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Maltrattamento a persone disabili, arrivano le prime condanne. Anmic: “Servano di monito per tutti”

L’organizzazione, che si è costituita parte civile al processo in corso per abusi nella Stella Maris (Pisa), parla di “segnale importante”. Condannato a due anni e 8 mesi di reclusione il direttore generale della struttura. Soddisfazione e dolore sono i sentimenti contrastanti di familiari e associazioni

15 maggio 2019

ROMA - Soddisfazione e insieme dolore: sono questi i sentimenti contrastanti che animano i genitori e - insieme a loro - i rappresentanti delle associazioni dei disabili come la Anmic,  presenti ieri al  processo in corso per maltrattamenti su ragazzi disabili, all’interno della struttura Stella Maris di Montalto di Fauglia in provincia di Pisa. Si è svolta infatti il 14 maggio l’ultima udienza preliminare del processo e, insieme al rinvio a giudizio degli altri 15 imputati, sono arrivate le prime condanne. Fin dall’inizio, insieme alle famiglie e alla loro associazione (Agosm)  si è costituita parte civile l’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili, che per legge ha la rappresentanza e tutela di tutte le persone con disabilità e che si mobilitata per difendere i diritti dei pazienti della struttura vittime di maltrattamenti. Il direttore generale della Stella Maris è stato condannato alla pena di due anni e 8 mesi di reclusione, per omessa vigilanza e assunzione di personale non adeguatamente formato. Condannato anche a pagare un risarcimento alle parti civili da determinarsi in sede civile. Il Gup ha comunque stabilito una provvisionale di tremila euro, immediatamente esecutiva per ciascuna delle parti offese. In aula, quando il giudice dell’udienza preliminare  ha terminato di leggere il dispositivo della sentenza, è scoppiato un applauso liberatorio da parte di numerosi genitori degli ospiti della struttura gestita dalla Fondazione Stella Maris. L'indagine scattò nel 2016, in seguito alla denuncia di una coppia di genitori di un paziente. Da qui la decisione degli inquirenti di installare le microspie nella residenza.
 
“E’ stata riconosciuta la ricostruzione dei fatti delle parti civili, secondo cui i maltrattamenti erano abituali, al punto che non potevano non essere noti ai vertici della struttura - commenta il presidente di Anmic Nazaro Pagano -. Purtroppo i maltrattamenti subiti sono incancellabili, così come il dolore delle famiglie, che avevano riposto la massima fiducia in chi doveva prestare cure e assistenza ai loro cari. Ci auguriamo che anche il giudizio di merito si svolga con lo stesso rigore e che le condanne siano di monito per tutti, perché questi atti discriminatori e violenti nei confronti delle persone più fragili non sono degni di un paese civile”.
 
“Una condanna non è mai una soddisfazione – è stato il commento dei genitori – ma almeno ci conforta nel percorso che abbiamo intrapreso –. I nostri figli spesso non possono raccontare quello che hanno subito, ma i lividi che abbiamo visto parlavano da soli”.

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