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Campania, tagli ai servizi per disabilità. Le famiglie: “Non lasciate a casa i nostri figli”

Almeno 46 famiglie rischiano di perdere, o di vedere drasticamente ridotto, il servizio di assistenza e socializzazione finora offerto dal Centro Serapide di Pozzuoli, operativo dal 1976. Colpa dei nuovi tetti di spesa fissati dal decreto della Regione 41/2018. “Senza questo supporto, a volte resta solo il ricovero”

14 gennaio 2019

ROMA – Almeno 46 persone con disabilità a Pozzuoli rischiano di perdere o veder ridurre drasticamente i servizi che, fino a questo momento li hanno supportati: è quanto denuncia un gruppo di famiglie in una lettera aperta indirizzata alla regione Campania. “Sono il padre di Cristiano, giovane in situazione di grave disabilità, frequentante una Struttura accreditata che opera nel campo dell’assistenza riabilitativa dal 1976, il Centro Serapide – spiega uno dei firmatari della lettera, introducendola -. A fronte delle previste valutazioni e autorizzazioni da parte delle strutture competenti (ASL e Comune), mio figlio è stato finora inserito nel trattamento socio-sanitario (R.S.A. diurna) e ciò ha consentito a lui di avere una regolare assistenza e socializzazione (dalle 9 alle 15 dal lunedì al venerdì) e alla famiglia di organizzare e condurre, per quanto possibile, le attività quotidiane e lavorative”. Ora la situazione rischia di cambiare, a causa dei nuovi tetti di spesa fissati per il biennio 2018 – 2019 dal Decreto della Regione Campania n° 41 del 29/05/2018: “Mio figlio sarà dimesso dalla struttura oppure dovrà sopportare una significativa riduzione del numero di giorni di frequenza. Questa notevole discontinuità assistenziale è causa di notevolissimi disagi, sia per mio figlio sia per noi familiari, già impegnati nell’arduo e gravoso compito di caregiver. Evidenzio che sul territorio flegreo il numero di strutture accreditate è insufficiente (appena due nel Comune di Pozzuoli) e che in tale territorio e in quello limitrofo non vi sono strutture che possano accettare nuovi ingressi”.
 
Di qui la preoccupazione delle famiglie e la decisione di rivolgersi direttamente alla Regione: “Per effetto dei nuovi tetti di spesa fissati per il biennio 2018 – 2019 dal Decreto Regionale n° 41 del 29/05/2018, il Centro Serapide ha comunicato la necessità di ridurre i servizi socio-sanitari che eroga in regime R.S.A. diurna, nella sede di via Annecchino, a Pozzuoli. Tali servizi – spiegano i firmatari - sono dedicati a persone con disabilità che, in uscita dal percorso di riabilitazione, sono stati inseriti nel trattamento socio-sanitario, a fronte delle previste valutazioni e autorizzazioni da parte delle strutture competenti (ASL e Comune). Nonostante i notevoli fabbisogni d’assistenza che insistono sul territorio regionale, il numero relativamente esiguo di centri accreditati e, di conseguenza, le continue richieste di disponibilità da parte dei distretti sanitari e le lunghe liste d’attesa dei centri accreditati, il citato decreto produce due effetti negativi: riduce notevolmente o annulla la possibilità di nuovi ingressi nei centri; rende impossibile garantire i volumi di prestazioni in precedenza autorizzati ed erogati. In sintesi, molti Centri sono costretti a dimettere singoli utenti, o a ridurne il numero di presenze settimanali”.
 
Spiegano inoltre i genitori che “i trattamenti sopracitati rappresentano spesso un’alternativa al ricovero a tempo pieno dei soggetti con disabilità, che implicherebbe costi nettamente superiori in capo alla sanità”. Di conseguenza, l'eventuale dimissione dal centro o la riduzione della frequenza comporterebbe “importanti disagi sia per gli utenti che per le relative famiglie, sia per effetto della discontinuità terapeutica che per le difficoltà nello svolgere una regolare vita quotidiana”. I genitori chiedono quindi, in conclusione, che “i volumi di prestazioni socio-sanitarie erogate dai centri siano quanto meno pari a quelli autorizzati precedentemente all’emanazione del Decreto Regionale n° 41”. Più in generale, chiedono alle regione Campania anche di “rivedere i criteri di determinazione dei tetti di spesa per i servizi socio-sanitari, per evitare che tali criteri penalizzino fortemente i territori (come quello flegreo) nei quali il numero di strutture accreditate è esiguo, in rapporto alla popolazione ovvero ai fabbisogni di assistenza”.

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