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“Non + soli”, formati 500 amministratori di sostegno

A Reggio Emilia il progetto promosso da DarVoce guida chi vuole affiancare una persona con scarsa o nulla autonomia nella gestione della vita quotidiana. La coordinatrice: “Generato un risparmio sociale di oltre 4 milioni di euro”

9 gennaio 2019

REGGIO EMILIA – In 7 anni ha formato oltre 500 persone e servito circa 4 mila utenti. Ora il progetto “Non + soli” ha un nuovo sito Internet, sul quale, nel rispetto della privacy, si raccontano anche le storie delle persone seguite. “Con la nostra attività abbiamo generato un risparmio sociale di oltre 4 milioni di euro per la nostra comunità”, afferma Anna Ganapini, coordinatrice del progetto voluto dall'associazione DarVoce, che gestisce il Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Reggio Emilia. “L'idea è nata già nel 2000 – racconta - e l'abbiamo sviluppata con le associazioni che sul nostro territorio si occupano di disabilità psichica. Allora stavamo riflettendo sul tema del dopo di noi”. “Nel 2004 è uscita la normativa nuova, che introduceva una tutela giuridica più flessibile rispetto all'ordinamento esistente, molto adatta ai familiari di persone con disabilità e disagio psichico – prosegue Ganapini -. Le associazioni ci chiesero di lavorare su questo tema, per sostenerle nei percorsi giuridici necessari ad aprire questo istituto giuridico per i familiari che avevano in carico”.
 
All'inizio DarVoce ha realizzato corsi e seminari per le associazioni e i cittadini interessati alla figura dell'amministratore di sostegno. “Poi ci siamo accorti che il Tribunale non accoglieva le richieste dirette dei cittadini per diventarlo e, in accordo con la stessa istituzione, ci siamo attrezzati per creare degli sportelli che assistessero chi non poteva permettersi un legale”. Oggi gli sportelli sono 7, diffusi in tutta la provincia, e sono stati utili a migliaia persone che avevano bisogno di informazioni sull'amministratore di sostegno e assistenza nelle pratiche di apertura dell'istituto, e poi di consulenza e affiancamento nelle attività che questi si trova svolgere. Possono essere le più varie attività quotidiane e di gestione della casa, dalla scelta e gestione dei collaboratori familiari, come colf, badanti e infermieri, alle relazioni con i servizi assistenziali e socio sanitari, al ritiro della pensione, al pagamento delle bollette; o passi più delicati, come il consenso o il diniego a trattamenti sanitari, la gestione dei risparmi, la stipula di contratti, l'accettazione di una eredità.
 
“Col tempo ci siamo accorti che non sempre i familiari potevano svolgere il ruolo di amministratore di sostegno per la persona con disabilità, così abbiamo iniziato a reclutare e formare volontari da inserire nei casi in cui ce n'era bisogno, di solito segnalati dai servizi sociali”. Le attività principali del progetto, svolte in convenzione con il Tribunale di Reggio Emilia, il Comune e le Unioni di Comuni della provincia, la Procura, l'associazione notarile, l'azienda sanitaria, sono la promozione dell'istituto dell'amministratore di sostegno, la ricerca e la formazione dei volontari sia per gli sportelli che per svolgere il ruolo di amministratori, l'assistenza ai cittadini attraverso gli sportelli, l'inserimento dei volontari nei casi in cui la persona con scarsa o nulla autonomia sia sola o i suoi familiari non possano diventare amministratori di sostegno. Sono tutte gratuite e garantite dai volontari di DarVoce.
 
“Siamo stati invitati a presentare il nostro progetto in Parlamento, 4 anni fa, con l'obiettivo che potesse essere replicato in altri territori, come infatti è avvenuto, per esempio a Rimini. Ora stiamo promuovendo un'attività di auto mutuo aiuto fra gli amministratori volontari, mentre il nuovo sito continua a essere uno strumento utile di informazione per i cittadini”, conclude la responsabile di “Non + soli”.
 
Un familiare può diventare amministratore di sostegno di una persona anziana o con disabilità o malata grave o con problemi di dipendenze o in condizioni di non autosufficienza anche temporanea. Oppure può diventarlo una persona indicata dal beneficiario o dai suoi familiari, una figura scelta dal giudice tutelare, un'associazione, una fondazione o un ente pubblico, con l'eccezione dei servizi sociali che hanno in cura o in carico il beneficiario.

di Benedetta Aledda

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