebbe causare se non incardinata in una più complessiva riforma di queste misure assistenziali e di altre a sostegno della vita indipendente e di percorsi di autonomia. Bene quindi la sentenza ma si provveda quanto prima a quell’intervento normativo unitamente alla revisione dei criteri e dei percorsi di valutazione della disabilità”.

Anmic: dopo 12 anni di battaglie siamo stati ascoltati

“La sentenza della Consulta arriva dopo 12 anni di nostre continue battaglie a sostegno dell’aumento delle pensioni di invalidità per gli invalidi al cento per cento, ferme a neanche 286 euro al mese”. Esprimono soddisfazione le parole del presidente dell’Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) Nazaro Pagano. “Nel 2008 noi raccogliemmo più di 300mila firme – ricorda -, per promuovere in Parlamento una legge di iniziativa popolare che innalzasse  queste pensioni  da fame di gran lunga inferiori ai minimi pensionistici e superasse questa vergognosa disparità di trattamento fra pensionati. Ora la sentenza della Corte costituzionale recepisce totalmente il contenuto della nostra proposta di iniziativa legislativa (Atto Camera numero 1539).

Associazioni Coscioni: rimodulare misure assistenziali, investire in libertà

“Bene l’intervento della Consulta a favore della lotta alle discriminazioni che ostacolano ulteriormente la vita delle persone con disabilità – dichiarano Filomena Gallo e Rocco Berardo, rispettivamente segretario nazionale e coordinatore delle iniziative sulla disabilità dell’associazione Luca Coscioni. La necessità è di non fermarsi a sovvenzionare i tanti casi che certamente hanno bisogno di un aiuto dello Stato, ma avere una visione più ampia del problema e prevedere gli investimenti promessi a Villa Pamphili per restituire alle persone con disabilità la loro libertà di movimento, di partecipazione, di lavoro, di vita indipendente. Questo è tanto più urgente e necessario anche in ragione dell'avanzamento della vita media delle persone”. L’associazione ricorsa che sullo stesso tema è in corso un’indagine presso la Commissione straordinaria per la promozione dei Diritti Umani del Senato, dove è appena stata audita anche l’Associazione Luca Coscioni.

L’appello a non fermarsi è supportato da alcune proposte per la vita autonoma che l’associazione coglie l’occasione per formulare: “la realizzazione di Piani di eliminazione di barriere architettoniche in tutti i comuni italiani come previsto dalla legge, una piena accessibilità digitale con equiparazione della firma digitale a quella autografa anche in ambito di partecipazione democratica, e come per il superbonus energetico e ecologico riteniamo opportuno approvare un superbonus per la libertà utile al rendere accessibili i condomini, invece di costringere milioni di persone a restare chiuse in casa”. (ep)

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