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Aggressioni negli ospedali di Napoli: potenziati gli standard di sicurezza

Alcune delle disposizioni determinate nell'ambito della riunione del Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza pubblica, che si è tenuta in prefettura a Napoli, per l'esame della problematica relativa al fenomeno delle aggressioni nei confronti di medici e operatori delle strutture sanitarie

12 ottobre 2019

NAPOLI - Potenziamento degli standard di sicurezza degli ospedali dell'area metropolitana di Napoli e intensificarsi da parte delle forze dell'ordine della vigilanza mobile dei nosocomi, già obiettivi sensibili del Piano Coordinato di Controllo del Territorio, con frequenti passaggi e soste. Queste alcune delle disposizioni determinate nell'ambito della riunione del Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza pubblica, che si è tenuta in prefettura a Napoli, per l'esame della problematica relativa al fenomeno delle aggressioni nei confronti di medici e operatori delle strutture sanitarie. A presiedere l'incontro il prefetto Carmela Pagano. Presenti oltre al questore Alessandro Giuliano e ai comandanti provinciali dell'Arma dei carabinieri, Giuseppe La Gala, e della guardia di finanza, Gabriele Failla, anche la Regione Campania, rappresentata dal vicecapo di gabinetto Almerina Bove, accompagnata dai direttori generali dell'Asl Napoli 1 Centro, dell'Azienda Ospedaliera Santobono Pausillipon, da delegati dei direttori generali dell'Azienda Ospedaliera Cardarelli e dell'Azienda dei Colli.
 
Dopo un esame della tematica, è emersa anche la necessità di un adeguamento tecnologico dei sistemi di videosorveglianza esistenti nei nosocomi, mediante collegamenti diretti con le sale operative delle forze di polizia, attive h24, preferibilmente con invio di immagini degli ambienti più a rischio. Le aziende sanitarie si sono impegnate ad ottimizzare i modelli organizzativi, potendo usufruire - per gli aspetti di sicurezza - di consulenza tecnica delle forze di polizia (come il numero guardie giurate impiegate e specifica formazione delle stesse che, come ribadito da recenti direttive del ministero dell'Interno, devono essere esclusivamente dipendenti da istituti di vigilanza privata autorizzati dalla prefettura). Le direzioni ospedaliere cureranno, altresì, la preparazione del personale interno più interessato ai contatti con l'utenza.
 
A quanto convenuto si è giunto avendo premesso "che il fenomeno non è solo napoletano, tanto che - si legge nella nota della prefettura - sono in discussione in Parlamento misure legislative a tutela degli operatori della sanità, e che non si registra una crescita esponenziale dei casi denunciati (87 casi nel 2019, di cui 21 di aggressione solo verbale, a fronte degli 82 casi del 2018)".

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