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Persone con disabilità, in Italia “serve un nuovo modello di assistenza”

Il Rapporto Istat fotografa la loro condizione attuale e suggerisce la strada della “presa in carico”: interventi personalizzati che tengano conto dei bisogni e del contesto sociale. Con l’obiettivo di eliminare le discriminazioni territoriali e di genere

3 dicembre 2019

ROMA - Rispetto alla condizione delle persone con disabilità in Italia “è opportuno pensare a un nuovo modello di assistenza nell’ambito del nostro sistema di protezione sociale: in particolare il principio guida del nuovo modello potrebbe essere quello della presa in carico delle persone con disabilità”. Ad affermarlo è il rapporto “Conoscere la disabilità”, redatto dall’Istat in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, che raccoglie in un unico documento tutte le informazioni disponibili (per lo più basate su dati del 2016/2017) su questo specifico universo: il numero di persone interessate è il 5,2% della popolazione, pari a circa 3,1 milioni di persone. Il rapporto è stato presentato in un evento all’Inail con Cip e lo stesso Istat,alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.


Interventi personalizzati e partecipazione sociale

Alla luce dei dati raccolti e dei problemi rappresentati nel volume, viene suggerita la strada del modello della “presa in carico”, e cioè dell’introduzione di “interventi personalizzati che tengano conto, da un lato, dei bisogni di assistenza e cura, e dall'altro delle condizioni e del contesto ambientale nel quale la persona vive, cercando di assicurare il diritto alla vita indipendente e all'autodeterminazione ed eliminando il rischio di discriminazioni territoriali, oltre che di genere”.
 
Secondo i ricercatori “andrebbe, inoltre, favorita la partecipazione sociale, culturale e all'attività fisica che si è dimostrata molto efficace, in particolare tra gli anziani, per contrastare il rischio di esclusione e abbandono, affidando alle persone stesse un ruolo attivo per migliorare le proprie condizioni di vita”. In questa prospettiva, afferma l’Istituto di statistica, “sarebbe opportuno potenziare la rete dei servizi sociali e culturali nonché promuovere la pratica sportiva a livello locale”. 
 

Significativi svantaggi, differenze solo attenuate

Il quadro tracciato dal Rapporto evidenzia come l’Italia abbia dimostrato una “particolare sensibilità nel disegnare processi e percorsi diretti a favorire la piena inclusione sociale delle persone con disabilità: tale lungimiranza è testimoniata dalla produzione normativa degli ultimi 30 anni che ci pone all'avanguardia anche nei confronti di altri Paesi”. Tuttavia - rimarca il Rapporto - nei diversi ambiti di vita “emergono ancora significativi svantaggi delle persone con disabilità rispetto al resto della popolazione. Ciò consente di ritenere che gli strumenti messi in campo non hanno ottenuto i risultati attesi, ma hanno solo attenuato le differenze o impedito che queste si amplificassero”.

Ad esempio - spiega l’Istat - le politiche di welfare, attuate in larga parte attraverso trasferimenti monetari, hanno ridotto il rischio di povertà delle famiglie, ma non hanno risolto il problema della deprivazione materiale di cui soffrono le persone con disabilità”. Similmente, “le politiche di inclusione lavorativa sono state ispirate al principio della valorizzazione delle capacità degli individui, anche con lo scopo di favorire la dignità della persona e il diritto all'indipendenza economica e all'autonomia, tuttavia i livelli occupazionali sono ancora molto al di sotto della media nazionale e spesso i lavoratori con disabilità vengono relegati a svolgere mansioni secondarie”.


La rete dei servizi e la rete familiare: un modello è in crisi

E ancora: “La rete dei servizi e delle strutture palesa forti squilibri territoriali, dovuti alla disparità di risorse a disposizione degli Enti locali; per conseguenza, le persone con disabilità e le loro famiglie subiscono discriminazioni in base al luogo in cui vivono. Inoltre, continua l’Istat, l’offerta di assistenza appare ancora troppo incentrata sull'istituzionalizzazione piuttosto che su forme di aiuto che permettano alle persone con disabilità di continuare a vivere in famiglia o in condizioni abitative che consentano loro di avere una completa indipendenza. Anche gli interventi finalizzati alla conciliazione tra lavoro e carico di cura di un familiare con disabilità non hanno conseguito risultati significativi, come testimoniato, ad esempio, dalle carriere lavorative dei caregiver spesso al di sotto di quelle sperimentate dal resto della popolazione, in modo particolare nel caso delle donne. Nel nostro Paese - si legge nel Rapporto - le famiglie continuano a svolgere un ruolo cruciale, sono una sorta di fulcro intorno al quale le Istituzioni hanno costruito una rete di interventi complementari, di natura sociale ed assistenziale. In prospettiva, però - avverte l’Istituto di statistica - la rarefazione delle reti familiari e il progressivo invecchiamento della popolazione rischiano di mettere in crisi la sostenibilità di questo modello di welfare”.
 

Il ruolo della statistica nell'aiutare le politiche

Di fronte a questa situazione generale, occorre dunque progettare e realizzare un nuovo modello basato sulla presa in carico, e per questo “l’informazione statistica può svolgere un ruolo importante”. Essa - rimarca l’Istat - dovrebbe consentire non soltanto di conoscere meglio le condizioni di vita delle persone con disabilità nei diversi ambiti - e la diversa gravità delle loro limitazioni – ma anche di individuare le varie barriere che determinano i loro svantaggi. L’informazione statistica dovrebbe inoltre individuare i fattori e le circostanze che (se questo è il caso) hanno permesso ai processi di inclusione di dare esiti positivi, cioè hanno evitato che i deficit di salute (sensoriali, motori e psichici) si traducessero nell'impossibilità di condurre una vita simile a quella del resto della popolazione”. Tutto ciò “è necessario per adempiere all'impegno di monitorare il processo di inclusione sociale delle persone con disabilità previsto dall'articolo 31 della Convenzione Onu e assunto da tutti gli Stati firmatari; tale impegno rende necessario, in definitiva, produrre l’informazione in ottica Icf, sia attraverso indagini statistiche ad hoc, sia mediante l’integrazione di queste con dati di natura amministrativa, in tal modo valorizzando il processo di digitalizzazione in atto nella Pubblica amministrazione”.

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