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Due anni con "Gli Invisibili": ecco come Milano si è attivata per i 95 disabili in carcere

Laboratori di agricoltura sociale, appartamenti protetti e tirocini lavorativi: come ha funzionato “Gli invisibili: la disabilità fra carcere e territorio” il progetto milanese del consorzio Sir, per l'inclusione socio-lavorativa dei disabili in carcere? Se ne è parlato alla Camera del Lavoro

1 marzo 2019

MILANO – Sono 95 le persone detenute a Milano con un'invalidità certificata. Ecco il primo dato de “Gli invisibili: la disabilità fra carcere e territorio”. Si tratta di un progetto di inclusione socio-sanitaria e lavorativa realizzato dal Consorzio Sir, con il coordinamento di Simona Silvestro e Claudia Turconi, per intervenire a favore di persone con disabilità sottoposte all’autorità giudiziaria. Nato due anni fa grazie a risorse del Programma Operativo Regionale e del Fondo Sociale Europeo, “Gli Invisibili” si proponeva una serie di obiettivi: realizzare tirocini lavorativi part time di tre mesi presso le cooperative sociali del Consorzio, soprattutto nel settore manutenzione del verde e pulizie; laboratori di agricoltura sociale e artigianato artistico dentro al centro clinico del carcere di Opera destinati ai detenuti disabili; percorsi di accoglienza temporanea in appartamenti protetti, con personale specializzato nell’assistenza a persone con disabilità; e infine il reinserimento nella rete dei Servizi territoriali, come i centri diurni, per la presa in carico totale partendo da una serie di incontri e colloqui individuali con la Disability Manager del progetto, Luisa Vanelli. C’era anche lei, a due anni dalla partenza di “Gli Invisibili”, per tracciare un bilancio: alla Camera del Lavoro di Milano ne hanno parlato 20 fra relatori e operatori provenienti dal mondo delle sei cooperative sociali che hanno aderito, dall'amministrazione pubblica, sanitaria e penitenziaria milanesi, oltre agli stessi detenuti beneficiari del progetto.
 
Le 95 segnalazioni arrivate in due anni di lavoro hanno riguardato sia disabilità fisiche (52 per cento), che psichiche (27 per cento) e miste (21 per cento). È un primo dato che colpisce: non esiste infatti un monitoraggio sistematico del fenomeno delle persone con disabilità in carcere e l'ultima rilevazione del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) nel 2016 individuava 628 casi, sparsi sull'intero territorio nazionale. Un mondo di persone, probabilmente sottostimato, scivolate nell’oblio dell’invisibilità – come recita il titolo del progetto – a causa di uno stato di salute fatto di incompatibilità con la carcerazione, mancanza di strutture in grado di accoglierli pienamente, carenza di operatori che li accompagnino nelle attività, fatica a usare i servizi igienici e a lavarsi come tutti gli altri.
 
Quando hanno i requisiti per accedere alle misure alternative al carcere non sempre possono uscire, perché all'esterno non ci sono strutture in grado di fornire loro la necessaria assistenza e perché le vulnerabilità e le fragilità psichiche o fisiche spesso gli  impediscono di accedere autonomamente alle opportunità sul territorio. A Milano le 95 segnalazioni sono arrivate da tutti e tre gli istituti penitenziari per adulti, oltre che dal territorio dell'area metropolitana dove ci sono detenuti che scontano la pena in misura alternativa: il 44 per cento dal carcere di Opera, il 17 per cento dalla Casa di reclusione di Bollate, 9 per cento dalla Casa circondariale di San Vittore, il 25 per cento dall'Ufficio di esecuzione penale esterna, con il restante 5 per cento segnalato invece dagli enti locali coinvolti – i comuni di Milano e Cesano Boscone. Di queste 95 persone, 57 sono state assistite con un percorso di presa in carico, 23 per una consulenza breve mentre le restanti 15 non sono state accolte per mancanza di requisiti. Tra gli esiti più positivi ci sono le storie di chi è stato assunto con contratti stabili, dopo il periodo di tirocinio osservativo e orientativo, grazie all'agenzia del lavoro del Consorzio Sir e ad altri enti del terzo settore. Altre persone, dopo il periodo di accoglienza presso gli appartamenti del progetto, sono stati accolti in modo regolare nei circuiti ordinari della disabilità, con le rette sostenute dai comuni di Milano e Brescia. Qualcuno è riuscito a raggiungere un livello di autonomia sufficiente per poter sostenere in proprio un alloggio con canone calmierato.

di Francesco Floris

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