SuperAbile






In Normativa e Diritti

Notizie


Reddito di cittadinanza e disabilità, “l'iniquità resta. Grande delusione”

Fish e Fand in audizione alla Camera, di fronte alle commissioni Lavoro e Affari sociali. Illustrate le proposte di emendamento: “La misura, così com'è, penalizza le famiglie con disabilità”. Pagano: “Non più di 170 mila persone con disabilità avranno accesso al beneficio”. Tra le richieste principali, quella di escludere le indennità da computo del reddito

6 marzo 2019

ROMA – Fish e Fand ci riprovano, ma con poche speranze: in audizione alla Camera, presenti le Commissioni Lavoro e Affari sociali, ieri Vincenzo Falabella (presidente della Fish) e Nazaro Pagano (presidente di Anmic, chiamato a rappresentare la Fand) hanno ribadito che il reddito di cittadinanza, così com'è pensato nel decreto legge, penalizza le persone con disabilità e le loro famiglie. E sono tornate a chiedere, le due federazioni, che almeno alcune richieste di emendamento siano accolte, dopo che il Senato le ha in gran parte respinte. “Ma dobbiamo aspettarci che il Reddito di cittadinanza non sarà lo strumento per migliorare le condizioni delle persone con disabilità: grandi aspettative, grande delusione”, ha detto Pagano, dopo che Fish e Fand hanno illustrato in sintesi le proprie proposte emendative.
 
Falabella, che per primo ha preso la parola, ha chiarito prima di tutto che “il decreto legge non prevede alcun aumento dei trattamenti assistenziali. Occorre emendare il testo – ha ribadito – verso una più corretta ponderazione della variabile disabilità, che sappiamo essere fattore determinante di povertà relativa e assoluta. Gli emendamenti che abbiamo depositato (qui l'articolo che li illustra nel dettaglio) vanno nella direzione di porre adeguata attenzione agli oltre 4,5 milioni di persone con disabilità che vivono nel nostro Paese”.
 
Emendamenti condivisi in gran parte dalla Fand: “Le finalità proprie del Reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza avrebbero dovuto indurre il governo a una particolare attenzione verso le persone con disabilità e le loro famiglie, dove diseguaglianza e povertà sono maggiormente presenti. Ma le esigenze di bilancio portano evidentemente a ridimensionare gli interventi di tutela sociale. E' necessario però che almeno alcuni aspetti del decreto legge siano emendati o integrati – ha ribadito Pagano –, primo fra tutti l'esclusione dal reddito familiare delle prestazioni assistenziali, visto che la loro computabilità incide direttamente sulla possibilità di ottenere il nuovo beneficio. In altre parole, le famiglie con un componente disabili subiscono un trattamento deteriore rispetto alle altre famiglie: tanto che, secondo le nostre stime, se il decreto resterà così com'è, non più di 170 mila persone con disabilità potranno accedere al reddito di cittadinanza”. Una “iniquità che rischia di esporci a contenziosi – ha osservato Debora Serracchiani, deputata Pd – e alla quale dovremmo quindi porre rimedio”.
 
La disabilità, però, non chiede solo risorse, ma anche opportunità e strumenti: per questo, una delle richieste avanzate dalle associazioni e “l'unica accolta dal Senato, forse perché a costo zero – ha detto Domenico Sabia, avvocato della Fand, intervenendo in audizione – è quella che riguarda la possibilità, per le persone con disabilità, di accedere al Patto del lavoro, da cui invece il decreto li esonerava”. Lo spiega nel dettaglio Carlo Giacobini, che su Handylex passa in rassegna il testo licenziato dal Senato, in relazione proprio alle richieste di emendamento in materia di disabilità. Per quanto riguarda il lavoro, “per ottenere il beneficio del reddito di cittadinanza viene richiesto l’impegno da parte dei componenti il nucleo familiare maggiorenni, di immediata disponibilità al lavoro, nonché all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale. Nel testo originario erano esclusi da questi obblighi e percorsi le persone con disabilità. Nelle modifiche approvate dal Senato è stata precisato che 'i componenti con disabilità possono manifestare la loro disponibilità al lavoro ed essere destinatari di offerte di lavoro alle condizioni, con le percentuali e con le tutele previste dalla legge 12 marzo 1999, n. 68'”.
 
Giacobini rileva anche altre richieste di modifica accolte dal Senato, come quella relativa agli incentivi alle aziende: “Le politiche attive e il sistemi di supporto alla ricerca di occupazione previsti dal decreto-legge contemplano incentivi per le aziende che assumano persone già titolari di Reddito di Cittadinanza. Su questa previsione – riferisce Giacobini - si è rilevato come doveroso l’inserimento di una specifica condizione da porre alle aziende per poter ottenere quelle agevolazioni: rispetto degli obblighi previsti dalla legge 68/1999 onde evitare che le nuove assunzioni ne dilazionino ulteriormente l’applicazione. Questa condizione – a costo zero per l’erario - è stata inserita da Senato come modificazione al decreto-legge”.
 
Nulla di fatto invece per gli emendamenti chiesti riguardo al limite del patrimonio mobiliare, che è fissato nel decreto a 6 mila euro, accresciuto di 2 mila per ogni componente successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10 mila, incrementato di ulteriori 1.000 euro per ogni figlio successivo al secondo. Nel caso sia presente nel nucleo una persona con disabilità – lo ricordiamo - i limiti sono elevati di ulteriori 5000 euro. La Fish, nella sua proposta, aveva chiesto di “elevare quella cifra e magari differenziarla, a seconda della gravità della disabilità, considerando che spesso il patrimonio può derivare da 'risparmi' finalizzati al 'dopo di noi' – rammenta Giacobini - Anche su questo aspetto erano stati avanzati al Senato emendamenti, tutti rigettati tant’è che il testo ora all’esame della Camere rimane uguale a quello governativo”.
 
Come si è detto, nessun aggiustamento, da parte del Senato, anche riguardo una delle questioni cruciali: il computo del reddito familiare. Non è stata accolta la richiesta di escludere dal conteggio le provvidenze assistenziali, sebbene “da più parti, oltre che dalla nostre colonne, si sia rilevato come questo vincolo escluda di fatto l’accesso al Reddito di Cittadinanza o ne condizioni negativamente l’importo ai nuclei in cui sia presente una persona con disabilità. Anche su questo aspetto - osserva Giacobini - il Senato non ha apportato alcun assestamento neanche minimo”.
 
Niente da fare anche per la richiesta di modifica della scala di equivalenza, che nel decreto non prevede coefficienti di maggiorazione ulteriore nel caso di presenza di persone con disabilità. “Nonostante siano stati presentati al Senato emendamenti per sanare questa criticità – osserva Giacobini - l’indicazione è rimasta immutata”.
 
Con la discussione alla Camera, il testo potrebbe ancora subire modifiche, per poi tornare al Senato, che probabilmente lo approverà. (cl)

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati