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"Dopo di noi": in Sicilia il primo progetto per giovani autistici

Dalla convivenza al lavoro, passando per la creazione di una club house con ludoteca e fumetteria. Al via dopo l'estate, in via sperimentale, per tre anni a Trabia (Palermo)

27 giugno 2019

PALERMO – Quattro giovani con autismo a medio e alto funzionamento andranno a vivere insieme grazie al progetto pilota sul Dopo di noi - il primo in Sicilia - frutto del lavoro sinergico tra l'Asp, l’associazione di famiglie ParlAutismo onlus e la fondazione di mutuo soccorso Cesare Pozzo. Il progetto di autonomia di vita si svolgerà in via sperimentale, per tre anni, in un immobile confiscato alla mafia assegnato all'Asp ubicato a Trabia (Palermo). La presentazione ufficiale del progetto è prevista per il prossimo 29 giugno alle 10.30, nella sala gialla dell'Ars con la partecipazione del presidente dell'Assemblea Gianfranco Miccichè, della responsabile del centro per l'autismo dell'Asp Giovanna Gambino, del direttore generale dell'Asp di Palermo Daniela Faraoni, dei rappresentanti della Fondazione e dei familiari di "ParlAutismo". Per l'occasione parlerà dando la sua testimonianza di vita il giovane con autismo ad alto funzionamento Giuseppe Autieri. Il progetto diventerà operativo dopo la paura estiva. Si inizierà con quattro persone ma i beneficiari  saranno in tutto 15 giovani della prima età adulta con diagnosi di disturbo di spettro autistico ad alto e medio funzionamento.

I beneficiari intermedi saranno altri ragazzi con autismo che usufruiranno di momenti ludici e di socializzazione delle attività della “Club house”. La Fondazione di mutuo soccorso Cesare Pozzo finanzia il progetto con una somma di 21 mila euro. Il compito dell'Asp sarà, oltre a quello di individuare le persone più idonee a partecipare al progetto anche quello di fornire gli operatori che lavoreranno con i giovani. "Si tratta di un progetto pilota unico finora in Italia - spiega Rosi Pennino presidente di ParlAutismo onlus - frutto di una bella sinergia tra Asp, famiglie e la fondazione Cesare Pozzo. ParlAutismo è coinvolta in quanto portatrice sana dell'idea e pertanto farà anche da supervisore sullo svolgimento di tutte le parti del progetto che coinvolgerà alcuni dei nostri giovani seguiti dall'Asp. Speriamo che il progetto possa realmente diventare il primo modello sperimentale in grado di aprire una strada per il futuro dei giovani autistici. Siamo davanti, infatti, ad un progetto di grande valore che vede il sociosanitario andare al cuore dell'inclusione sociale. La regia operativa ed organizzativa sarà nelle mani della dottoressa Giovanna Gambino che è la dirigente pubblica del centro autismo dell'Asp di Palermo".

La metodologia che il progetto attraverso gli operatori sanitari in accordo con le famiglie si propone di adottare è quella dei Progetti terapeutici individualizzati (Pti) per la presa in carico comunitaria e della progettazione partecipata che vede il coinvolgimento delle persone con disabilità, delle loro famiglie, degli operatori del Dipartimento di Salute Mentale, Dipendenze patologiche e Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Dsm) dell’Asp Palermo e del terzo settore. La presa in carico comunitaria è fondata su collaborazioni e rapporti che garantiscono un approccio multidimensionale utilizzando lo strumento del Pti con budget di salute, condiviso con il paziente, i familiari, i servizi pubblici e le agenzie del privato sociale, in un’ottica di presa in carico globale-comunitaria e di terapia lungo tutto il ciclo di vita. Alla fine del triennio è prevista l'avvio dell’ inclusione sociale nel mondo del lavoro attraverso il finanziamento proveniente da altre risorse finanziarie (L. 112/2016 “Dopo di Noi”) e dalla compartecipazione delle famiglie.

I ragazzi continueranno ad avere rapporti con la famiglie secondo i tempi ed i modi che saranno previsti nei progetti terapeutici individualizzati. Il primo anno viene dedicato all’organizzazione della casa e a sostenere i percorsi di adattamento e di vita autonoma individuali. Tra gli operatori coinvolti ci sono, oltre al referente clinico che ha in carico la persona, un case manager. Un tutor si occuperà di supervisionare la modalità organizzativa del gruppo, mentre un operatore domestico si occuperà di trasmettere al gruppo di ragazzi le competenze relative al management casalingo. Un utente esperto assicurerà il monitoraggio continuo degli aspetti organizzativi, affettivo-relazionali e gruppali più in generale e relativamente agli stessi provvederà ad aggiornare il tutor.

Tra le azioni previste c'è quella della formazione al lavoro con una start up di impresa finalizzata a creare un’impresa sociale che negli anni seguenti possa auto-sostenersi. I beneficiari saranno 7 pazienti con interessi e attitudini per il settore video-ludico. Le famiglie sosterranno i ragazzi nella ricerca di occasioni di collaborazioni con imprese del settore già avviate e collaboreranno nel placement della nuova impresa sociale nel mercato video-ludico e/o dei singoli nell’area della programmazione e del game design.

La terza azione è quella finalizzata a fondare e gestire una Club House, secondo il modello mutuato dalla cultura anglosassone che prevede la creazione di un circolo d’associati a cui la comunità intera e gli associati possono fare riferimento per attività ludiche, di risocializzazione, di gruppo e di auto-aiuto. Per lo scopo nascerà un’associazione culturale mista di familiari e beneficiari che possa curare la gestione della club house. La club house come luogo di incontro dovrebbe prevedere una sala da the, un angolo fumetteria, con sala lettura, essere anche una ludoteca specializzata in video-giochi, giochi di ruolo da tavolo e di carte collezionabili. Per questi ultimi aspetti, la club house, se creata congiuntamente all’impresa che potrebbe svilupparsi nel settore videoludico. La club house, per le abilità proprie di molti giovani con disturbo di spettro autistico potrebbe anche organizzare corsi di musica per i più piccoli. Si affiderebbe, inoltre alla creazione di una radio web, gestita da alcuni soci del circolo, la possibilità di dar voce a chi di solito resta soggetto marginale degli interscambi sociali all’interno della comunità. (set)

di Serena Termini

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