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Abruzzo, “cosa farà per le persone con autismo?”: l'associazione interroga i candidati

La onlus Autismo Abruzzo pone una serie di questioni ai candidati alla presidenza della Regione, in vista delle elezioni del prossimo 10 febbraio. Tra i temi l'accesso alle terapie, il centro regionale, il dopo di noi e l'inclusione scolastica

30 gennaio 2019

ROMA - “Cosa farà, una volta eletto, per le persone con autismo?”. E' la domanda principale che l'associazione Autismo Abruzzo onlus pone ai candidati alla presidenza della Regione Abruzzo, in vista delle elezioni del prossimo 10 febbraio. Le domande, però, non finiscono qui, ma entrano nel dettaglio delle questioni che stanno più a cuore delle persone con autismo e delle loro famiglie. Riguardano l'accesso alle terapie, la burocrazia, il Centro di riferimento regionale per l'autismo (Crra) e l'inclusione scolastica. La Regione Abruzzo – ricorda l'associazione – pur avendo per prima recepito la normativa nazionale sull'autismo, di fatto la disattende, lasciando incompiuti alcuni dei principali impegni e obiettivi che la legge prevede, realizzati in modo disomogeneo sul territorio nazionale.
 
“La Legge nazionale 134/2015 e i nuovi Lea hanno segnato una rivoluzione normativa che impone a Regioni e Asl l'erogazione di specifici servizi riabilitativi per le persone con autismo” scrive l'associazione, eppure  solo un terzo dell'utenza, in Abruzzo, ha accesso a percorsi riabilitativi. “Le Commissioni – riferisce - continuano a stabilire revisioni annuali per l'autismo, una condizione con cui si nasce e che permane tutta la vita”. Ai candidati alla presidenza regionale, l'associazione chiede dunque di ottimizzare l'accesso a servisi e terapie.
 
Altra questione posta è quella relativa al Centro di Riferimento Regionale per l'Autismo (Crra), per il quale “occorrono risorse finanziarie dedicate e risorse umane stabili per continuare a garantire il servizio di grande qualità”. Al centro, nato nel 1997, ogni anno si rivolgono tra le 500 e le 600 famiglie. Il personale, tuttavia, è per lo più precario.
 
Per quanto riguarda il Dopo di noi, “è necessario un percorso di accompagnamento per gli adulti che devono imparare a vivere senza il supporto delle famiglie”, osserva l'associazione, evidenziando la necessità di strutture specializzate, oggi presenti in poche regioni (Campania, Lombardia, Toscana, Piemonte): questo implica pesanti fatiche per le famiglie e costi “esorbitanti” per le Asl abruzzesi.
 
Rispetto al tema dell'inclusione scolastica, l'associazione chiede che siano ripristinati fondi e servizi, dopo che la delibera regionale 409/17 ha ridotto le ore di assistenza scolastica e il servizio di trasporto scolastico. Fondamentale anche la formazione specifica per i docenti di sostegno, per la quale l'associazione chiede ai candidati di vagliare la possibilità di utilizzare il Fondo sociale europeo.

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