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Crisi. Governo giallo-rosso? Barbieri: “Una buona occasione per il terzo settore”

Gli scenari aperti con la crisi nell’analisi di Pietro Barbieri, ex portavoce del Forum del terzo settore. “Partecipazione e impegno civico tornino ad essere fondanti. Cinquestelle e centro sinistra le riscoprano, faranno del bene a se stessi e al paese”

23 agosto 2019

ROMA - Una nuova maggioranza per un governo “giallo-rosso” potrebbe essere una “buona occasione” per il terzo settore, ma anche se si dovesse tornare alle urne prima del previsto, con una nuova campagna elettorale, bisogna ripartire da una valutazione “più seria e profonda del valore dell’impegno civico”. A commentare l’attuale crisi di governo e i possibili scenari futuri è Pietro Barbieri, ex portavoce del Forum del terzo settore e che in passato si è occupato per il Partito democratico proprio di Welfare e terzo settore. Lo stesso Partito democratico che in queste ore tende la mano verso il Movimento 5 stelle, con l’approvazione all’unanimità del documento del segretario Nicola Zingarettiche apre alla trattativa per verificare l’ipotesi di un “governo di svolta”. Un’ipotesi che per Barbieri potrebbe rappresentare un’opportunità che “deve ripartire, per quanto attiene al terzo settore, da una rivalutazione delle posizioni che hanno portato a dare strumenti alla destra più retriva per attaccare l’impegno civico dei cittadini - spiega Barbieri -. La partecipazione e l’impegno civico devono tornare ad essere fondanti. Il Movimento 5 stelle è nato su queste cifre e il centro sinistra ha una storia lunga su queste cose: le riscoprano, faranno del bene a se stessi e al paese”.
 
Per Barbieri, infatti, il terzo settore viene da un periodo piuttosto difficile. “Il terzo settore ha ricevuto attacchi importanti - spiega Barbieri -, non solo con questo governo, ma anche in passato. Attacchi che sono cominciati, o per lo meno hanno trovato una ragion d’essere, con gli scandali che l’hanno colpito, da Mafia Capitale al Cara di Mineo e tante altre situazioni affiorate nel tempo. È necessario che il terzo settore sappia fare non una generica seduta di autocoscienza, ma mettersi in gioco e capire quali sono le ragioni che hanno portato a una tale facilità di contaminazione con aree criminali. Un tema che deve essere affrontato”. Ma il confronto con il mondo della politica non è mai stato semplice. “Il terzo settore è un mondo che rischia di essere scomodo per le forze politiche perché mette in luce i limiti dell’agire delle forze politiche. E poi perché ha anche un ruolo da watchdog nei confronti del potere politico sui temi che lo riguardano”.
 
Se dalle consultazioni non dovessero affiorare intese, invece, la campagna elettorale potrebbe essere il momento giusto per fare chiarezza soprattutto sul tema del lavoro nel terzo settore. “Il terzo settore ha la capacità di porre questo come tema centrale - sottolinea Barbieri -, perché nel terzo settore lavorano più di un milione di persone. Perché porre questo come elemento alle forze politiche? Per la semplice ragione che chi si candida a governare il paese deve sapere che la questione della precarietà o del basso livello remunerativo è correlata a quanto viene investito in welfare. Tanto meno si investe, tanto meno vengono remunerate le persone e tanto più sono precarie”. Altro fronte su cui lavorare è quello del “riconoscimento della capacità del terzo settore di saper fare, oltre che di saper essere - spiega Barbieri -. Il terzo settore non è solo agente politico del cambiamento, perché agisce nei quartieri, nei territori, nel mare e in altri paesi, ma anche perché questa cosa la sa fare e la fa meglio di quanto viene rappresentato”.
 
Il punto di partenza, tuttavia, sia per un nuovo esecutivo giallo-rosso che nel caso di nuove elezioni, resta sempre ciò che questo governo ha lasciato. E su questo tema, per Barbieri, ci sono luci e ombre. “Sulla disabilità questo governo lascia molto poco perché non ha fatto altro che utilizzare gli strumenti messi in campo dai precedenti governi senza alzare di un euro il livello di spesa - accusa Barbieri -. Sulla disabilità non hanno fatto praticamente nulla e anche sulla scuola hanno marcato il terreno con un decreto che lascia quasi tutto aperto, anche con qualche rischio”. L’impronta più marcata lasciata da questo governo sul welfare, però, secondo Barbieri è quella del Reddito di cittadinanza (Rdc). “Ha un pregio e un difetto - aggiunge -: il pregio è quello di aver introdotto una misura strutturale che ha fatto fare un salto di qualità al Rei e questo va mantenuto, accudito e migliorato. Il limite è di aver confuso le politiche attive del lavoro con quelle di contrasto alla povertà, soprattutto per quanto riguarda i Centri per l’impiego (Cpi)”. Secondo Barbieri, i Cpi “non possono avere le responsabilità della povertà che è multifattoriale - spiega -. Dietro una persona in povertà ci possono essere mille ragioni oltre la perdita del lavoro. Penso al mondo della disabilità. Questo Rdc non ha dato risposte: il tema importante per le persone con disabilità è prima di tutto conquistarsi un’autonomia per poi pensare ad una possibilità di occupazione. Senza autonomia, assistenza personale e inclusione sociale, l’orizzonte dell’occupazione non ci sarà. C’è tutto un lavoro che va messo in moto da questo punto di vista, ma il reddito di cittadinanza a questo non risponde, per come è strutturato non può rispondere”. Per Barbieri, tuttavia, “bisogna prendere ciò che c’è di buono dal reddito di cittadinanza” perché rappresenta un “upgrade importante” del Rei che “non va per nulla abbandonato”. “Lo stanziamento non si deve perdere - conclude Barbieri -, ma vanno riformulate le questioni che riguardano le modalità di presa in carico delle forme del disagio. Bisogna ritornare a mettere in campo politiche sociali”.

di Giovanni Augello

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