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Il ricovero e il "debito" con l'Inps: così "tagliano le pensioni d’invalidità"

Sulla base delle informazioni comunicate dal ministero della Salute, l'Inps sta recuperando “importi non dovuti” dalle pensioni d'invalidità, in caso di ricoveri in ospedale. Bonanno: "È contrario alle sentenze. Inps fa cassa sulle spalle dei genitori più fragili”

3 settembre 2019

ROMA – Indennità di accompagnamento ridotta per i bambini con disabilità durante il ricovero in ospedale: è la novità, non annunciata e del tutto inattesa, che in questi giorni sta arrivando, dall'Inps, direttamente nelle cassetta delle lettere delle famiglie. Suscitando preoccupazione, ma sopratutto tanto sdegno. Finora, solo il ricovero in strutture residenziali e istituti (comunicato all'Inps dalle stesse famiglie, tramite modello Icric) aveva determinato la decurtazione dell'importo erogato: adesso, per la prima volta e senza alcun preavviso, questa avviene anche in presenza di ricoveri ospedalieri, sulla bse delle informazioni che oggi vengono comunicate all'Inps direttamente dal ministero della Salute, da quando non è più necessaria la compilazione del modello Icric: “A seguito dei dati trasmessi all'Inps dal ministero della Salute – relativi ai periodi di ricovero superiori a 29 giorni a totale carico di strutture pubbliche – abbiamo provveduto a rideterminare l'importo della pensione”.
 
“Parliamo di ricoveri obbligatori, dovuti ad emergenze sanitarie, che riguardano per lo più bambini con gravi disabilità”, ci spiega Sara Bonanno, che sta denunciando quella che considera una “vergogna, sui cui il governo che sarà dovrebbe intervenire subito. Per queste famiglie, infatti, “si tratta di una vera e propria mannaia: un accanimento crudele verso i più deboli tra i deboli”. Le decurtazioni infatti sono spesso consistenti. Un esempio: “Da marzo 2017 a maggio 2017 l'Inps ha corrisposto un pagamento superiore a quanto dovuto per un importo complessivo di euro 1.047,48. Tale importo – si specifica – sarà recuperato attraverso una trattenuta, per 24 rate mensili, sulla pensione in godimento, a partire dal settembre 2019 e fino a estinzione del debito”. In altre parole, per i prossimi due anni pensione ridotta, per “saldare” il debito dovuto a due mesi di ricovero in una struttura pubblica. 
 
E va detto che “i 'debitori' sono per lo più bambini – precisa Bonanno - alcuni anche molto molto piccoli. E sono dei bambini molto malati, talmente malati che sono stati ricoverati anche per periodi lunghi in ospedale. Da non credere: è proprio questo il loro crimine!”. Eppure, “ci sono sentenze che parlano molto chiaro – riferisce Bonanno -: gli ospedali non possono essere in alcun modo scambiati per centri di riabilitazione. E la presenza dei genitori, nel caso di bambini ricoverati, è obbligatoria durante tutto il ricovero nel caso di minori. Eppure, sopratutto a questi genitori è stata imposta la restituzione delle somme dell'indennità per il tempo in cui i loro figli sono stati ricoverati, a volte anche in fin di vita, in ospedale. Lo stesso ospedale che impone a quel genitore di restare al fianco del bambino ricoverato per tutto il tempo (ci resteremmo lo stesso – chiarisce Bonanno – ma questa è un'altra storia). Come può la dirigenza dell'Inps aver dimenticato le tante sentenze che hanno chiaramente stabilito che è illegittimo sospendere l'indennità di accompagno durante il ricovero in ospedale? - domanda Bonanno – A me pare che la confusione sia creata per far cassa su genitori stremati, angosciati e che ancora non sanno come muoversi davanti all'aggressività delle istituzioni. Proprio loro, i giovanissimi genitori caregiver alle prime armi sono diventati oggetti di una massiccia campagna di 'recupero e risparmio' da parte dell’Inps”.
 
Il ricorso è l'unica arma che questi caregiver hanno per tutelare i propri diritti: la prima possibilità di ricorso è gratuita e consiste nel chiedere ad uno specifico organo dell’Inps (il Comitato provinciale) di rivedere la decisione entro 90 giorni dal ricevimento della lettera. In alternativa il ricorso può essere trasmesso all’Inps telematicamente da un patronato o da un altro intermediario abilitato (avvocati, consulenti del lavoro, ecc.). L'associazione “La casa di sabbia” ha predisposto una bozza di ricorso. “Prima di presentarlo però – precisa la onlus – è indispensabile farsi fare dai reparti ospedalieri nei quali si è stati ricoverati delle dichiarazioni con le quali si attesta la necessità della presenza di un accompagnatore in ospedale, dichiarazioni che dovrete allegare al ricorso”. 

 

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