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Hiba, bambina disabile nei campi profughi siriani in Giordania

Otto anni, siriana, Hiba ha una disabilità fisica e mentale causata dalla mancanza di ossigeno durante il parto. Oggi vive nel campo profughi di Jama, nel nord della Giordania, e il suo sogno è di poter andare a scuola come gli altri bambini. Vento di Terra: “Le discriminazioni verso queste persone sono tante: il tabù della disabilità è ancora molto radicato”

9 febbraio 2020

ROMA - Hiba è vestita di rosa e ha i capelli scuri raccolti in una lunga treccia. Cammina lentamente, sorreggendosi al braccio di sua madre: quando è nata ha sofferto di una mancanza di ossigeno che l’ha portato ad avere una grave disabilità fisica e mentale. Hiba viene dalla Siria, ha otto anni e oggi vive in Giordania, nel campo informale di Jama, a 20 km dal confine, dove 26 famiglie di profughi siriani abitano insieme. “Siamo arrivati qui nel 2015 scappando dai bombardamenti – racconta sua madre Abeer –. Hiba aveva solo quattro anni: per sei giorni siamo rimasti bloccati al confine, senza cibo né medicine. Non avevamo niente se non i vestiti che portavamo addosso”.
 
Piano piano, la comunità ha preso in affitto un terreno nel deserto nel nord del Paese e ha costruito delle tende con mezzi di fortuna, sostituite poi con piccole case in muratura. “In estate fa caldissimo, mentre in inverno le temperature vanno sottozero – racconta Abeer –. Io e mio marito abbiamo nove figli: lui ora ha smesso di lavorare per problemi di salute, mentre io bado alla casa e a Hiba, che non è indipendente. Sopravviviamo solo grazie agli aiuti umanitari dell’Unhcr, che ci dà 130 jod al mese (pari a circa 165 euro n.d.r.) per comprare generi di prima necessità”.
 
Secondo un report dell’Unhcr del 2018, il 23 per cento dei profughi siriani presenti in Giordania e Libano ha una disabilità, e il 62 per cento delle famiglie ha almeno un membro disabile. Le cause principali sono gli infortuni di guerra, l’ansia e la depressione causate dal conflitto, ma anche le complicazioni durante il parto e le malattie genetiche dovute ai rapporti sessuali fra consanguinei. Nel campo di Jama, Hiba è l’unica bambina con disabilità: le case non sono accessibili e i bagni sono alla turca, molto scomodi per una persona con difficoltà motorie. Inizialmente i suoi genitori la portavano da un logopedista per migliorare l’articolazione delle parole, ma poi il costo del trasporto era troppo alto e hanno dovuto interrompere.
 
Oggi la famiglia viene supportata dall’ong Vento di Terra, che mette a disposizione una fisioterapista che insegna alla bambina come controllare i suoi movimenti: “Attraverso vari esercizi, Hiba impara come tenere in mano gli oggetti e come sedersi gradualmente, senza buttarsi – spiega Arub, fisioterapista di Vento di Terra –. Piano piano si iniziano a vedere i primi miglioramenti: la bambina cammina meglio e ha maggiore consapevolezza del proprio corpo. Purtroppo però qui il tabù della disabilità è ancora molto radicato e le discriminazioni sono tante: quando Hiba fa gli esercizi all’aria aperta gli altri bambini la prendono in giro, mentre gli adulti scuotono la testa e la considerano malata. Con il nostro lavoro, cerchiamo di far capire che le persone disabili hanno solo delle necessità diverse, ma sono esseri umani come gli altri”.
 
Hiba ama giocare e creare braccialetti con filo e perline: il suo colore preferito è il nero. “Hiba è molto curiosa e ama imparare – racconta la madre –. Ogni volta che aiuto i suoi fratelli a fare i compiti, lei si siede insieme a noi e partecipa: con il tempo ha imparato a pronunciare alcune lettere dell’alfabeto. Nella città di Mafraq, qui vicino, esiste una scuola per bambini con bisogni speciali, ma i profughi siriani non sono ammessi: è una grande ingiustizia”.
 
La Giordania è un paese relativamente povero – 86° Paese al mondo per indice di sviluppo umano – e lo stato non investe risorse per supportare le persone con disabilità: sono le ong a procurare ausili come protesi, sedie a rotelle, deambulatori. “Se non fosse per la cooperazione internazionale, queste persone resterebbero chiuse in casa, nascoste – conclude Arub –. Inoltre, qui non esiste una legge che preveda che le imprese assumano un certo numero di lavoratori disabili, così la maggior parte delle persone con disabilità è disoccupata. I pochi che hanno un impiego sono assunti come guardie oppure in segretaria, solitamente per le ong presenti in loco”.

di Alice Facchini

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