SuperAbile






In Normativa e Diritti

Notizie


Ritorno in chiesa: i “luoghi appositi” per le persone con disabilità sono discriminatori

La denuncia del Movimento Apostolico Ciechi in una lettera inviata al governo e alla Cei. La misura è contenuta nel recente protocollo “per la ripresa delle celebrazioni con il popolo”

15 maggio 2020

ROMA – Il protocollo per la “ripresa delle celebrazioni con il popolo”, sottoscritto il 7 maggio scorso da governo e Conferenza episcopale italiana, è discriminatorio per le persone con disabilità. Lo aveva subito notato Salvatore Nocera, avvocato con disabilità visiva, che in una riflessione pubblicata su Superando si era detto “sbalordito” per quanto previsto nel punto 1.8 del Protocollo: “Si favorisca, per quanto possibile, l’accesso delle persone diversamente abili, prevedendo luoghi appositi per la loro partecipazione alle celebrazioni nel rispetto della normativa vigente”. Pur condividendo il riferimento alle indispensabili misure di sicurezza previste per tutti e quindi anche per le persone con disabilità, Nocera si domandava perché, “se queste rispettano le distanze di un metro e mezzo, se portano le mascherine, se non hanno una temperatura corporea non superiore a 37.5°, se evitano in chiesa assembramenti, devono essere discriminate in un luogo separato, 'escluse' dalla comunità dei fedeli?”. Addirittura si dichiarava “incredulo” Nocera, di fronte all'espressione “luoghi appositi per la loro partecipazione” e si domandava “come si sia potuta scrivere nel 2020 una frase del genere, quando sia in Italia da oltre cinquant’anni, sia nei discorsi ufficiali di tutti gli ultimi Papi, a partire dal Concilio Vaticano del 1962-1965, oltre che nella prassi corrente della Chiesa, si parla di integrazione e di inclusione sociale ed ecclesiale”.

Disabile non significa fragile: lo zelo come pregiudizio

Approfondendo la questione, Nocera ha scoperto come inizialmente il Comitato Scientifico di medici della Presidenza del Consiglio avesse addirittura  interdetto alle persone con disabilità la partecipazione alle Messe, per proteggerle dal rischio di contagio, in quanto persone particolarmente 'fragili'. Di fronte però al rifiuto della Cei di sottoscrivere una norma manifestamente discriminatoria, il Comitato ha preteso che il governo proponesse questo attuale compromesso”. Fa notare però Nocera che “anche le persone anziane sono particolarmente fragili e i dati statistici di queste ultime settimane lo hanno dimostrato con grande dolore per noi tutti. Correttamente il Comitato Scientifico non ha neppure per un minuto pensato di inserire anche per le persone anziane una norma simile a quella relativa alle Persone con disabilità, per le quali sarebbe bastato disporre che non si consentiva la partecipazione solo a quelle con altre malattie o immunodepressi. E allora perché l’ha fatto?”: Questa la spiegazione che Nocera si è dato: perché “è ancora troppo diffuso, anche in ambienti colti e scientifici, il pregiudizio che noi persone con disabilità siamo 'facilmente esposte a tutti i rischi' e quindi dobbiamo essere 'protette'. Questo pregiudizio, però, risulta non avere alcun fondamento scientifico, dal momento che tante persone con disabilità svolgono sport non solo amatoriali, ma anche agonistici e molti di noi sono occupati in lavori non solo intellettuali, bensì anche fisici, smentendo così tanti pregiudizi ancora esistenti”.
 

La lettera a Cei e governo: “I luoghi appositi sono discriminanti”

Nei giorni scorsi queste osservazioni sono diventate una lettera aperta, indirizzata dal Movimento apostolico ciechi al governo e alla Cei: “La lettura del protocollo ha suscitato in noi grande sorpresa e sconcerto per il contenuto della norma riguardante le persone con disabilità – scrivono il presidente nazionale Michelangelo Patané e l'assistente nazionale don Alfonso Giorgio - Parlare di 'luoghi appositi' per le persone con disabilità significa tornare indietro di almeno mezzo secolo. Appartiene infatti a un passato ormai lontano l’idea di prevedere, per le persone con disabilità, 'ambienti separati', 'percorsi speciali', 'luoghi appositi'. È ormai pacifico che tutte le comunità, civili ed ecclesiali, sono chiamate ad essere accoglienti, ospitali, aperte alle differenze, in una parola inclusive. Ogni norma o misura riguardante le persone con disabilità deve così tendere a garantire le pari opportunità, evitando sia privilegi sia soluzioni ghettizzanti. Tale è, invece, quella prevista dal punto 1.8 del protocollo: il 'luogo apposito' è una discriminante che esclude palesemente le persone con disabilità dal resto della comunità dei fedeli”.
 
Inoltre “non si comprendono le ragioni per cui, nel protocollo, vi è una norma riguardante specificamente tutte le persone con disabilità, ma non vi è alcuna disposizione riferita alle persone, come gli anziani, che sono considerate, anche normativamente, soggetti a rischio per il coronavirus. In questa sede desideriamo peraltro ricordare, molto sinteticamente, che le persone con disabilità non sono persone malate”.
 
La richiesta è quindi che “prima del 18 maggio, data di entrata in vigore del protocollo, sia abrogata, o almeno modificata, la norma del punto 1.8 che, nell’attuale formulazione, è oggettivamente discriminatoria e storicamente superata (anche nell’espressione “persone diversamente abili”)”. E il movimento propone il testo alternativo: “Le persone con disabilità partecipano come tutti alle celebrazioni nel rispetto della normativa vigente”. Conclude la lettera: “Confidiamo nell’accoglimento della nostra richiesta nella certezza che in tutte le parrocchie d’Italia, in sede di attuazione del protocollo, si osserveranno le norme dallo stesso previste a tutela della salute con responsabilità e buon senso, nel pieno riconoscimento della dignità di ogni persona e del diritto di tutti, senza alcuna esclusione o discriminazione, ad esercitare la libertà religiosa ed a partecipare al culto”.

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati