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Dal Viminale via libera (con prudenza) a passeggiate di bambini, anziani e “inabili”

Fa discutere la circolare con cui il Viminale chiarisce la possibilità di brevi passeggiate, in prossimità della propria abitazione e sempre nel rispetto delle distanze, per bambini ma anche per persone disabili. I governatori la ritengono un'apertura irresponsabile, le associazioni la valutano insufficiente e criticano il temine “inabile”

1 aprile 2020

ROMA - “E' evidente come il perseguimento della predetta esigenza (di prevenire e ridurre la propagazione del contagio, ndr) implichi valutazioni ponderate rispetto alla specificità delle situazioni concrete”. E' con queste parole che il Viminale chiarisce, in una circolare pubblicata ieri sera (su cui è tornato questa mattina con alcuni chiarimenti), alcune possibilità di deroga a quel “restare a casa” che continua ad essere imperativo.
 

Le quattro “specificità”: bambini, case famiglia, anziani, “inabili”

Tra le “specificità delle situazioni concrete”, ne annovera quattro, in particolare: strutture di accoglienza, bambini, anziani e quelli che definisce “inabili”. Per quanto riguarda le prime, “il divieto di assembramento non può ritenersi violato dalla presenza in spazi all’aperto di persone ospitate nella medesima struttura di accoglienza (ad esempio, case-famiglia)”. In riferimento ai bambini,  è“consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione”. Rispetto invece alla terza e quarta “specificità”, chiarisce il Viminale che sono “consentiti spostamenti nei pressi della propria abitazione giustificati da esigenze di accompagnamento di anziani o inabili da parte di persone che ne curano l’assistenza, in ragione della riconducibilità dei medesimi spostamenti a motivazioni di necessità o di salute”.
 

Le reazioni: tra la “misura pericolosa” e la “parola sbagliata”

Se è soprattutto l'apertura rispetto alle passeggiate dei bambini a suscitare le preoccupazioni e le critiche, spesso severe, degli amministratori regionali, anche il riferimento alla disabilità, pur segnalando un'attenzione specifica, tuttavia soddisfa solo in parte. “Ogni caso è diverso dagli altri e presenta criticità particolari – commenta Vincenzo Falabella, presidente di Fish - Bisognerà garantire un'assistenza personale idonea e di qualità. Se ci soffermiamo sulle disabilità intellettive e relazioni del neurosviluppo quale autismo, sindrome di Down, Asperger, notiamo come diviene fondamentale poter uscire dalle proprie abitazioni. Il movimento fisico in molti casi è fondamentale per contenere eventuali gravi crisi. Bene il procedimento ma attenzione a non abbassare la guardia per non vanificare quanto sino ad ora fatto”.
 
Alle associazioni di familiari caregiver, invece, è innanzitutto la scelta del termine a non piacere affatto. Nel merito, “la disposizione del Viminale non tiene conto che in molte regioni la pandemia e' in ritardo di alcune settimane e il rischio a far uscire bambini piccoli con i genitori e' grosso – commenta la Community Sorelle di Cuore, che nel Lazio sta seguendo con particolare attenzione il tema della cosiddetta “ora d'aria” per le persone con disabilità - Altra cosa lo stato di salute e necessità delle persone con disabilità grave mentale psichiatrica e con crisi di aggressività in casa”. E poi c'è quella parola, che proprio non piace: “Troviamo obsoleto il termine 'inabile' – affermano - Ricordiamo che L’organizzazione mondiale della sanità e la Convenzione Onu sui diritti dei disabili hanno sancito che il termine esatto da usare è 'persone con disabilità'”.
 
D'accordo Paola Banovaz, che con un gruppo di caregiver veneziani sta avanzando da giorni la richiesta di una maggiore attenzione per le esigenze delle persone con autismo o disturbi intellettivi e del comportamento gravi. “Il termine inabile è assolutamente inadeguato . Osserva . Per quanto poi riguarda la misura in sé, quelle 'passeggiate' che devono servire a contenere comportamenti problema, sopratutto per chi ha una grave forma di autismo o un disturbo psichiatrico importante, spesso non può avvenire nei pressi dell'abitazione. Devono svolgersi in luoghi sicuri, conosciuti, anche al di fuori del comune, sufficientemente estesi perché sia possibile mantenere le distanze. Ci rendiamo conto della difficile gestione di una deroga di questo tipo – precisa Banovaz - ma non possono essere concepite queste passeggiate come una semplice ora d'aria”.
 

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