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Protocollo Cei e Governo italiano, protesta della Fish: “Persone disabili discriminate”

Sotto accusa i “luoghi appositi” previsti a tutela delle persone con disabilità, aspetto messo in evidenza nei giorni scorsi anche dal Movimento apostolico ciechi. La federazione ha chiesto al Governo e alla Conferenza episcopale italiana che sia abrogato l’articolo 1.8 del protocollo e che, nel frattempo, sia emanata una circolare di chiarimento

19 maggio 2020

ROMA - Severa la presa di posizione della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap dell’Handicap sul protocollo sottoscritto in questi giorni tra il Governo italiano e la Conferenza episcopale italiana per “la ripresa delle celebrazioni con il popolo” nella cosiddetta Fase 2, in cui la federazione – come già nei giorni scorsi il Movimento apostolico ciechi – evidenzia una discriminazione. “La nostra è una protesta spiccatamente etica e propria della cultura dell’inclusione” scrive la Fish, che in una nota al presidente del Consiglio ma anche al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha chiesto l’abrogazione di uno specifico passaggio. Lo spiega in una nota Vincenzo Falabella, presidente della Fish: “La lettura del protocollo ha suscitato in noi grande sorpresa e sconcerto per il contenuto della norma riguardante le persone con disabilità. Ci riferiamo al punto 1.8 del protocollo che così testualmente recita: ‘Si favorisca, per quanto possibile, l'accesso delle persone diversamente abili, prevedendo luoghi appositi per la loro partecipazione alle celebrazioni nel rispetto della normativa vigente’. Parlare di ‘luoghi appositi’ per le persone con disabilità significa tornare indietro di almeno mezzo secolo rispetto agli importanti passi in avanti compiuti dal nostro Paese per l’inclusione delle persone con disabilità”.  Prosegue Falabella: “Appartiene infatti a un passato ormai lontano l’idea di prevedere, per le persone con disabilità, ‘ambienti separati’, ‘percorsi speciali’ e ‘luoghi appositi’. (...). Ogni norma o misura riguardante le persone con disabilità deve così tendere a garantire le pari opportunità, evitando sia privilegi sia soluzioni ghettizzanti. Tale è, invece, quella prevista dal punto 1.8 del protocollo: il ‘luogo apposito’ è una discriminazione che esclude palesemente le persone con disabilità dal resto della comunità dei fedeli. Discriminazione inoltre che non viene giustamente espressa in nessuno dei protocolli concernenti le altre confessioni religione”.
 
La federazione ha dunque chiesto al  Governo Italiano e alla Conferenza Episcopale Italiana che sia abrogato l’articolo 1.8 del Protocollo e che nel frattempo sia emanata una circolare di chiarimento.

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