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Case famiglia per anziani, a Bologna varato il Regolamento metropolitano

Promuovere la sicurezza e la qualità delle attività, garantire elevati livelli di tutela degli ospiti definire modalità di vigilanza e controllo, stabilire elementi che orientano il servizio a criteri di qualità. Sono gli obiettivi dello strumento approvato dalla Conferenza territoriale socio-sanitaria

1 aprile 2019

BOLOGNA – Promuovere la sicurezza e la qualità delle attività offerte nelle Case famiglia e strutture per anziani in condizione di autosufficienza o lieve non autosufficienza con un numero massimo di 6 ospiti. Garantire elevati livelli di tutela agli ospiti. Definire modalità di vigilanza e controllo, regolare e qualificare l'iniziativa privata specificando in modo chiaro e stringente i requisiti strutturali, organizzativi e di funzionamento. Stabilire elementi che orientano il servizio offerto a criteri di qualità favorendo una maggiore prossimità delle Case famiglia nei confronti della comunità, del vicinato e delle forme di solidarietà e di coesione sociale. Sono gli obiettivi del Regolamento metropolitano sulle Case famiglia approvato dall'ufficio di presidenza della Conferenza territoriale socio-sanitaria della Città metropolitana di Bologna. “Si tratta di uno strumento unico, coerente, condiviso e aperto al coinvolgimento della comunità tutta per una regolamentazione chiara e trasparente che si applica alle Case famiglia e ad altre strutture per anziani con un numero massimo di 6 posti non soggetti all'obbligo di preventiva autorizzazione al funzionamento, ma alla segnalazione certificata di inizio attività”, ha spiegato Giuliano Barigazzi, presidente della Conferenza territoriale socio-sanitaria della Città metropolitana.
 
Nel documento vengono indicate le caratteristiche strutturali e impiantistiche da rispettare per garantire sicurezza e condizioni igienico-sanitarie adeguate per gli ospiti e per i lavoratori e si definiscono i doveri del responsabile di struttura oltre che la professionalità e la quantità di personale necessario ad assolvere ai compiti di assistenza e di sostegno verso gli ospiti. “La Conferenza territoriale propone il regolamento come strumento che deve essere deliberato dai consigli comunali – ha detto Paolo Pandolfi dell'Ausl di Bologna – Oltre a garantire le condizioni igienico-sanitarie delle strutture, ne garantisce un controllo da parte del Comune e del Dipartimento di sanità pubblica oltre a quello della rete sociale da parte delle famiglie, delle associazioni, dei sindacati e dei comunitati consultivi paritetici”.
 
Importante peso viene dato alla Carta dei servizi che ciascun titolare di struttura deve redigere per prsentare in maniera chiara, trasparente e misurabile tutte le caratteristiche strutturali e di assistenza offerte agli utenti che, in questo modo, può fare scelte consapevoli sulla base della qualità dei servizi proposti definiti attraverso specifici elenchi che evidenziano elementi qualitativi riconosciuti come indispensabili e ulteriori elementi individuati come qualificanti il servizio. Particolare attenzione è stata data agli adempimenti in capo alle amministrazioni comunali, ai requisiti di moralità del soggetto gestore, alla modalità di segnalazione certificata di inizio attività da rivolgere anche ai Dipartimenti di sanità pubblica dell'Ausl e ai distretti sanitari. Di vigilanza e controllo si occupa l'articolo 9 del Regolamento che prevede anche sanzioni per chi non lo rispetta e l'istituzione di un Comitato di garanzia composto da rappresentanti dell'istituzione, dei familiari e delle associazioni rappresentative della comunità. “Con questo strumento si può creare un argine ai brutti episodi accaduti anche sul nostro territorio e stimolare i comportamenti virtuosi”, ha detto Sergio Palmieri, Cisl Bologna e area metropolitana. (lp)

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