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Vincent Lambert è morto. Ma il dibattito sul “fine vita” torna ad accendersi

L’uomo è morto questa mattina all’ospedale di Reims. L’ex infermiere tetraplegico di 42 anni era in stato di minima coscienza dopo l’incidente stradale del 2008. Ieri sera l’ultima veglia contro l’arresto delle cure cominciato 10 giorni fa. Vaticano: "Sconfitta per l'umanità"

11 luglio 2019

ROMA – Vincent Lambert è morto questa mattina all’ospedale di Reims. L’ex infermiere tetraplegico di 42 anni era in stato di minima coscienza dopo l’incidente stradale del 2008. Ieri sera l’ultima veglia contro l’arresto delle cure cominciato 10 giorni fa. A Lambert la scorsa settimana sono state sospese l’alimentazione e l’idratazione. I genitori, dopo alcuni giorni, avevano definito “ineluttabile” la morte del figlio. La moglie dell’uomo, Rachel Lambert, così come sei dei suoi fratelli e sorelle nonché il nipote Francois, hanno protestato per anni, chiedendo che gli venisse concesso il diritto di morire. Gli anziani genitori invece, hanno lottato perché non venissero interrotte alimentazione e idratazione.
 
Una lunga battaglia. Una famiglia spaccata dalla tragedia, quella dei Lambert, con la moglie Rachel (tutore legale dell’uomo) e cinque fratelli che appoggiavano la decisione dei medici, sostenendo che Vincent non avrebbe voluto vivere in quelle condizioni. Versione opposta a quella riferita dai genitori Pierre e Viviane. La legge francese, in ogni caso, afferma che di fronte al paziente incapace di esprimere la propria volontà, la decisione, in assenza di direttive anticipate (che nel caso concreto non esistevano), è tutta nelle mani dei medici. Una legge, quella transalpina, che proibisce l'eutanasia attiva, ma consente la sospensione delle terapie e delle azioni sproporzionate o irragionevoli. Confini difficili da delimitare, a maggior ragione quando la sospensione riguarda sostegni vitali e basilari come sono idratazione e alimentazione. La cui assenza comporta come conseguenza diretta la morte del soggetto in tempi relativamente rapidi, e una morte causata non in prima battuta dalla patologia, ma dall'intervenuta sospensione della presa in carico del soggetto.
 
Dal punto di vista giudiziario, l'iter nei tribunali francesi era già stato compiuto fra il 2013 e il 2015, quando già una volta era stato dato il via libera all’interruzione dell’alimentazione e idratazione. Proposito poi mai attuato in seguito al cambio di équipe medica e alla necessità di procedere a nuove valutazioni dello stato del paziente.

Dal punto di vista clinico, Vincent Lambert respirava in modo autonomo: era un paziente tetraplegico, che veniva nutrito e idratato in modo clinicamente assistito. Le indagini radiologiche avevano messo in luce lesioni cerebrali giudicate “irreversibili” e nei fatti, non ha mostrato negli anni alcun segno di miglioramento.

La perizia medica richiesta dal Tribunale amministrativo aveva affermato che “corrispondere ai bisogni fondamentali primari (alimentazione, idratazione) non rientra per Vincent Lambert nell’ambito di un accanimento terapeutico o di una irragionevole ostinazione”, e aveva negato che potesse essere giudicata come “irragionevole ostinazione” quella che è la prima forma di supporto vitale per una persona. Una presa di posizione che il Tribunale non aveva accolto, sentenziando in modo opposto.
 
La vicenda Lambert ha costituito un altro caso concreto di fronte al quale la medicina e l’etica si trovano di fronte a un dilemma di enorme portata. Da un lato, la consapevolezza che la scienza medica è potenzialmente in grado oggi di mantenere in vita anche pazienti in gravissima situazione, con il rischio di prolungare in modo ostinato situazioni che in altri tempi sarebbero naturalmente sfociate nella morte del paziente; dall’altra i grandi interrogativi che la fragilità dell’esistenza – in particolare quando comporta alti gradi di disabilità – si porta dietro, specialmente quando il supporto non riguarda vere e proprie terapie mediche universalmente riconosciute come tali, ma idratazione e alimentazione, cioè i sostegni vitali basilari.

Dopo il pronunciamento della Corte europea,  i genitori dell’uomo avevano chiesto l’intervento del Comitato dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità (l’organismo chiamato a giudicare l’applicazione nei singoli stati dei principi contenuti nella Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità). E il Comitato aveva chiesto con urgenza alla Francia, per la terza volta nel giro di poche settimane, di rispettare i propri obblighi internazionali. Ma Parigi ha continuato a voltarsi dall’altra parte.

Il “braccio di ferro” Francia-Onu. Quello fra la Francia e le Nazioni Unite è stato un vero “braccio di ferro” su quello che è diventato un caso controverso anche per il diritto internazionale. Come altre Convenzioni sui diritti umani, anche quella sui diritti delle persone con disabilità (adottata dall'Assemblea generale il 13 dicembre 2006, firmata il 30 marzo 2007 ed entrata in vigore dopo le prime ratifiche il 3 maggio 2008) contempla la possibilità che, contro decisioni giudiziarie diventate ormai definitive nei singoli Stati, ci si possa appellare a organismi sovranazionali. Si tratta di un ricorso individuale, che nel caso specifico è stato presentato all'attenzione del Comitato Onu dai legali dei genitori di Lambert, quando non era più possibile proporre ricorso presso la giustizia francese.



La resa dei genitori. “Cari amici che ci avete sostenuto tanto durante questi sei anni, questa volta è finita”. Nella mattinata di lunedì 8 luglio, all’inizio del settimo giorno dalla sospensione totale dell’idratazione e dell’alimentazione di Vincent Lambert, la madre Viviane e il padre Pierre – insieme a David e Anne, fratello e sorella di Vincent, avevano scritto un breve messaggio pubblico indirizzato a quanti li hanno sostenuti lungo anni di battaglie. “I nostri avvocati – affermavano - hanno moltiplicato ancora in questi ultimi giorni i ricorsi e portato a termine le azioni per far valere la richiesta sospensiva delle Nazioni Unite di cui beneficiava Vincent. Invano. La morte di Vincent è ormai inevitabile. È stata imposta a lui come a noi. Seppure non l’accettiamo, possiamo solo rassegnarci nel dolore, nell'incomprensione, ma anche nella Speranza”.

Il Vaticano: "Una sconfitta per l'umanità". "La morte di Vincent Lambert e la sua storia sono una sconfitta per la nostra umanita'". Così oggi la Pontificia accademia per la vita e il suo presidente, monsignor Vincenzo Paglia, sul decesso annunciato stamane in Francia. La presa di posizione è stata comunicata sui profili social dell'Accademia.
 
Lambert era divenuto simbolo del dibattito sul fine vita in Francia. Istituita nel 1994, la Pontificia accademia ha come fine "la difesa e la promozione del valore della vita umana e della dignità della persona".

di Daniele Iacopini

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