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Anziani, le Case di cura aprono alle telecamere: la politica faccia il salto

Telecamere nelle case di cura per anziani contro i maltrattamenti. "Noi siamo disponibili, la politica dia un colpo di reni". A lanciare il sasso è Alberto De Santis, presidente nazionale Anaste, l'associazione di categoria che riunisce le strutture della terza età

29 novembre 2018

ROMA - Telecamere nelle case di cura per anziani contro i maltrattamenti. "Noi siamo disponibili, la politica dia un colpo di reni". A lanciare il sasso è Alberto De Santis, presidente nazionale Anaste, l'associazione di categoria che riunisce le strutture della terza età, questa mattina nel corso di un convegno a Bologna proprio sul tema degli abusi. "Mi rivolgo alla politica- dice dal palco De Santis- perché non diamo un colpo di reni? Noi siamo disponibili a installare le telecamere, non abbiamo nulla da nascondere. Sulla stampa spesso si sente parlare di lager o di aguzzini... noi siamo a disposizione per maggiori controlli". Subito arriva il plauso di Enrico Postacchini, presidente a Bologna di Confcommercio-Ascom, al quale l'Anaste aderisce. "La vostra operazione trasparenza è fondamentale", afferma.
 
In generale, si stima che almeno un anziano su sei abbia subito abusi nel corso della vita. E i maltrattamenti non sono solo fisici o psicologici, spiegano gli esperti dell'Anaste, ma a volte anche organizzativi. Sono considerati eventi sentinella di maltrattamenti anche l'ordine e il decoro degli ambienti, non solo lo stato di igiene personale degli ospiti, il linguaggio usato dagli operatori e segni fisici (come arrossamenti, contusioni, piaghe da decubito) o psicologici (ansia, depressione, senso di inadeguatezza). Secondo l'osservatorio anti-violenza istituito dall'Anaste, nelle case di cura sono più spesso vittime di maltrattamenti le donne, i cosiddetti grandi anziani o chi soffre di varie forme di demenza. La causa è quasi sempre legata alla frustrazione degli operatori, il più delle volte alle prese con una sindrome da 'burnout'.
 
"Anche la solitudine è una tortura, che diventa un peso insostenibile", avverte però l'arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, presente anche lui al convegno, facendo riferimento all'omicidio-suicidio avvenuto ieri in città (un novantenne ha ucciso la moglie malata di Alzheimer e poi si è tolto la vita). "La solitudine è un altro modo di mettere la mani sui vecchi- continua Zuppi- ma dove c’è tortura, ci sono anche degli aguzzini. Anche non fare niente in queste situazioni è portare avanti la tortura". E ammonisce: "Se non difendiamo gli anziani, che sono le nostre radici e le persone più fragili, è preoccupante per tutti. Serve un'alleanza". In Emilia-Romagna all'Anaste aderiscono 37 strutture per anziani, con un totale di 2.568 posti letto e oltre mille operatori.
 
"Dopo 10 anni l'accreditamento va innovato- lancia l'appello il presidente regionale dell'associazione, Gianluigi Pirazzoli- perché lo strumento sia ancora adeguato alla cura degli anziani". Dal canto suo, l'assessore al Welfare del Comune di Bologna, Giuliano Barigazzi, mette in guardia dalle sfide del futuro. "Oggi abbiamo 20.000 anziani over85 a Bologna- sottolinea- sono 40.000 a livello metropolitano e negli ultimi anni sono cresciuti del 30%. Nei prossimi anni continueranno ad aumentare con lo stesso ritmo, saremo di fronte a una seconda stagione della non autosufficienza". Per questo, esorta Barigazzi, "dobbiamo innovare il sistema, non solo raccontarci che siamo bravi, e mettere insieme più soggetti che fanno cose diverse. Le reti sociali sono il miglior antidoto alla paura che si sta diffondendo oggi".

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