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Strage amianto Marina militare: il Tribunale di Roma condanna ed equipara vittime a quelle del dovere, terrorismo e criminalità

Bonanni (Osservatorio nazionale amianto): “Assurdo che un ostinato atteggiamento di chiusura costringa le vittime a far causa allo Stato per il riconoscimento dei loro diritti”

29 gennaio 2019

ROMA – Il Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, Giudice Dott. Ottavio Picozzi, ha emesso una sentenza di condanna a carico del Ministero della Difesa perché tutti i danni subiti dalla vedova e dall’orfana del Sig. S. A., deceduto a Roma all’età di 55 anni per mesotelioma pleurico sinistro in seguito ad esposizione professionale ad amianto avvenuta nel periodo di servizio nella Marina Militare, siano indennizzati anche con il riconoscimento di vittima del dovere con equiparazione alle vittime del terrorismo. Esprime soddisfazione l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale Amianto e legale delle parti civili che spiega: “E’ una sentenza storica di un giudizio nel quale è stato accertato, come per altre migliaia di militari, che la vittima aveva svolto compiti operativi con esposizione a polveri e fibre di amianto in assenza totale di cautele, tra cui l’aspirazione delle polveri, o la dotazione di maschere protettive”.
 
Questa condanna arriva, spiega Bonanni, “dopo l’inspiegabile assoluzione due giorni fa nel processo Marina bis "perché il fatto non sussiste", di otto ammiragli della Marina Militare imputati a Padova in netto contrasto, tra l’altro, con gli ultimi arresti giurisprudenziali della Suprema Corte di Cassazione che nel primo filone del processo contro i vertici della Marina Militare (che vede al suo centro i medesimi imputati), con la sentenza emessa dalla III sezione nel novembre 2018 ha annullato la sentenza assolutoria emessa dalla Corte d’Appello di Venezia” con rinvio per nuovo giudizio”. “C’è da chiedersi – conclude il Presidente ONA – perché, alla luce delle continue vittorie in sede civile, le vittime siano ancora costrette a far causa allo Stato perché vengano riconosciuti i loro diritti. Continuiamo ad assistere ad un ostinato atteggiamento di chiusura dei vertici della Marina Militare”.

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