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Dignità, autodeterminazione, relazioni sociali: ecco i diritti degli anziani fragili

Sono 13 gli articoli contenuti nella Carta dei diritti realizzata da Auser, Ancescao, Ausl, Asp Bologna, Istituzione Minguzzi e Città metropolitana di Bologna. Bruna Zani (Minguzzi): “La fascia della quarta età sarà sempre più ampia: serve aprire il dibattito sul tema”

15 aprile 2019

BOLOGNA – Diritto a una vita dignitosa, all'autodeterminazione, ad avere relazioni sociali, all'abitare, alla sicurezza, alla vivibilità urbana. Sono alcuni dei diritti raccolti nella “Carta dei diritti degli anziani fragili” realizzata nel 2016 nell'ambito del progetto Anziani imprenditori di qualità della vita da un gruppo di lavoro formato da Auser, Ancescao, Ausl Bologna, Asp Città di Bologna, Città metropolitana e Istituzione Minguzzi. Se ne è discusso nella tavola rotonda “Diritti e responsabilità: una Carta per gli anziani fragili” che si è tenuta ieri nella sede dell'Avis a Bologna. “Lo scenario demografico che ci si prospetta nei prossimi venti anni è quello di un numero sempre crescente di persone over 75 – racconta Bruna Zani, presidente dell'Istituzione Minguzzi che ha moderato l'incontro – Se teniamo conto della bassa natalità e del fatto che anche il numero delle persone che lavorano è in diminuzione, in un futuro prossimo ci troveremo con un anziano ogni 2 lavoratori. Una situazione da tenere sotto controllo”.
 
La Carta si compone di 13 articoli che sono stati commentati da un centinaio di persone attraverso focus group e work cafè sul territorio. “Uno di questi prevede il diritto all'autodeterminazione ovvero a scegliere liberamente della propria vita, anche per ciò che riguarda le cure, a essere consultato e prendere parte a qualsiasi decisioni lo riguardi, a scegliere il luogo di vita che si adatti ai propri bisogni, ad avere il tempo per riflettere sulle decisioni”. Altri diritti sono quello all'abitare e alle relazioni sociali. “Tra le famiglie unipersonali un'elevata percentuale è rappresentata da anziani – continua Zani – e se, da un lato, è bene che la persona rimanga nella propria casa, nel proprio ambiente e quartiere, dall'altro ciò non deve diventare una trappola che la isola perché, ad esempio, nel condominio non c'è l'ascensore o perché le relazioni sociali vengono meno. Sull'abitare servono dunque interventi innovativi che mantengano l'autonomia della persona, senza isolarla”. Ne sono esempi, il cohousing o l'abitare solidale.
 
Altro tema affrontato nella tavola rotonda riguarda il caregiver, famigliare o assistente familiare. “Anche il caregiver può andare in crisi – spiega Zani – Da qui la necessità a sostenerlo, a fare in modo che la relazione tra assistente familiare e persona anziana non sia individuale ma si apra alla famiglia, ai vicini che, spesso, sono le antenne che intercettano i bisogni, alla comunità”. Dall'incontro di oggi è emerso l'impegno a diffondere la Carta nelle proprie sedi da parte delle realtà partecipanti. (lp)

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