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Ora d'aria per chi ha una grave disabilità intellettiva: parla l'avvocato

Antonino Attanasio è l'avvocato cassazionista (sordo) che sta aiutando i caregiver veneziani a ottenere attenzione da parte delle amministrazioni. Qui ci spiega le sue e le loro ragioni. E si domanda: “Perché le famiglie devono ricorrere all'avvocato per ottenere ciò che le amministrazioni di competenza sarebbero tenute a fare?”

26 marzo 2020

ROMA – Antonino Attanasio non sente, ma sa ascoltare con molta attenzione le richieste, soprattutto se quel che si chiede è che venga riconosciuto un diritto. E' il caso dei 99 caregiver veneziani che hanno firmato la lettera inviata a governatore Zaia e Anci, chiedendo la possibilità di accedere agli spazi verdi con i loro figli, disabili intellettivi gravi o con autismo, e di potersi allontanare oltre i 200 metri previsti dalle nuove disposizioni regionali. “Ho seguito questa vicenda perché legato da rapporti di amicizia con Paola Banovaz, madre di un figlio con problematiche che necessitano di cure particolari, allo scopo di prevenire disturbi e comportamenti dannosi per se stessi e per coloro che li assistono – premette - Paola Banovaz e Mauro Guglielmi, forti delle prime esperienze positive in Piemonte, Treviso e da ultimo recentissimo anche a Pontedera (Pi), mi hanno incaricato di inviare alla presidenza della Regione Veneto, all’assessore competente e all’Anci Veneto una istanza, con la quale si chiede un provvedimento ad hoc, per consentire alle famiglie interessate l’accesso, in orario diurno, ad aree verdi spaziose, per consentire alle persone con disabilità un momento ludico di ristoro”.
 
Ma su quale principio normativo si fonda una tale richiesta? “Il fondamento si trova nell'articolo 32 della Costituzione, che pone al centro in ogni caso il rispetto della dignità umana. E’ perfettamente legittimo quindi un provvedimento amministrativo, in deroga ai provvedimenti generali, che consenta un'eccezione motivata in relazione allo stato particolare del richiedente, supportato da adeguata certificazione ex Legge 104/1992. E’ vero che i due decreti legge finora emanati e i relativi DPCM, oltre alle ordinanze e decreti regionali e comunali, appaiono estremamente restrittivi nell’interesse della collettività: è anche vero però che è interesse della collettività che situazioni di disagio psicofisico non degenerino, costituendo paradossalmente un nuovo pericolo per la collettività, pericolo che può essere scongiurato con concessioni mirate e soprattutto gestite con responsabilità”.

Per Attanasio, resta una domanda di fondo: “Perché persone con situazioni familiari notissime alle pubbliche amministrazioni di competenza devono ricorrere sempre all’avvocato oppure darsi la pena di elaborare testi per istanze superflue nel loro contenuto?.E’ vero che di norma ogni deroga ad un provvedimento della Pubblica Amministrazione deve essere richiesta e motivata: è anche vero però che nessuna emergenza annulla situazioni e processi in corso. Una persona con disabilità non cessa di esserlo nell’emergenza, ma al contrario richiede maggior supporto e dunque le Pubbliche Amministrazioni devono sempre prevedere queste situazioni come eccezioni rispetto alla regolazione ordinaria”.

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